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Ettore Bucci

Ettore Bucci

Nato a Taranto in tempo per assistere al crollo del muro di Berlino e alla Bolognina, è iscritto all'Università di Pisa. Laureato in storia con una tesi sul rapporto fra cattolici e comunisti dalla Costituente alla stagione del Concilio, stagista da febbraio a luglio 2013 all'Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Militante della sinistra politica e sociale, prima coi Giovani Comunisti quindi, dal 2009, con Sinistra Ecologia e Libertà, di cui è membro dell'assemblea federale pisana e del coordinamento cittadino del capoluogo. Ha contribuito alla stesura del "Libro bianco su università e ricerca" del dipartimento nazionale Saperi di SEL, in forza di una lunga esperienza di sindacato e movimento studentesco con Sinistra Per..., per cui è stato Consigliere d'Amministrazione dell'Azienda Regionale per il Diritto allo Studio della Toscana (2009-2012). Attivista di Azione Cattolica Italiana. Plurima militanza, contaminazione, interesse a "veder lungo" nella strategia complessiva della Sinistra italiana. E tanta, tanta Storia contemporanea. Perché è un buon strumento per cambiare il mondo.

 

#euro2014: nel disinteresse generale parte la sfida per il futuro del continente

Alexis Tsipras e Martin Schulz al momento sono gli unici competitors in campo per la carica di commissario

Biasimare i media italiani di disattenzione verso la politica estera è doveroso e necessario.

Biasimare un’intera nazionale di disinteresse verso la politica europea è, tuttavia, inutile. Le conclusioni di un’indagine sull’opinione pubblica nell’Unione Europea condotta già dell’autunno 2011 da Eurobarometro evidenzia la preoccupazione degli italiani rispetto alle politiche continentali di gestione della crisi: “Oltre un terzo degli intervistati – si legge nella ricerca commissionata da Bruxelles – dice esplicitamente che l’Unione europea è sulla strada sbagliata per uscire dalla crisi, mentre in Europa prevalgono i soddisfatti della strategia Ue. 

Francia: Sans-papiers. E senza diritti.

La vicenda di Leonarda, studentessa quindicenne espulsa dalla Francia con la propria famiglia, una vicenda emblematica per comprendere la centralità della regolarizzazione degli immigrati irregolari nei Paesi dell'Unione Europea. L'espulsione di Leonarda Dibrani e della sua famiglia, avvenuta la scorsa settimana, continua ad infiammare il dibattito politico d'Oltralpe.

God save the Queen! dopo #mariagepourtous #samesexmarriage

Mercoledì 17 luglio la Regina Elisabetta II ha dato il suo assenso all’entrata in vigore della legge sui matrimoni gay, che era stata approvata in via definitiva martedì dal parlamento britannico. 

La parola ai fatti. Mercoledì 17 luglio John Bercow, speaker della House of Commons (la Camera dei Comuni del Regno Unito), ha annunciato il Royal Assent, l'assenso formale della regina alla legge adottata la sera precedente dai deputati d'Oltremanica. L'assenso del sovrano è da ritenersi un potere puramente cerimoniale, in quanto l'ultima negazione è datata 11 marzo 1708. Anna, ultima sovrana della famiglia Stuart, pose il veto allo Scottish Militia Bill, la disposizione già approvata dalla House of Commons e dalla House of Lords che consentiva agli scozzesi di dotarsi di una forza di sicurezza interna. Nei secoli successivi, solo l'atto di emancipazione dei cattolici (sotto i regni di Giorgio III e Giorgio IV Hannover) e le disposizioni del 1914 sul governo dell'Irlanda (regno di Giorgio V Windsor) furono approvate dai sovrani con difficoltà. Un particolare rilevante, invece, è la composizione politica dell'assemblea: dopo le ultime elezioni generali del 2010, la maggioranza della House of Commons è formata dai conservatori (304 seggi) e dai liberal-democratici (56 seggi), che esprimono il Royal Cabinet presieduto da David Cameron. L'attuale inquilino del numero 10 di Downing Street è l'ultimo erede della storia dei Tories britannici: Benjamin Disraeli, Winston S. Churchill, Margaret Thatcher, solo per citare i più noti. L'opposizione, con alla testa il Labour Party (257 seggi) di Ed Miliband, non ha fatto mancare il proprio voto favorevole.

Reportage dalla Francia che vota Le Pen ''non siamo più a casa nostra, ma a casa loro''

Domenica 13 ottobre gli elettori del cantone di Brignoles, nel sud della Francia, sono stati chiamati al voto per eleggere un "consigliere generale" per il dipartimento di competenza. Facendo un paragone con gli enti locali italiani, si tratta di un seggio di consigliere provinciale. Il voto ha visto il ballottaggio fra i due candidati più votati al primo turno, tenutosi la settimana precedente. Il dato che emerge, sottolineato da molti sondaggi anche a livello nazionale, è il netto avanzamento del Fronte Nazionale (il partito di estrema destra fondato da Jean-Marie Le Pen e ora guidato dalla figlia Marine) a discapito dell'UMP (Union pour un Mouvement Populaire, partito della "destra repubblicana") ma soprattutto a discapito del partito al governo nel Paese, il PS (Parti Socialiste), guidato da Harlem Désir dopo la vittoria di François Hollande alle elezioni presidenziali del 2012. Il quotidiano Libération ha sviluppato una interessante inchiesta sul territorio di Brignoles, per scoprire le ragioni sociologiche e storiche del radicamento del Fronte Nazionale. Il Corsaro ne propone la traduzione.

Francia: vittoria del Fronte Nazionale alle elezioni cantonali di Brignoles

Charlotte Rotman per Libération, 13/10/2013 h17.16

traduzione dal francese di Ettore Bucci 

Il candidato del Fronte Nazionale Laurent Lopez ha vinto le elezioni parziali nel Var con il 53,9% dei voti contro il candidato dell'UMP.

Il candidato del FN Laurent Lopez, che aveva raccolto il 40,4% dei suffragi al primo turno, ha vinto le cantonali parziali di Brignoles (Var) contro il suo avversario dell'UMP Catherine Delzers, con 5031 voti contro 4301, ossia il 53,9% dei suffragi. “Penso ai miei elettori, a tutti questi banditi, a queste persone semplici” ha dichiarato il nuovo eletto all'AFP, aggiungendo che il suo obiettivo “è quello di vincere le elezioni comunali” a Brignoles.

Il presidente dell'UMP Jean-François Copé ha affermato che la sconfitta della sua candidata è frutto di “un doppio problema: la disastrosa amministrazione della città da parte dei comunisti” e “la cattiva gestione del nostro Paese da parte della sinistra”, mentre per il primo segretario del PS Harlem Désir la vittoria del FN “richiama la sinistra all'imperiosa necessità di riunirsi nei territori” laddove forte il partito di estrema destra.

Alle 18, a chiusura dello scrutinio, la partecipazione era in crescita nel cantone: avevano partecipato alle elezioni il 52,2% di votanti, contro il 35,97% del primo turno, domenica scorsa. “Conosco persone che hanno dimenticato di andare a votare, domenica”, giura un abitante. “La politica raschia il fondo, bisogna vederla così”, gli risponde un altro. È la terza volta che i cittadini venivano chiamati alle urne per queste cantonali, già annullate due volte.

“Fatima, Nabila e io siamo uguali, è tutto qui”

Questa domenica il salone delle esposizioni di Brignoles, che raduna i cinque seggi del centro della città, era un polo d'attrazione. Alcuni erano venuti per curiosità, senza inserire la scheda nell'urna, altri a compiere rapidamente il proprio dovere. Qualcuno s'è attardato ai microfoni. Le telecamere erano già pronte dalla mattina. “Troppo, è troppo!”, rimbrotta un elettore UMP “si mischia tutto”. “Quando i media si rivolgono a noi ci prendono per zoticoni, si direbbe che siamo una riserva indiana” rincara il suo vicino. “Adesso, quando si dice che sei di Brignoles, immediatamente ti rispondono che, ah, sei un fascio” lamenta.

Una giovane donna di 23 anni è rapidamente venuta da Tolone. Lei è di Brignoles, la sua famiglia vive ancora qui. Lei non ha votato domenica scorsa. “Per me, il FN non è un partito come gli altri. Per questa ragione ho fatto lo sforzo di venire. Personalmente, io, Fatima e Nabila siamo uguali, è tutto qui” ci spiega. Elettrice di sinistra (quando vota) lei pensa che “tutti i partiti sono uguali, ma c'è un abisso fra la destra e il FN”. “I giovani si mobilitano un sacco sulle reti sociali” ci dice, cellulare alla mano, per mostrare i messaggi d'incoraggiamento al voto su Facebook.

Laurent Lopez, il candidato frontista che aveva raccolto il 40,4% dei voti e aveva affrontato la candidata UMP Catherine Delzers (20,8%), faceva i suoi giri fra i seggi, seguito da numerosi giornalisti. “I voti della sinistra? Si recuperano!” assicura Frédéric Boccaletti, leader FN del Var, che si aspetta un “risultato di misura”. “Se vinciamo, sarà chiaro che lo pseudo-fronte dei compagnucci è finito, non va più avanti” giura, evocando l'appello della sinistra a fare diga contro l'estrema destra. Questa sera alle 20, il candidato FN, che nessuno aveva ascoltato per due settimane, era in diretta televisiva.

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