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Reddito, salario e riduzione dell'orario di lavoro: discutiamone davvero

Il dibattito pubblico sul lavoro e sulla riforma del sistema di welfare sta assumendo nel nostro paese un rinnovato interesse. La crisi economica, con il conseguente aumento delle disuguaglianze e dei livelli di povertà,  ha spostato l’attenzione sull’urgenza di un intervento pubblico in grado di dare risposte efficaci a problemi divenuti strutturali. La presenza di un basso tasso di occupazione e l’aumento del livello di disoccupazione strutturale ha riproposto una divisione classica tra chi ritiene preferibile introdurre una misura universale di sostegno al reddito e tra chi considera opportuno individuare strumenti di assorbimento della disoccupazione, rispolverando le misure anti-cicliche di stampo keynesiano.

Como: centinaia di migranti accampati aspettano di passare il confine

Da più di un mese a Como è nato un nuovo campeggio nei pressi della stazione di S. Giovanni, i villeggianti però non sono lì per godere dei romantici scorci del lago. Centinaia di migranti, provenienti principalmente dall’Eritrea, dall’Etiopia, dalla Somalia e dal Sudan, sono bloccati lì nel tentativo di procedere verso la Svizzera, nella maggior parte dei casi per raggiungere la Germania. Sono quasi tutte persone che fuggono da persecuzioni e negazione dei diritti civili, e che tentano di raggiungere parenti ed amici già arrivati in Europa.

Il meridionalismo e la battaglia politica per il sud tra narrazioni vere e false

Antonio Bonatesta è ricercatore non-strutturato di Storia Contemporanea presso l’Università del Salento. Si occupa di divari regionali nell’ambito del processo di integrazione europea. Dal 2013 è segretario nazionale dell’ADI – Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani: l’ADI, va detto, è uno dei pochi avamposti nella difesa dei diritti dei precari della ricerca. Ho avuto modo di confrontarmi diverse volte, con lui, sulle tematiche del meridionalismo storico e, soprattutto, sull’attuale condizione del Mezzogiorno italiano. Condivido la necessità di pensare al Sud come a una parte d’Italia e non un’area destinata a divenire – o tornare – qualcosa di distinto. Condivido la necessità di decifrare progetti e tendenze in fieri. Soprattutto, con questa intervista, Voci Meridiane si sforza di aprire un dibattito importante sul tema. Noi del Corsaro ripubblichiamo l'intervista.

Cambiare in periferia, oltre la retorica

Le recenti elezioni amministrative hanno riportato in auge il concetto di periferia, la nuova parola jolly di ogni dibattito politico veramente al passo con i tempi, in una chiave di lettura spesso superficiale e stereotipata delle trasformazioni sociali e politiche alla base dei recenti risultati elettorali.

Analisi dei dati: chi ha votato per la Brexit e cosa significa per il futuro

Dopo la vittoria del Leave al referendum per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il dibattito politico, in Italia e altrove, si è concentrato sull’interpretazione da dare al voto: una coraggiosa rivolta proletaria contro l’austerità imposta da Bruxelles, o un tragico atto di nazionalismo reazionario da parte della parte più retrograda dell’elettorato britannico?
In questo senso, ci vengono in aiuto i dati del sondaggio pubblicato venerdì da Lord Ashcroft (un ex dirigente del partito conservatore che da anni gestisce in proprio un’azienda di rilevazioni demoscopiche) ed effettuato nei giorni precedenti con la partecipazione di oltre 12 mila cittadini del Regno Unito. I dati sono disponibili gratuitamente qui in formato pdf. Per questioni di spazio, ci limiteremo ad illustrarne gli aspetti più rilevanti per rispondere a due domande: chi ha votato per la Brexit? E cosa significa tutto ciò per le strategie future della sinistra britannica e di quella europea?

La riforma costituzionale, JP Morgan e l'aggiustamento strutturale ai dogmi del neoliberismo

Nel dibattito di queste settimane si continua a trattare la riforma costituzionale come un fatto tecnico, astratto, di meccanismo legislativo. Da una parte la si difende in nome del taglio dei costi e delle poltrone, dall’altra la si critica in nome della difesa del parlamentarismo e dell’intoccabilità della Costituzione. Argomenti, soprattutto quelli contrari alla riforma Renzi-Boschi, assolutamente fondati e rispettabili, ma che rischiano, a mio parere, di mancare il punto centrale di questa riforma.

A cosa serve questa riforma? Chi l’ha voluta, e perché? Perché nel contesto della più grande crisi economica dal dopoguerra ci si mette a modificare la composizione delle camere e i rapporti tra governo e parlamento?

15 maggio, Global Debout: si torna in piazza, anche in Italia

Le mobilitazioni che in Francia da oltre un mese coinvolgono migliaia di persone nell’opposizione alla riforma del lavoro, e nell’occupazione ad oltranza delle piazze, sono una boccata d’ossigeno nel panorama europeo dei movimenti. Finalmente anche a Parigi è in campo un movimento di critica radicale alla dittatura finanziaria, in grado di superare i confini tradizionali e di coinvolgere una parte importante, e tendenzialmente maggioritaria, della popolazione.

L’assemblea di Parigi ha invitato i movimenti di tutto il mondo a riunirsi in Place de la Republique il prossimo fine settimana, e ha proclamato per il prossimo 15 maggio, quinto anniversario della grande mobilitazione degli indignados in Spagna, una giornata di mobilitazione globale.

Il voucher: il condono del lavoro nero

I dati relativi all’aumento vertiginoso dei buoni lavoro o voucher – l’Inps stima in circa 1,5 milioni i lavoratori coinvolti nel 2015 – ha riproposto al centro del dibattito pubblico il fenomeno del lavoro povero e precario. In origine, i voucher furono introdotti dalla Legge Biagi come strumento di regolazione del lavoro c.d. accessorio, attraverso l’individuazione di un elenco di prestazioni riconducibili, dai lavori di giardinaggio, di manutenzione sino al lavoro domestico.

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