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L’ONU alla guerra in Mali con i droni italiani

Questo articolo è stato originariamente pubblicato da Antonio Mazzeo blog.

Le Nazioni Unite vanno alla guerra in Mali con gli aerei senza pilota prodotti a Ronchi dei Legionari, Gorizia, negli stabilimenti della Selex ES, gruppo Finmeccanica. Nei giorni scorsi il responsabile Onu per le operazioni di peacekeeping, Hervé Ladsous, ha reso noto che i caschi blu della missione MINUSMA (Mission multidimensionnelle intégrée des Nations Unies pour la stabilisation) utilizzeranno i droni “Falco” nel paese africano vittima di un violento conflitto politico-militare interno. Anche se privi di armamento a bordo, i “Falco” di Selex-Finmeccanica sono un sistema d’eccellenza per le operazioni di sorveglianza e segnalazione degli obiettivi “nemici”. Questo velivolo a pilotaggio remoto è in grado di volare a medie altitudini con un raggio di azione di 250 km e un’autonomia superiore alle 12 ore di volo a un’altitudine di 10 mila metri. Grazie ai propri sensori radar ad alta risoluzione, il “Falco” può individuare, di giorno e di notte, obiettivi in tempo reale e a notevole distanza.

Mai più vittime! L'appello per pace, libertà, giustizia in Palestina e Israele

La situazione in Palestina si aggrava di ora in ora. Riportiamo di seguito un appello che hanno già firmato tantissime associazioni, per mobilitarsi per la pace, con manifestazioni in tutta Italia mercoledì 16 luglio. Vi invitiamo ad aderire (inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e a diffondere.

Di fronte all'ennesima esplosione della violenza e di morti in Palestina ci sentiamo in dovere di lanciare – in maniera congiunta alle realtà e altre Reti interessate ad un’azione comune - un appello per una mobilitazione, in ogni città del nostro Paese, contro la guerra e per la pace in Medio Oriente per la giornata di mercoledì 16 luglio.

Vi invitiamo ad aderire all'appello sottostante e ad organizzare iniziative per far sentire forte le ragioni e la voce del movimento italiano per la Pace e per la nonviolenza.

Salviamo Port'Alba: l'appello della città di Napoli alle istituzioni

Quasi cinquemila firme in ventiquattr'ore: questo il dato della petizione web lanciata attraverso una pagina Facebook in difesa delle bancarelle di libri di Port'Alba, antica porta del centro di Napoli che collega due delle piazze centrali, Piazza Dante e Piazza Bellini. È la sede – da tempo immemore – di un numero improponibile di librerie, ma soprattutto di bancarelle dove è possibile trovare qualunque tipo di pubblicazione, dalle più recenti alle prime edizioni dei testi di Benedetto Croce, a pochi euro. Libri a uno, due, tre euro, ma non mancano le offerte speciali: tre libri a due euro, cinque libri a tre euro, dieci libri a cinque euro.

Il Brasile al tempo dei Mondiali di calcio. Parte seconda

Nella patria del calcio, l’organizzazione dei mondiali è stata accompagnata da proteste, scioperi e manifestazioni. Sotto accusa il governo di Dilma Rousseff, che non ha lesinato alcun mezzo repressivo. Ma dietro le immagini che stanno facendo il giro del mondo, v’è molto di più: un paese ricco e complicato che sta affrontando una parabola socio-economica unica nella sua storia.

"Ciro era un ragazzo"

Sono mancata dal quartiere per qualche giorno, e ci sono ritornata soltanto ieri (26 giugno). Ho preso il pullman dallo stazionamento della metro e addentrandomi dentro Scampia cercavo segni percepibili di quello che era successo. Cercavo segnali, e il quartiere era silenzioso, deserto, chiuso in se stesso.

#nulladaperdere: il 29 giugno a Roma un tuffo senza rete

29 giugno a Roma: a partire da attivisti dell'Altra Europa con Tsipras e della campagna ACT! Agire, Costruire, Trasformare lancia un grande incontro nazionale aperto e "dal basso", per fare rete e continuare a costruire L'Altra Europa. Riportiamo di seguito il lancio dell'iniziativa. Noi ci saremo!

Ce lo dicono tutti i giorni: cambiare è impossibile, tutto deve restare com’è, non c’è alternativa. Dobbiamo rassegnarci a vedere le nostre vite distrutte dalla precarietà, dallo sfruttamento, da decisioni sulle quali non abbiamo alcuna possibilità di incidere. Ci vogliono deboli, depressi, rassegnati. In una parola: servi. Ridotti ad applaudire, da spettatori, il teatrino gattopardesco dei leader, che dietro alla retorica di una finta idea di modernità e di trasformazione nascondono i soliti, intoccabili, interessi consolidati di una classe politica che annuncia di voler cambiare tutto e alla fine non cambia niente.

Viaggio in Brasile al tempo dei Mondiali

Nella patria del calcio, l’organizzazione dei mondiali è stata accompagnata da proteste, scioperi e manifestazioni. Sotto accusa il governo di Dilma Rousseff, che non lesinato alcun mezzo repressivo. Ma dietro le immagini che stanno facendo il giro del mondo, v’è molto di più: un paese ricco e complicato che sta affrontando una parabola socio-economica unica nella sua storia.

Verso la coppa, i riflettori si accendono

Nell’ormai lontano ottobre 2007, a Zurigo, durante la cerimonia per l’assegnazione della sede per i Mondiali del 2014, a rappresentare il Brasile, rimasto unico candidato, c’erano il calciatore Romário, il presidente Lula e lo scrittore Paulo Coelho. Tre figure, a modo loro, fortemente espressive del nuovo volto del Brasile del XXI secolo. Dopo la proclamazione, in molti, e in America Latina, e fuori, misero in dubbio sin dall’inizio le capacità organizzative del paese carioca, richiamando alla memoria i terribili ritardi che caratterizzarono il Mundial del 1950. Quasi a voler calare la scure della condanna secolare sull’efficienza brasiliana. Molti altri, invece, lanciarono subito l’allarme sulle possibili conseguenze che una manifestazione di questo genere, catalizzatrice di investimenti spropositati, avrebbe potuto innescare. Quasi preconizzando quanto tra le strade e le piazze brasiliane è accaduto e accade da ormai due anni.

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