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Lorenzo Zamponi

Lorenzo Zamponi

Lorenzo Zamponi, veneto trapiantato a Firenze, è dottorando in scienze sociali e politiche all'Istituto Universitario Europeo, è tra quelli che si sono inventati Il Corsaro, ogni tanto scrive qualcosa su Twitter.

Non ve lo meritate, Giorgio Bocca

È morto il giorno di Natale, Giorgio Bocca, e probabilmente potendo l'avrebbe fatto apposta, ci si sarebbe divertito, a guastare con un rigurgito amaro il pacioso rituale familiare dell'italica abbuffata.
La verità è lui li odiava, gli italiani, e non ha mai fatto niente per nasconderlo. E, sapete cosa? Aveva ragione.

Come dargli torto, a leggere le polemiche e gli insulti di questi giorni che ne fanno un “omofobo razzista”? Come dargli torto, se gli italiani sono in grado di scrivere che Bocca militò nei “Fasci di combattimento” (falso), che fu tra gli “estensori del manifesto degli scienziati razzisti” (falso), che si rifece “una verginità militando (per quanto tempo? per tre mesi?) nella Resistenza piemontese” (falso).

Il Post e l'articolo 18: ne parliamo davvero seriamente?

Poche ore dopo il nostro articolo che auspicava un vero dibattito, finalmente libero dalle incrostazioni retoriche e ideologiche del berlusconismo, sui temi della precarietà e dell'articolo 18, Il Post diretto da Luca Sofri ha pubblicato un pezzo con un titolo molto simile: “L'articolo 18, parlandone seriamente”.

Peccato però che l'autore Francesco Costa, preso dal fervore della (legittima, eh) battaglia contro il sindacato e quei pericolosi bolscevichi che guidano il Partito Democratico, dell'articolo 18 parli tutt'altro che seriamente. Ma dato che a noi discutere seriamente interessa, proviamo a interloquire, e lo facciamo analizzando bene il ragionamento di Costa, al netto del tono dell'articolo, delle fantasie numeriche (quel “95% delle aziende italiane” che non vuol dire nulla) e degli strafalcioni storici (Sergio Cofferati non era più segretario della Cgil da 9 mesi, quando si tenne il referendum bertinottiano sull'estensione dell'articolo 18 alle aziende con meno di 15 dipendenti, e la Cgil guidata da Guglielmo Epifani, pur senza entusiasmo, si schierò per il sì).

Garibaldi e Occupy Piratini: salpiamo

copertina di Time, person of the year, the protester  2011, mondo
Non c'è settimana migliore, per far salpare Il Corsaro, di quella in cui Time ha deciso di dedicare la sua copertina di fine dicembre, come personaggio dell'anno, a «the protester». Come potremmo tradurlo, in italiano? I dizionari indicano «manifestante, uno che obietta, contestatore, dissidente, dimostrante, avversario».
L'illustrazione in copertina è tratta da un foto scattata a Sarah Mason, una ragazza di Highland Park, sobborgo di Los Angeles, che ha partecipato alle mobilitazioni di Occupy LA, e il 17 novembre stava manifestando di fronte alla Bank of America.
Nella copertina si legge:
«Dalla Primavera Araba ad Atene, da Occupy Wall Street a Mosca», e la dichiarazione ufficiale del direttore di Time Rick Stengel recita:

«Ovunque, quest'anno, le persone si sono lamentate del fallimento delle leadership tradizionali e dell'incapacità delle istituzioni. I politici non sanno guardare oltre le prossime elezioni, e rifiutano di compiere scelte difficili. Questa è una delle ragioni per cui non abbiamo selezionato un individuo quest'anno. Ma la leadership è arrivata dal basso della piramide, non dall'alto. Per aver catturato ed evidenziato un sentimento globale di impaziente speranza, per aver rovesciato governi e senso comune, per aver combinato la più antica delle tecniche con la più nuova delle tecnologie per aver riportato alla luce la dignità umana e, infine, per aver condotto il pianeta su un più democratico anche se qualche volta più pericoloso cammino per il XXI secolo, il manifestante è la persona dell'anno di TIME 2011»

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