Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

Reportage dalla Francia che vota Le Pen ''non siamo più a casa nostra, ma a casa loro''

Reportage dalla Francia che vota Le Pen ''non siamo più a casa nostra, ma a casa loro''
Domenica 13 ottobre gli elettori del cantone di Brignoles, nel sud della Francia, sono stati chiamati al voto per eleggere un "consigliere generale" per il dipartimento di competenza. Facendo un paragone con gli enti locali italiani, si tratta di un seggio di consigliere provinciale. Il voto ha visto il ballottaggio fra i due candidati più votati al primo turno, tenutosi la settimana precedente. Il dato che emerge, sottolineato da molti sondaggi anche a livello nazionale, è il netto avanzamento del Fronte Nazionale (il partito di estrema destra fondato da Jean-Marie Le Pen e ora guidato dalla figlia Marine) a discapito dell'UMP (Union pour un Mouvement Populaire, partito della "destra repubblicana") ma soprattutto a discapito del partito al governo nel Paese, il PS (Parti Socialiste), guidato da Harlem Désir dopo la vittoria di François Hollande alle elezioni presidenziali del 2012. Il quotidiano Libération ha sviluppato una interessante inchiesta sul territorio di Brignoles, per scoprire le ragioni sociologiche e storiche del radicamento del Fronte Nazionale. Il Corsaro ne propone la traduzione.

[Liberation Charlotte Rotman, 10/10/2013 h21.24, aggiornato il 13/10/2013]

Da Brignoles, dove il FN è arrivato in testa al primo turno delle cantonali di domenica, a Fréjus, viaggio lungo la ex-nazionale 7, dove s'è insediata l'estrema destra.

È la Francia della seconda linea, dell'entroterra. Una Francia accogliente per le idee del Fronte Nazionale. Domenica, gli elettori del cantone di Brignoles -o almeno coloro che si muoveranno per votare- invieranno quasi certamente un membro del FN al consiglio generale del Var. Sarebbe il secondo in Francia. Bisogna dire che lì c'è un terreno favorevole, ben al di là del cantone, in un dipartimento in cui le forze politiche tradizionali sono in decomposizione. Il FN lo sa bene e capisce che fare per raccoglierle.

Negli ultimi anni il voto frontista, confinato alla costa, è rifluito nell'entroterra. A Brignoles, così come nelle altre città della zona, il Fronte è all'offensiva. “Siamo un partito giovane che guadagna forze. Ancora non penetriamo in tutto il territorio, ma ci stiamo lavorando” si rallegra Laurent Lopez, candidato frontista che ha raccolto il 40,4% dei voti domenica, al primo turno delle cantonali parziali a Brignoles. Lopez aggiunge: “Io ho visto un'epoca in cui, quando il Fronte passava il 10%, superavamo le aspettative”. Marine Le Pen prevede una “vera spinta”.

Nel dipartimento, sono state già individuate 32 teste di lista per le elezioni comunali. Erano state 5 nel 2008. In queste città in piena mutazione, in crisi d'identità, i risultati del partito di estrema destra sono in progressione e debordano dal suo elettorato tradizionale.

Tra Brignoles e Fréjus, seguendo il tracciato della strada principale, ancora oggi chiamata Nazionale 7, si trovano questi comuni i cui ingressi sono sfigurati dalle aree commerciali e i cui centri sono devitalizzati. Comuni che rimpiangono il proprio passato e spalancano le braccia a Marine Le Pen e ai suoi colonnelli. 

Brignoles, operai e piscine

In questi ultimi cinque anni il comune, che conta 17 mila abitanti, ha conosciuto un 15% di crescita demografica. La sua popolazione è quasi raddoppiata dal 1975. “La pressione economica e immobiliare sulla costa è troppo forte. Oggigiorno, una giovane coppia di borghesi non può più comprare casa e, allora, risalgono a Brignoles e si insediano per acquisire una prima casa” è la constatazione di Cédric Omet, direttore del gabinetto del sindaco comunista della città. “Ma, da cinque o dieci anni, il tasso di emigrazione è al di sopra della media”.

Una parte di loro assomiglia a questi “dominati, deboli che sono stati allontanati, per formazione e per professione, dai centri urbani del potere e del privilegio, relegati verso le zone periferiche e rurali”, descrivono i geografi Hervé Le Bras ed Emmanuel Todd nel libro “Le Mystère français”. Questi costituiscono la base del FN. “Siamo solo studenti, lavoratori, proviamo a uscirne. Ma quando nel vostro piatto non ce n'è abbastanza, non potete più condividerlo. Noi vogliamo che il Paese duri” spiega un giovane simpatizzante che non vuole dare il proprio nome ma asserisce di lavorare nell'edificio.

Inoltre, gli abitanti dei quartieri residenziali con piscine e telecamere vogliono premunirsi contro una minaccia più immaginaria che reale. Loro ripetono che non vogliono vedere affondare la propria città, quando mettono la scheda nell'urna, danno un voto di prevenzione. Come se, così facendo, respingessero l'oggetto delle proprie angosce. “A Brignoles si conta il 60% di impiegati e operai, ma anche delle belle ville che costano caro. La possibilità di votare il FN aumenta con il livello della disuguaglianza economica” analizza Joël Gombin, politologo specializzato sul voto del Fronte, in particolare nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra.

Non c'è stazione ferroviaria a Brignoles e gli autobus sono troppo rari. Nel centro della città, completamente pedonalizzato, sono disegnate alcune linee di ferro. Malgrado gli sforzi dell'amministrazione comunale di mantenere quindici piccoli esercizi commerciali, molti si sono sposati all'uscita della città, attirati dalle zone commerciali costruite attorno a grandi aree dove i clienti vengono per fare spesa in auto. La gente s'incontra e si guarda. “Queste zone possono essere ansiogene, perché s'incontrano persone che si è evitato per paura del declassamento sociale” spiegaJoël Gombin.

“Brignoles è una città che muore. C'erano dei bei posti, ma gli esercizi commerciali chiudono, la gente ci rinuncia. Si sentono abbandonati” accusa il frontista Laurent Lopez. Nella campagna elettorale per le cantonali ma anche per le municipali del prossimo anno, si definisce come “né di destra né di sinistra, ma patriota” - un classico per il Fronte – e distribuisce a chiunque il suo numero di cellulare personale. Seduto su una terrazza che si affaccia sulla piazza principale, descrive una piccola apocalisse urbana e insiste molto sulle “persone di origine extracomunitaria” presenti a Caramy, molti francesi d'origine maghrebina, troppo numerosi ai suoi occhi. Si riversa in un sentimento di “naufragio”. “Qui, la gente ha paura. Non va più nel centro della città”. Una giovane ragazza bionda, che si dice aderente al Fronte, dice anche che la sera non esce mai di casa... “Qui, in piazza, i ragazzi non giocano più a calcio” si rattrista Laurent Lopez, giocando sulle nostalgie. Nello stesso momento, dei ragazzi passano con un pallone. “Si – concede – ma non è più come una volta...”

Muy, l'urbanizzazione selvaggia.

Riprendiamo la Nazionale 7. Questa linea di cemento taglia al cuore la città di Luc. Come una ferita. Poi ci porta all'ingresso di Muy. Sulla strada, una successione di pannelli pubblicitari, di vetrine rotte: vendita di piastrelle, stazione di benzina, snack, negozi di mobili, di puericultura, un Buffalo Bill, un Kiabi... nel centro della città di Muy, al termine di questa giornata, poca attività o di passaggio. Chi ci abita vive questo. Qualche ragazzino per la via, i fili del bucato alle finestre, gli anziani seduti sulle sedie per strada. Un solo café è aperto, il Marie Land, la sua terrazza è piena, ma si siedono solo uomini. Impoverito, il centro sembra arricciato su se stesso. Muy è spesso utilizzata come figura di contrasto. Lo sentiamo nei comuni limitrofi: “io non voglio che la mia città assomigli a Muy”. Per intendersi: una città piena di Arabi. “Nella zona del Var, l'urbanizzazione selvaggia è avvenuta senza dare vitalità al centro delle città” analizza un responsabile socialista. “Questo consente al Fronte Nazionale di prosperare sull'assenza dei servizi pubblici nei quartieri che ne hanno maggiore bisogno”. Ritorniamo sulla N7. Le insegne, nuovamente: parrucchiere, fabbricante di coperture per piscine, discount di apparecchi elettronici, concessionarie di 4x4, panetterie. Arriviamo così a Fréjus. 

Fréjus, attendendo l'elezione municipale

Qui, il Fronte Nazionale è riuscito in un buon colpo. La sede del proprio candidato per le elezioni comunali è sulla piazza del municipio. Si vedono grandi manifesti di David Rachline, 25 anni. La sua sede è aperta dal lunedì al sabato e si riempie i giorni del mercato. Incaricato della comunicazione informatica del Fronte, ex leader della giovanile del Fronte Nazionale, fa parte dell'apparato. A Fréjus, dove affronterà la concorrenza di quattro liste di destra, lo conoscono: consigliere regionale, consigliere comunale, è stato anche candidato alle cantonali e poi alle ultime elezioni parlamentari. Ciò corrisponde alla volontà del Fronte Nazionale di impiantarsi e di sviluppare un “frontismo municipale”. Per divenire una figura locale, si fa vedere. Al mercato, in polo, distribuisce volantini sull'indebitamento della città: “Attenzione, ecco il futuro sindaco” grida un venditore di salsicce. Sorride, si stringono la mano. “Tutti questi bastardi al potere ci hanno preso per il culo. Vogliamo il cambiamento” dice un pensionato che ha votato Hollande ma “non lo rifarà”, lamentando il basso valore della pensione complementare. Molti sono esasperati. Come questa giovane donna che prende un opuscolo “con piacere”. E sbuffa indicando dei maghrebini: “Non siamo più a casa nostra, siamo a casa loro. Ciò mi disgusta”. In un prossimo incontro al municipio, lei spera di vedere cambiamenti. “Attendete qualche mese” gli consiglia un frontista che si vede già in attività. In questa città di più di 55 mila abitanti, Rachline pensa di incarnare un “polo di resistenza” allo scopo di “rompere col sistema politico locale”. “Qui l'alleanza è esclusa, l'UMP ha un bilancio catastrofico. Non si può stare coi responsabili di questo fallimento” chiarisce. Peraltro, giura che vuole andare “oltre il Fronte” e “lasciare la porta aperta a coloro che vogliono contribuire”. Fabrice Curti, 33 anni, è fra questi. Nuovo iscritto, ha appena lasciato il suo lavoro di barista per “gettarsi nella mischia” e fare campagna elettorale per Rachline. Aveva votato Sarkozy nel 2007, ma vede che l'UMP “li riceve in giacca e cravatta, è elitaria e imborghesita [..] Il progetto del Fronte Nazionale è il solo che propone una rottura: quando si sbatte con la testa per dieci volte sulla stessa porta, bisogna cambiare metodo”.

David Rachline utilizza perfettamente il vocabolario frontista. Parla della “casta” e “dell'UMPS” e promette “un bel colpo di scopa”. Ma non è molto preciso quando si tratta di accostarsi in modo preciso ai problemi del Comune. Quando lo facciamo notare, replica: “non sono un tecnocrate!” Per Elsa Di Méo, candidata del Partito Socialista alle elezioni comunali, “il Fronte approfitta del crollo dell'identità locale, della perdita dei punti di riferimento. Le persone hanno la sensazione che la loro città non brilli più come prima. Come se avesse perduto la sua anima”. E molti, specie ex rimpatriati, fanno un collegamento fra immigrazione e supposto deterioramento della loro condizione di vita. “È vero – dice ancora la socialista – che a volte ci viene chiesto: ma voi non avete intenzione di dare troppo agli Arabi?”  

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info