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Lorenzo Zamponi

Lorenzo Zamponi

Lorenzo Zamponi, veneto trapiantato a Firenze, è dottorando in scienze sociali e politiche all'Istituto Universitario Europeo, è tra quelli che si sono inventati Il Corsaro, ogni tanto scrive qualcosa su Twitter.

Analisi dei dati: chi ha votato per la Brexit e cosa significa per il futuro

Dopo la vittoria del Leave al referendum per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il dibattito politico, in Italia e altrove, si è concentrato sull’interpretazione da dare al voto: una coraggiosa rivolta proletaria contro l’austerità imposta da Bruxelles, o un tragico atto di nazionalismo reazionario da parte della parte più retrograda dell’elettorato britannico?
In questo senso, ci vengono in aiuto i dati del sondaggio pubblicato venerdì da Lord Ashcroft (un ex dirigente del partito conservatore che da anni gestisce in proprio un’azienda di rilevazioni demoscopiche) ed effettuato nei giorni precedenti con la partecipazione di oltre 12 mila cittadini del Regno Unito. I dati sono disponibili gratuitamente qui in formato pdf. Per questioni di spazio, ci limiteremo ad illustrarne gli aspetti più rilevanti per rispondere a due domande: chi ha votato per la Brexit? E cosa significa tutto ciò per le strategie future della sinistra britannica e di quella europea?

La riforma costituzionale, JP Morgan e l'aggiustamento strutturale ai dogmi del neoliberismo

Nel dibattito di queste settimane si continua a trattare la riforma costituzionale come un fatto tecnico, astratto, di meccanismo legislativo. Da una parte la si difende in nome del taglio dei costi e delle poltrone, dall’altra la si critica in nome della difesa del parlamentarismo e dell’intoccabilità della Costituzione. Argomenti, soprattutto quelli contrari alla riforma Renzi-Boschi, assolutamente fondati e rispettabili, ma che rischiano, a mio parere, di mancare il punto centrale di questa riforma.

A cosa serve questa riforma? Chi l’ha voluta, e perché? Perché nel contesto della più grande crisi economica dal dopoguerra ci si mette a modificare la composizione delle camere e i rapporti tra governo e parlamento?

15 maggio, Global Debout: si torna in piazza, anche in Italia

Le mobilitazioni che in Francia da oltre un mese coinvolgono migliaia di persone nell’opposizione alla riforma del lavoro, e nell’occupazione ad oltranza delle piazze, sono una boccata d’ossigeno nel panorama europeo dei movimenti. Finalmente anche a Parigi è in campo un movimento di critica radicale alla dittatura finanziaria, in grado di superare i confini tradizionali e di coinvolgere una parte importante, e tendenzialmente maggioritaria, della popolazione.

L’assemblea di Parigi ha invitato i movimenti di tutto il mondo a riunirsi in Place de la Republique il prossimo fine settimana, e ha proclamato per il prossimo 15 maggio, quinto anniversario della grande mobilitazione degli indignados in Spagna, una giornata di mobilitazione globale.

Economia vs. identità: la battaglia di Sanders per l’anima della sinistra

Come avevamo scritto alla vigilia delle primarie democratiche in Iowa e New Hampshire, i sondaggi nazionali in una corsa a tappe per stati non avevano alcun senso, e un buon risultato di Bernie Sanders nei primi due stati li avrebbe radicalmente modificati, trasformando il senatore del Vermont in un candidato credibile, seguito dai media di tutto il paese e in grado di giocarsela ovunque. Così è stato, e il voto in Nevada lo dimostra, con Hillary Clinton che prevale con uno scarto del 4% in uno stato in cui due mesi fa era avanti di oltre 20 punti percentuali.

Feel the Bern: la sfida di Bernie Sanders e il populismo americano

Di Bernie Sanders, come eccentrico candidato “socialista” alle primarie del Partito Democratico negli Stati Uniti, si parla da un po’. Ma i sondaggi di queste ore, che vedono il senatore del Vermont testa a testa con Hillary Clinton sia in Iowa sia in New Hampshire (i primi due stati ad esprimersi sui candidati presidenziali dei due partiti), stanno trasformando profondamente la percezione pubblica della campagna di Sanders, da fenomeno di colore a serio concorrente dell’ex first lady e segretaria di stato, anche per la stampa mainstream.

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