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#RiapriamoLàbas per riprenderci la città!

L’8 agosto, l’occupazione dell’ex caserma Masini, il Labàs, è stato sgomberato in una Bologna deserta. L’occupazione, partita nel 2012, aveva creato un forte rapporto con il quartiere e la cittadinanza e dato spazio a progetti di mutualismo e accoglienza oltre a numerosi appuntamenti artistici e ricreativi.

Le compagne e i compagni hanno lanciato un’assemblea pubblica il 30 e una grande mobilitazione il 9 settembre attraverso l’hashtag #riapriamolabas e come RitmoLento daremo il pieno sostegno a queste giornate. Labàs deve tornare a pieno titolo nell’ex caserma Masini.

Bologna paranoica: i loro sgomberi, il nostro diritto alla città

E così siamo stati costretti ad assistere, persino nella caldissima settimana di ferragosto di questo allucinato 2017, a una Bologna violentata e ferita da due sgomberi a mano armata.

Le azioni messe in atto dalle forze dell’ordine nella prima mattinata dell’8 agosto sono di rara gravità e non è utile, qui, dilungarsi su questo aspetto. Le realtà politiche e sociali bolognesi - e non solo bolognesi - hanno giustamente usato parole forti e chiare a difesa degli spazi e delle comunità che li abita(va)no. Gli sgomberi sono stati definiti una “pagina nera” nella storia recente della città e già sono annunciate iniziative di mobilitazione - a partire dalla manifestazione del prossimo 9 settembre - per evitare che Crash e Làbas siano condannati ad essere luoghi abbandonati, putrescenti e passivi oggetti di speculazione immobiliare.

“I Signori della cenere”: una distopia concreta che racconta il nostro presente.

“I signori della cenere” è  romanzo dello scrittore collettivo Tersite Rossi, edito dalla casa editrice Pendragon, ormai al suo terzo romanzo d’inchiesta. E’ un libro che si lascia leggere tutto d’un fiato, in cui ognuno di noi è portato a vedere il proprio vissuto prendere forma letteraria, agire in maniera concreta all’interno del plot narrativo fino a farci sentire del tutto partecipi della storia che ci scorre tra le pagine, attraverso il suo mischiarsi con la storia che ne è al di fuori. Un racconto che ha il merito di parlare delle nostre vite, della loro espropriazione, del grande progetto di dominio dei corpi e delle menti che il mondo della finanza sta lucidamente portando avanti da decenni e che si è intensificato con la crisi che  dal 2008 sconvolge la nostra quotidianità. E’ il romanzo italiano dell’ 1% che, attraverso le sue crisi economiche e le sue riforme sistemiche, sfida  il 99% della popolazione: è un pullulare di protagonisti del bel Paese all’interno di una storia che, invece, ci è riuscito più facile raccontare che sovvertire. La nostra Puerta del Sol, la nostra Occupy, la nostra piazza Taksim, quelle stesse esperienze comunitarie che non abbiamo potuto vivere e che, in forma mistica, ci ritroviamo a seguire all’interno di un romanzo che ci rimbalza da un punto all’altro della nostra contemporaneità e della sua genesi.

Stefano Rodotà. In morte di un gigante incandescente

È stato necessario il trascorrere di qualche ora per posare la penna sul foglio. Sono state preziose le tante memorie emerse, prime fra tutte quelle di Ugo Mattei sul Fatto Quotidiano e Luciana Castellina sul Manifesto. È ora possibile esprimersi dopo la commossa apnea che ci ha dominato. E resta il fatto che scompare con Stefano Rodotà un Gigante Incandescente.

Cosa possiamo dedurre dal rapporto Censis, e cosa no

Partiamo da un numero: 12 milioni. Sono, secondo l’edizione 2017 del rapporto Censis-RBM Assicurazione Salute, le persone che in Italia hanno dovuto rinunciare, o rinviare prestazioni sanitarie, con un aumento di 1,2 milioni rispetto all’anno scorso. Si tratta chiaramente di un numero spaventoso (stiamo parlando di circa il 20% della popolazione italiana), soprattutto per un paese con un Servizio Sanitario Nazionale che, almeno nelle intenzioni, risulta universalistico.

Camp Darby s'ingrandisce. San Rossore diventa corridoio per le armi americane

Riflettori di nuovo puntati sulla base militare americana di Camp Darby, situata nel comune di Pisa al confine con la periferia nord di Livorno, e sul coinvolgimento del territorio nelle operazioni di guerra. Solo negli ultimi giorni è emerso come nel 2016 il Comipar, commissione mista civile-militare italiana e statunitense, ha approvato un progetto rimasto a lungo sotto silenzio per la realizzazione di un potenziamento infrastrutturale dei collegamenti tra Camp Darby e il porto di Livorno. Si prevede la realizzazione di una nuova ferrovia che collegherà il cuore della base militare con la stazione di Tombolo, prevedendo la costruzione di un ponte mobile sul Canale dei Navicelli. Si predispone, inoltre, l’attraversamento per 7 ettari del Parco di San Rossore, con l’abbattimento conseguente di 937 alberi.

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