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Spagna, si va allo sciopero generale

Spagna, si va allo sciopero generale

 

Lo scontro tra Governo e parti sociali in Spagna si accende. Dopo settimane di proteste contro la riforma del lavoro, questa mattina i sindacati confederali hanno annunciato la convocazione di uno sciopero generale per il 29 marzo. La finalità dello sciopero – secondo quanto riferito dai segretari di  CCOO e UGT – sarebbe quello di riaprire una trattativa con il Governo per la modifica del Decreto Reale 3/2012, che ieri ha ricevuto un primo voto favorevole del Congresso dei Deputati.

La riforma del mercato del lavoro approvata dall’esecutivo conservatore – su cui Il Corsaro ha già avuto modo di raccontare – è stata ben accolta dalla Confindustria spagnola. In effetti gli imprenditori hanno di che gioire. A seguito del decreto, infatti, i licenziamenti sono stati resi più economici, sarà possibile per le imprese mandar via i lavoratori dopo soli di tre mesi se le entrate saranno in calo e la buonuscita verrà ridotta al valore di 33 giorni lavorativi su 24 mesi di attività. Inoltre la riforma indebolisce la contrattazione collettiva colpendo la proroga automatica degli accordi nazionali e dà maggiore importanza agli accordi aziendali ai quali, inoltre, le imprese potranno derogare unilateralmente in caso di difficoltà economiche.

A queste misure – che hanno trovato il consenso non solo del Partito Popolare, ma anche delle destre catalana, basca e asturiana – i sindacati e i movimenti avevano dato già una prima risposta il 19 febbraio scorso con grandi manifestazioni in tutto il paese che hanno determinato un calo nei consensi verso il Governo. Con lo sciopero generale i sindacati ora sperano di poter almeno limitare gli effetti più nefasti della riforma ma l’impresa si annuncia ardua. D’altronde, nei giorni in cui veniva presentato il piano del Governo era stato lo stesso primo ministro Mariano Rajoy a lasciarsi scappare che riforma gli sarebbe “costata uno sciopero generale”. Probabilmente Rajoy e il PP non hanno dimenticato come l’ultima interruzione del lavoro contro una riforma del lavoro –  quando al governo vi erano i socialisti –  venne messa in pratica a giochi ormai conclusi e senza alcun effetto di sorta. Anche per questa ragione sono in molti a credere che lo sciopero non avrà conseguenze reali sulle scelte del Governo.

D’altro canto altri commentatori osservano come Rajoy debba fare i conti con una disoccupazione che – nonostante le misure adottate dal Governo –  continuerà a crescere per tutto il 2012. Anche per questa ragione sindacati e socialisti sperano che l’esecutivo voglia evitare che alla mancanza di dialogo non seguano risultati concreti nella lotta a un tasso di disoccupazione che oggi si attesta al 25%. Rajoy sa che il credito concesso dall’elettorato potrà avere continuità solo alla luce di risultati concreti e che se ad un peggioramento delle condizioni lavorative non corrisponderà un aumento dell’occupazione i consensi potrebbero presto calare. Tale situazione potrebbe portare il Governo ad aprire un tavolo di confronto coi sindacati.

Izquierda Unida e i movimenti sociali hanno applaudito alla scelta dei sindacati confederali. Le confederazioni di base, invece, hanno lanciato una convocazione propria per lo stesso giorno. Alla base delle critiche dell’USO e della CNT vi è la firma da parte di CCOO e UGT dell’Accordo sulla Negoziazione Collettiva e dell’accettazione dell’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni.

Aldilà delle questioni sindacali, la riuscita o meno dello sciopero sarà un test interessante sulla tenuta del Governo e sulla capacità dei movimenti di ricostruire un’opposizione al Governo Rajoy. La riuscita mobilitazione del 19 febbraio ha dato segnali importanti che lo sciopero del 29 marzo avrà il compito di confermare.

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