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Lorenzo Zamponi

Lorenzo Zamponi

Lorenzo Zamponi, veneto trapiantato a Firenze, è dottorando in scienze sociali e politiche all'Istituto Universitario Europeo, è tra quelli che si sono inventati Il Corsaro, ogni tanto scrive qualcosa su Twitter.

Forma partito e riforma della politica alla fine della Seconda Repubblica

Questo articolo è tratto dal 3° numero dei Quaderni Corsari. SCARICA LA TUA COPIA

Di crisi dei partiti si parla da almeno trent’anni. Il mondo è cambiato, la politica è cambiata, esistono tanti modi per partecipare alle decisioni collettive senza avere una tessera in tasca, e questa è stata ed è anche l’esperienza individuale di chi scrive. Allora perché la crisi dei partiti è un problema, per la sinistra, per i movimenti, per chi in generale è interessato al cambiamento?

Non è questa la sede per un’approfondita rassegna della questione del partito da Lenin all’operaismo italiano passando attraverso Michels e la socialdemocrazia tedesca. Ma una cosa va detta: dal 1944 in poi, i partiti, nel sistema politico italiano, sono stati il principale strumento necessario a far partecipare masse di cittadini a un gioco, quello del parlamentarismo liberale, che era stato costruito per tenerli fuori. Attraverso i partiti, la partecipazione di massa organizzata dalla politica forzava le regole del gioco senza farle saltare, salvaguardando il compromesso tra le forze antifasciste e le compatibilità della guerra fredda, ma allo stesso tempo fornendo ai cittadini degli strumenti reali attraverso cui determinare un cambiamento sulle politiche del governo, così come sull’economia o sull’amministrazione locale. Insomma, come recita l’art. 49 della Costituzione, «tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale».

Come funzionerebbero le leggi elettorali proposte da Matteo Renzi

Il nuovo segretario del Pd ha imposto una decisa accelerazione, almeno apparentemente, al dibattito sulla legge elettorale. Matteo Renzi parla da mesi di "sindaco d'Italia" e di difesa strenua del bipolarismo. E ora, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimi due aspetti del Porcellum, mette sul tavolo tre diverse proposte. Nella sua "eNews" di oggi ha scritto: "doppio turno come i sindaci, modello spagnolo con premio di maggioranza e circoscrizioni piccole, rivisitazione della legge Mattarella con premio di maggioranza al posto del recupero proporzionale". Tre proposte "molto diverse l'una dall'altra" ma "tutte e tre garantiscono governabilità, alternanza, chiarezza". Insomma, tutte e tre sono fortemente bipolariste e maggioritarie, con inclinazioni diverse nei confronti del presidenzialismo. Vediamo come funzionerebbero.

Rossi, presidente Toscana: "Una tassa sull'alta velocità per migliorare i treni regionali"

È uno sfogo su Facebook, ma mette in discussione in maniera radicale le politiche pubbliche sui trasporti promosse dal governo. Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi (Pd), attacca violentemente il governo Letta per gli eccessivi favori concessi a Trenitalia ed NTV, e propone di tassare in maniera progressiva l'alta velocità per finanziare il miglioramento del servizio di trasporto per i regionali.

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Firenze: il cimitero dei feti e i silenzi di Renzi

Il Consiglio Comunale di Firenze ha approvato due giorni fa un regolamento di polizia mortuaria che prevede un'apposita sede per la sepoltura dei prodotti abortivi. La proposta arriva dalla Giunta guidata da Matteo Renzi, ed è passata con il voto favorevole di Pd e Pdl e con l'opposizione di Sel (che non fa parte dell'amministrazione Renzi) e della civica di sinistra Per Un'Altra Città.

Vajont, 50 anni dalla strage. Non fu fallimento della tecnica, ma tradimento del profitto

50 anni fa finiva il miracolo economico.

A svegliare l'Italia dalla grande ubriacatura di progresso iniziata 5 anni prima, fu, alle 22.39 del 9 ottobre 1963, un boato assordante. Il rumore di una parete intera di montagna, il versante settentrionale del Monte Toc, 260 milioni di metri cubi di roccia, che si stacca e corre a 108 chilometri orari verso il lago artificiale creato dalla diga che ferma il torrente Vajont a pochi metri dalla sua immissione nel Piave. L'onda generata dal tremendo impatto si divide, una parte travolge alcune borgate dei paesini di Erto e Casso, nella stessa valle del Vajont, mentre l'altra, uno tsunami da 30 milioni di metri cubi d'acqua, scavalca la diga, scalfendone appena lo spigolo superiore, e si abbatte su Longarone, nella valle del Piave, radendo al suolo, di fatto, l'intero paese.

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