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Mediterraneo: a un anno dall'ecatombe, ancora centinaia di vittime

Era il 18 aprile di un anno fa, quando una imbarcazione eritrea usata per il trasporto di migranti affondò nel Canale di Sicilia. Si trattò della più imponente strage di migranti nel Mediterraneo, con il computo delle vittime accertate limitato ad "appena" 169, tanti quanti sono i corpi effettivamente recuperati finora dal relitto, ma stando ai racconti dei 28 sopravvissuti tra le 700 e le 900 persone erano presenti sull'imbarcazione. A un anno esatto da quella tragedia, il Mediterraneo deve fare i conti con una nuova strage di innocenti.

A Idomeni, tra i dimenticati sulla soglia d'Europa

Appena arrivi a Idomeni la prima cosa che ti colpisce è l’odore di plastica bruciata. La legna scarseggia e per scaldarsi la gente brucia vestiti e oggetti di plastica. Non è chiaro dove inizia e finisce la tendopoli, lungo la strada ci sono diversi agglomerati di tende anche al di fuori del paese, ma è facile intuirne il centro: è dove la linea ferroviaria incontra il confine.

La Francia in piazza: tutti insieme per il grève générale

Le manifestazioni che si sono svolte in Francia segnano l'ingresso nella quarta settimana di mobilitazione contro la Loi Travail, legge sul mondo del lavoro che ricalca i principali capisaldi neoliberisti che ci siamo ritrovati anche in Italia con il Jobs Act.

La Maserati e Modena una lunga storia che rischia di finire.

La primavera dei lavoratori della Maserati inizia alle 7:30, in una mattinata grigia e mite, davanti ai cancelli della fabbrica dove la Fiom ha organizzato un presidio e indetto due ore di sciopero in risposta ai rischi di riduzione della produzione di auto con il marchio Maserati nello stabilimento modenese, paventati da Sergio Marchionne. Un allarme che vede una prima conferma con l’apertura della procedura di Cassa integrazione per 305 lavoratori, dal 21 marzo al 3 aprile.

Fonderie Pisano, la guerra fra poveri nel cuore di Salerno

“Tu tien a battagl’ ncap’? Nuj teniamo la guerra” urla l’operaio a Martina, giovane ambientalista salernitana in presidio permanente in una piccola tenda appena fuori i cancelli della fabbrica. Succede anche questo mercoledì 16 marzo a Salerno in un mezzogiorno di fuoco ai piedi delle ciminiere sbuffanti delle Fonderie Pisano, quando decine di operai aggrediscono gli attivisti per il diritto alla salute. Subiscono i colpi anche i giornalisti di Fanpage.it, Antonio Musella e Giuseppe Pace. L’intero presidio è andato distrutto. “Ci hanno riempito di calci e pugni, mentre scappavamo ci hanno lanciato le bottiglie addosso” racconta Mauro Melone, collaboratore della testata Zerottonove, che aveva accompagnato sul posto i due cronisti. “Mi hanno dato un calcio nei testicoli” - racconta Matteo Zagaria, attivista di Rete della Conoscenza - “ho fatto i dovuti controlli all’ospedale, fortunatamente nulla di grave.” Anche Martina Marraffa è stata ricoverata presso il Ruggi d’Aragona, come gli stessi cronisti che annunciano: “siamo malconci ma stiamo bene”.

Gestazione per Altri: per un dibattito a sinistra fuori dalle trincee. Vogliamo il pane ma anche le rose

In quest’ultima settimana i giornali e le trasmissioni televisive si sono riempite di un dibattito al limite dell’inverosimile intorno alla cosiddetta GPA (gestazione per altri), chiamata anche maternità surrogata o utero in affitto, un sequel ancora peggiore del dibattito sulla stepchild adoption e le unioni civili.
Sullo squallore e la volgarità del dibattito a destra, soprattutto dopo l’annuncio della nascita del figlio di Nichi Vendola proprio grazie ad una GPA in California (dove tale pratica è legale e regolamentata), non ci sembra opportuno spendere ulteriori parole.

Ci ha colpito di più, invece, il dibattito in mondi che sentiamo più vicini: quello della sinistra e quello di alcune associazioni di donne. Nel primo caso abbiamo assistito ad un dibattito che avremmo voluto più ponderato, meno opinionista e meno maschile, il cui obiettivo per una volta non fosse quello di affibbiare etichette e costruire posizionamenti. Nel secondo abbiamo assistito stupite ad una guerra di trincea, senza possibilità di costruire spazi, metodi e forme di riflessione che non fossero dei botta e risposta polarizzati. In particolare, abbiamo l’impressione di trovarci di fronte a forme di anticapitalismo e pseudofemminismo di stampo conservatore: dietro tanti proclami in difesa delle povere donne sfruttate, c’è spesso in gioco una morale che pretende di sovradeterminare i corpi delle donne e degli uomini.

Per questo motivo, senza l’intenzione di “elargire verità”, abbiamo deciso di scrivere qualche appunto per stimolare la discussione e il dibattito a sinistra, in forma meno dogmatica e più “laica” possibile.

Economia vs. identità: la battaglia di Sanders per l’anima della sinistra

Come avevamo scritto alla vigilia delle primarie democratiche in Iowa e New Hampshire, i sondaggi nazionali in una corsa a tappe per stati non avevano alcun senso, e un buon risultato di Bernie Sanders nei primi due stati li avrebbe radicalmente modificati, trasformando il senatore del Vermont in un candidato credibile, seguito dai media di tutto il paese e in grado di giocarsela ovunque. Così è stato, e il voto in Nevada lo dimostra, con Hillary Clinton che prevale con uno scarto del 4% in uno stato in cui due mesi fa era avanti di oltre 20 punti percentuali.

Feel the Bern: la sfida di Bernie Sanders e il populismo americano

Di Bernie Sanders, come eccentrico candidato “socialista” alle primarie del Partito Democratico negli Stati Uniti, si parla da un po’. Ma i sondaggi di queste ore, che vedono il senatore del Vermont testa a testa con Hillary Clinton sia in Iowa sia in New Hampshire (i primi due stati ad esprimersi sui candidati presidenziali dei due partiti), stanno trasformando profondamente la percezione pubblica della campagna di Sanders, da fenomeno di colore a serio concorrente dell’ex first lady e segretaria di stato, anche per la stampa mainstream.

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