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Capitan Zanetti, fratello del mondo. Il saluto a un "eroe rivoluzionario"

È successo davvero, non posso crederci ma è successo. Al risveglio, ho letto articoli e visto foto, guardato e riguardato video. Sembra dunque che non sia stato solo un malinconico sogno. Anche per questo riesco a scriverne solo ora. Con gli occhi ancora pieni di lacrime per quello a cui io e gli altri tifosi e simpatizzanti della squadra neroazzurra abbiamo assistito sabato sera: l'ultima partita allo Stadio San Siro di Javier Adelmar Zanetti, El Tractor o Pupi dai tempi dell'Atlético Tallere, che dalla prossima stagione lascerà il calcio giocato per intraprendere il percorso che lo porterà ben presto a diventare il nuovo vicepresidente dell'Internazionale di Milano. Addio al calcio, lo chiamano. Un momento di straordinaria “educazione sentimentale” quella a cui abbiamo partecipato, interisti e non. Da parte mia ho pianto e applaudito per tutto il tempo, ritornando ai miei nove anni quando per la prima volta mi erano scese le lacrime sul volto per una partita di calcio: era il 10 maggio 1998 e l'Inter buttava alle ortiche un campionato dominato, macchiato sul finale dall'arbitro Ceccherini e dal celeberrimo rigore non fischiato su Ronaldo. Lacrime amare e lacrime di gioia si sono alternate in seguito in tutti questi anni.

Detenuto gravemente malato muore nel carcere di Giarre, aperta un'inchiesta

45 decessi nel primo trimestre, dei quali 12 per suicidio e tanti, troppi per cause da accertare: questi sono i dati diffusi dall’Osservatorio permanente sulle morti in carcere appena tre giorni fa; numeri diffusi nelle stesse ore in cui il rapporto 2012 sugli istituti di pena del Consiglio d'Europa sottolineava come il sovraffollamento delle carceri italiane è secondo, nello scenario complessivo del Vecchio Continente, solo alla Serbia. Sempre di queste ore, la notizia di un nuovo assurdo decesso nei penitenziari della Penisola stavolta a Giarre, nel catanese, dove a perdere la vita – il 25 aprile – è stato Daniele Sparti, di 32 anni.

L'altro Primo Maggio di Taranto, attesa per il confronto con Maurizio Landini

Dopo il concerto organizzato lo scorso anno, mettendo in piedi un evento che puntava a "tornare ad essere momento di lotta, di riflessione e confronto collettivo", dove "gli artisti che vi parteciperanno lo faranno a titolo gratuito poiché condividono il nostro percorso", il comitato tarantino dei "Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti" ci riprova. Nel 2013, il claim era "Lavoro? Ma quale lavoro?!", mentre quest'anno dal palco tarantino si parlerà di diritti. Tanti gli artisti che si alterneranno il prossimo Primo Maggio sul palco del capoluogo ionico, che sembra sempre più distante da quello 'ufficiale' dei sindacati confederali in Piazza San Giovanni, a Roma, dagli Afterhours a Caparezza, passando per Vinicio Capossela, i Sud Sound System, i No Braino e i Tre Allegri Ragazzi Morti.

“Prison”, le rime dei detenuti trevigiani per raccontare 'la bella Italia'

 

“Si appiccica alla pelle come una medusa/un barcone che affonda mentre arriva a Lampedusa”, questa una delle rime di 'La Bella Italia', brano che apre un insolito album hip hop, “Prison”, realizzato da alcuni detenuti della casa circondariale di Treviso, i quali hanno partecipato a un laboratorio di scrittura creativa, per poi realizzare un disco, perché la passione per la musica spinge a “cantare pure in gabbia”. Quella del carcere veneto è un'esperienza collettiva, nata in luoghi di detenzione, simile ad altre che – anche negli scorsi mesi – 'Il Corsaro' ha voluto raccontare.

Democrazia e movimenti, una risposta ad Antonio Polito

"Quando l'ingiustizia è legge, ribellarsi è un dovere!" era lo slogan che accompagnava, quel 15 maggio nelle piazze di Madrid, un fiume in piena di cittadini che chiedevano la fine delle politiche di austerità, che avrebbero - e hanno alla prova dei fatti - costretto la Spagna e gli altri paesi periferici della zona euro a subire l'inasprimento della crisi economica e sociale. Quel disagio collettivo che scuote le piazze, le strade, i luoghi del vissuto quotidiano  e che la politica insieme ai suoi opinionisti provano ad addomesticare dentro i salotti televisivi, impegnati in un'operazione che ha gradualmente spostato l'analisi delle cause della crisi all'interno di uno schema interpretativo dove a contare sono i tatticismi interni ai soggetti politici e non tanto le nefaste azioni finora intraprese.

Il 25 aprile 'sciaradico': nuovi percorsi tra resistenza e riappropriazione degli spazi

La rivalutazione di un parco cittadino, unita ai valori dell'antifascismo e dell'antirazzismo, in territori dove nei primi anni del nuovo millennio è cresciuto il consenso nei confronti della Lega Nord, spinsero – cinque anni fa – dei giovani di Corridonia – cittadina dell'entroterra marchigiano sulla cui storia e architettura “pesa” una visita del Duce datata 1931 – a muoversi nell'organizzazione della festa del 25 aprile. La quinta edizione dell'iniziativa, che ha avuto la capacità di rinnovarsi e di non risultare mai scontata, è dedicata agli “Spazi Liberati” ed ha coinvolto – attraverso un percorso assembleare sui temi del mutualismo e della riappropriazione degli spazi urbani, lanciato da Sciarada, questo il nome dell'associazione capofila, e dalla locale Società Operaia di Mutuo Soccorso – nuove soggettività dell'intera provincia di Macerata, determinate a guardarsi intorno e a non restare ancorate all'esercizio stilistico della mera commemorazione di quei fatti del passato, senza dettare indirizzi e prospettive future.

Hurricane, il grido dell’innocenza

 

14 dicembre 1964. I seimila spettatori della Convention Hall di Filadelfia sommersero in una selva di fischi l’arbitro Polis e i giudici di gara Mina e Beloff dopo l’assegnazione della vittoria ai punti all’italo-americano Joey Giardello, il quale aveva chiaramente subito per nove round su quindici nella finale mondiale dei pesi medi, tant'è che al quarto round il suo sopracciglio fu aperto a metà dai colpi spietati dello sfidante. Dall’angolo opposto del ring, Rubin Carter, emergente pugilo afro-americano, ansimante e incredulo, derubato' del titolo iridato dal razzismo sportivo e dal racket delle scommesse, molto in voga a quei tempi nei palazzetti della Pennsylvania.

 

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