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Nicola Tanno

Nicola Tanno

Boom del commercio mondiale di armi: +25%. E la Grecia compra da Francia e Germania

C’è un settore che non conosce crisi economica, il settore delle armi convenzionali. Se per la maggioranza della popolazione il quadriennio 2007-2011 viene ricordato come quello del crollo della produzione e dell’occupazione, lo stesso non si può dire per i fabbricanti di pugnali, maceti e pistole, che hanno visto crescere la propria produzione del 25%. Un vero boom economico che ha ridisegnato la mappa del commercio delle armi rispetto al periodo precedente. E dallo studio dello Stockholm International Peace Research (SIPRI) non mancano le sorprese.

 

Siria, la guerra dell'informazione

Le immagini di 47 donne e bambini massacrati a Homs, in Siria, rappresentano l'ultimo capitolo di una guerra che da mesi viene combattuta non solo con le armi ma anche attraverso i mezzi di comunicazione. Il Consiglio Nazionale Siriano ha accusato della strage il Governo, mentre le forze vicine a Bashar Al Assad hanno addebitato la responsabilità a gruppi terroristici antigovernativi. Due versioni diametralmente opposte, eppure pochi sono in grado di stabilire con certezza lo svolgimento dei fatti. Ciò nonostante, i grandi giornali internazionali – nonché quelli italiani –  danno per scontato che ad essere veritiera sia la versione dei ribelli.

 

Spagna, si va allo sciopero generale

 

Lo scontro tra Governo e parti sociali in Spagna si accende. Dopo settimane di proteste contro la riforma del lavoro, questa mattina i sindacati confederali hanno annunciato la convocazione di uno sciopero generale per il 29 marzo. La finalità dello sciopero – secondo quanto riferito dai segretari di  CCOO e UGT – sarebbe quello di riaprire una trattativa con il Governo per la modifica del Decreto Reale 3/2012, che ieri ha ricevuto un primo voto favorevole del Congresso dei Deputati.

La riforma del mercato del lavoro approvata dall’esecutivo conservatore – su cui Il Corsaro ha già avuto modo di raccontare – è stata ben accolta dalla Confindustria spagnola. In effetti gli imprenditori hanno di che gioire. A seguito del decreto, infatti, i licenziamenti sono stati resi più economici, sarà possibile per le imprese mandar via i lavoratori dopo soli di tre mesi se le entrate saranno in calo e la buonuscita verrà ridotta al valore di 33 giorni lavorativi su 24 mesi di attività. Inoltre la riforma indebolisce la contrattazione collettiva colpendo la proroga automatica degli accordi nazionali e dà maggiore importanza agli accordi aziendali ai quali, inoltre, le imprese potranno derogare unilateralmente in caso di difficoltà economiche.

A queste misure – che hanno trovato il consenso non solo del Partito Popolare, ma anche delle destre catalana, basca e asturiana – i sindacati e i movimenti avevano dato già una prima risposta il 19 febbraio scorso con grandi manifestazioni in tutto il paese che hanno determinato un calo nei consensi verso il Governo. Con lo sciopero generale i sindacati ora sperano di poter almeno limitare gli effetti più nefasti della riforma ma l’impresa si annuncia ardua. D’altronde, nei giorni in cui veniva presentato il piano del Governo era stato lo stesso primo ministro Mariano Rajoy a lasciarsi scappare che riforma gli sarebbe “costata uno sciopero generale”. Probabilmente Rajoy e il PP non hanno dimenticato come l’ultima interruzione del lavoro contro una riforma del lavoro –  quando al governo vi erano i socialisti –  venne messa in pratica a giochi ormai conclusi e senza alcun effetto di sorta. Anche per questa ragione sono in molti a credere che lo sciopero non avrà conseguenze reali sulle scelte del Governo.

D’altro canto altri commentatori osservano come Rajoy debba fare i conti con una disoccupazione che – nonostante le misure adottate dal Governo –  continuerà a crescere per tutto il 2012. Anche per questa ragione sindacati e socialisti sperano che l’esecutivo voglia evitare che alla mancanza di dialogo non seguano risultati concreti nella lotta a un tasso di disoccupazione che oggi si attesta al 25%. Rajoy sa che il credito concesso dall’elettorato potrà avere continuità solo alla luce di risultati concreti e che se ad un peggioramento delle condizioni lavorative non corrisponderà un aumento dell’occupazione i consensi potrebbero presto calare. Tale situazione potrebbe portare il Governo ad aprire un tavolo di confronto coi sindacati.

Izquierda Unida e i movimenti sociali hanno applaudito alla scelta dei sindacati confederali. Le confederazioni di base, invece, hanno lanciato una convocazione propria per lo stesso giorno. Alla base delle critiche dell’USO e della CNT vi è la firma da parte di CCOO e UGT dell’Accordo sulla Negoziazione Collettiva e dell’accettazione dell’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni.

Aldilà delle questioni sindacali, la riuscita o meno dello sciopero sarà un test interessante sulla tenuta del Governo e sulla capacità dei movimenti di ricostruire un’opposizione al Governo Rajoy. La riuscita mobilitazione del 19 febbraio ha dato segnali importanti che lo sciopero del 29 marzo avrà il compito di confermare.

Spagna, studenti in piazza per la 'primavera valenciana'

Che si tratti di una nuova “primavera valenciana” è difficile dirlo, ma certo è che gli studenti di Valencia – in Spagna – hanno lanciato al Partito Popolare una sfida di alto livello. Dopo la violenta carica di lunedì scorso da parte della polizia e i successivi arresti di 40 manifestanti, gli studenti sono tornati negli ultimi giorni in piazza per protestare contro i tagli all’istruzione pubblica e le politiche del lavoro decretati dai governi conservatori locale e nazionale. Inoltre, i ragazzi hanno voluto dare prova di una dimostrazione di forza e di unità nella condanna delle violenze perpetuate dalle forze dell’ordine nonché nel chiedere la scarcerazione immediata dei propri compagni.

Spagna, lavoratori e disoccupati contro il 'decretazo'. E la polizia carica gli studenti

Vi è un’opposizione in Spagna. A tre mesi dalle elezioni che hanno consegnato il potere alla destra, sindacati e movimenti hanno dato ieri il primo segnale di riscossa durante le manifestazioni contro le politiche sociali adottate dall’esecutivo. In tutto il paese centinaia di migliaia di persone hanno manifestato per dichiarare il proprio no alla riforma del lavoro approvata dal Governo. La protesta rappresenta un primo vero segnale di stop per Mariano Rajoy dopo il netto consenso ottenuto il 20 novembre scorso, nonché una indicazione ai sindacati in favore della convocazione di uno sciopero generale.

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