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Lorenzo Zamponi

Lorenzo Zamponi

Lorenzo Zamponi, veneto trapiantato a Firenze, è dottorando in scienze sociali e politiche all'Istituto Universitario Europeo, è tra quelli che si sono inventati Il Corsaro, ogni tanto scrive qualcosa su Twitter.

La sinistra, il sacro cantiere e l'alternativa a Marchionne

Caro Matteo Orfini,
da militante del movimento studentesco e sostenitore di ciò che resta della sinistra di questo paese, ho imparato ad apprezzare l'impegno con cui tu e altri, all'interno del Partito democratico, di fronte all'esplosione della crisi globale, state portando avanti una decisa autocritica della deriva neoliberista e antisociale che gran parte della sinistra socialdemocratica europea ha subito in questi anni. In particolare sui temi del lavoro e dell'economia, tu e altri state assumendo posizioni in netta controtendenza con molte scelte compiute dal centrosinistra in Italia e in Europa, dimostrando di saper mettere in discussione il vostro percorso politico di fronte a ciò che succede nel mondo, come il vostro sostegno alle battaglie della Fiom dimostra, e di questo vi va reso merito.

È per questo che mi ha stupito leggere la tua lettera aperta a Maurizio Landini, pubblicata oggi sul Manifesto, in cui accusi la Fiom di aver trasformato lo sciopero dei metalmeccanici in un "indistinto e confuso coagulo di rivendicazioni politiche", dopo l'annuncio che un esponente del movimento No Tav parlerà dal palco di piazza San Giovanni domani.

L'autodenuncia dei giovani dell'1%

I 19 giovani la cui lettera è stata pubblicata oggi in prima pagina sul Corriere hanno ragione: in Italia c’è una situazione di privilegio assolutamente ingiusta e non più sostenibile. I 19 sono anche particolarmente acuti nell’individuarla: “i nostri padri oggi vivono nella bambagia”.

Esatto: i loro padri vivono nella bambagia. Ed è molto coraggioso, da parte di questi nostri coetanei, avere l’onestà e la sincerità di denunciare i privilegi delle proprie condizioni sociali e familiari. Un coraggio che fa loro onore, soprattutto di fronte alla loro modestia: 19 singoli studenti, mettendo da parte i forti legami personali e familiari di alcuni di loro con il Pdl, si propongono umilmente come rappresentanti di un'intera generazione, con l'understatement tipico della prima pagina del Corriere della sera, noto strumento dell'autorganizzazione dal basso degli emarginati italiani.

La lieta novella rimbalza di tornante in tornante

Dicono che tutti gli americani sanno dov’erano e cosa stavano facendo quando ammazzarono Kennedy o l’11 settembre del 2001. Dicono che agli italiani della generazione dei miei genitori succeda lo stesso con il rapimento e con la morte di Moro.

Non so che notizia resterà indelebile nella memoria di chi è nato negli anni ’80. So però che mi ricordo esattamente dov’ero la sera del 14 febbraio del 2004, otto anni fa. Ero sulla curva dopo il ponte di legno di Bella Venezia, frazione di Castelfranco Veneto. Era sabato sera, ero in giro coi miei amici e guidavo verso nord. Mi arrivò un sms da mia madre, tutto in maiuscolo (perché lei era nata ben prima degli anni ’80): “E’ MORTO PANTANI”.

Caro prof. Monti, mi dà la libertà di rompere la monotonia del posto fisso?

L'abbiamo già detto più di una volta, purtroppo. Dal governo Monti non ci aspettavamo un drastico cambiamento nei contenuti, rispetto all'esecutivo precedente, ma di sicuro ci attendevamo una rottura nello stile: basta battute demagogiche, largo a un dibattito alto e serio, nel merito delle questioni.

E invece, ancora una volta, i professori ci deludono, e ricadono negli stessi luoghi comuni populisti dei loro predecessori. Il presidente del consiglio Monti, stasera, su Canale 5, di fronte a una domanda sulla precarietà, ha ripetuto la stessa banalità che tante volte abbiamo sentito uscire dalle labbra di Berlusconi, Sacconi e Maroni: “I giovani devono abituarsi all'idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia” ha detto Monti, prima di riproporre la cancellazione dell'articolo 18 e quindi la libertà di licenziamento.

Signor presidente del consiglio, lei ha ragione: il posto fisso è monotono. Io non voglio il posto fisso. Voglio poter cambiare, voglio fare cose diverse, nella mia vita. Ma è degno di un accademico e di un rappresentante delle istituzioni far credere che sia l'articolo 18 a impedirmelo, e che la precarietà non sia altro che l'opportunità di cambiare lavoro in maniera creativa e stimolante? 

Giovani e articolo 18, le comode bugie di Alesina e Giavazzi

Uno spettro si aggira per palazzo Chigi, e gli ineffabili Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sembrano esserne davvero terrorizzati: la riforma del mercato del lavoro proposta dal governo Monti, che a partire da domani sarà discussa con le parti sociali, potrebbe non prevedere l'abolizione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori.

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