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Jalal Talabani: la morte di un leader

Il 3 ottobre, a 83 anni, è morto in Germania Jalal Talabani. Forse il nome dirà poco a chi non conosce la politica mediorientale, ma il leader curdo è stato, tra le altre cose, il primo Presidente della Repubblica irachena non arabo (e il primo curdo), in carica dal 2005 al 2014. Mentre l’Iraq decreta tre giorni di lutto nazionale, è in Kurdistan dove l’impatto della sua morte è più pesante, perché arriva in un momento politico estremamente delicato, rischiando di complicare ancora di più il già precario equilibrio post-referendario.

Il Kurdistan iracheno: il voto per l’indipendenza tra fantasmi del passato e incertezze del futuro.

Il 25 settembre si è tenuto il referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno, regione autonoma del nord dell’Iraq. Questo referendum, pur non avendo valore legale vincolante, rappresenta un evento dalla portata potenzialmente epocale, con cause che si radicano nella secolare storia della popolazione curda e con conseguenze ad oggi imprevedibili sulla geopolitica del Medio Oriente.

Il referendum è stato sostenuto principalmente dal KDP (Kurdish Democratic Party), partito di maggioranza all’interno del Parlamento curdo, e dal de-facto  Presidente del Kurdistan, Masoud Barzani, che ne ha fatto la sua battaglia politica per la legittimazione al potere.

Google e Facebook sono troppo grandi per essere proprietà privata

Google è - tra le entità realmente esistenti - quel che più si avvicina all'immagine che abbiamo di Dio.

Miliardi di persone sono in contatto con lui. Vede tutto. Sa tutto. Legge dentro ciascuno di noi. Conosce i nostri spostamenti in tempo reale. Sa chi incontriamo. Sa cosa scriviamo, persino quel che scriviamo e poi cancelliamo senza pubblicare o inviare. Sa quante auto ci sono davanti a noi sulla strada. Risponde a tutte le domande che miliardi di persone gli rivolgono ogni giorno.

Caro Ilvo, non sono i giovani a doversene andare dall'Italia

Dalle colonne di Repubblica, ormai sempre più solite ospitare celebrazioni filogovernative alternate a lamentazioni (poco) radical (e molto) chic sui temi del momento, Ilvo Diamanti ci ha consigliato di andarcene dal nostro Paese e di rimanere lì, “almeno fino a quando il nostro, vostro, Paese non si accorgerà di voi. E deciderà di investire sui giovani invece che sugli anziani”.

#RiapriAMOlàbas spazi sociali e circoli Arci alla mobilitazione del 9 settembre

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

(Italo Calvino, Le città invisibili)

L'eccidio di Buggerru: dopo 113 anni l'insegnamento dei i minatori è ancora valido

Passano gli anni, ma i fatti del 4 settembre 1904, che portarono al primo sciopero generale proclamato in Europa, continuano a parlare ai giorni nostri. Parliamo dei 4 operai uccisi e degli 11 feriti dai soldati dell'esercito italiano mandato a sedare i rivoltosi che reclamavano diritti contro la “Societé anonime de mines de Malfidano” che gestiva il sito minerario di Buggerru.

Il buonsenso europeista del Labour può salvare la Gran Bretagna (e farà bene all'Unione Europea)

In Italia sappiamo bene come nulla sia più definitivo del provvisorio. Per questo, la mossa con cui il ministro ombra laburista per l’uscita del Regno Unito dall’UE, Keir Starmer, ha annunciato che il Labour cercherà un accordo provvisorio (ma della durata imprecisata) con la UE che garantisca il massimo della continuità (permanenza nel mercato unico e nell’unione doganale, mantenimento della libera circolazione e della giurisdizione della Corte di Giustizia europea), è molto più di un leggero aggiustamento di policy.

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