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"La prostituzione è la nemica della liberazione sessuale". Intervista a Kajsa Ekis Ekman

Kajsa Ekis Ekman è una giornalista svedese autrice di Being and Being Bought, un testo in cui elabora una teoria contro la prostituzione. Pubblichiamo la traduzione di un'intervista da lei rilasciata al numero 374 del settimanale catalano Directa, che ringraziamo assieme all'autrice, Glòria Casas Vila, per la disponibilità. Vi proponiamo questa controversa intervista, che ha suscitato non poche polemiche con la sua pubblicazione su Directa e che ha dato vita a un dibattito intenso anche all'interno della nostra redazione, come stimolo a un dibattito troppo poco sviluppato nel nostro Paese e contro ogni tabù. 

Messico: dietro la strage

“Mexico, ten fe y no te rindas, porque más poder le da al tonto gobierno”

“Messico: abbi fede e non arrenderti perché daresti più potere allo stupido governo”.

Così si legge in uno dei cartelloni che continuano a colorare le innumerevoli manifestazioni per i desaparecidos di Ayo­tzinapa in tutto il Messico, che sono scomparsi lo scorso 26 settembre: 43, meno uno ritrovato da pochi giorni, di cui sono stati accertati i resti; oltre a sei per­sone morte ed una in coma. Ma su queste morti non è calato il silenzio.

Petrolio a saldi: è una buona notizia?

L’OPEC, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, si è riunita lo scorso venerdì 27 novembre a Vienna generando un’attenzione mediatica che non si vedeva dagli anni Ottanta. Dall’OPEC ci si attendeva un possibile taglio alla produzione che contrastasse la riduzione del prezzo del greggio pari al 30 per cento rispetto a questa estate, e al 50 per cento rispetto ai massimi di quasi 140 dollari al barile raggiunti nel 2008. Siamo di fronte ad un crollo talmente repentino da spingere alcuni a rievocare il “controshock” petrolifero del 1986, anno in cui l’Arabia Saudita decise di inondare il mondo di greggio provocando un tracollo dei prezzi.

No, no se puede. La nuova legge di pubblica repressione in Spagna

Giovedì 11 dicembre il Congresso dei Deputati di Spagna ha approvato la Legge Organica sulla Protezione della Sicurezza Pubblica, detta Legge Bavaglio. Si tratta di un passo indietro pesantissimo nel diritto all’espressione per il Paese, che riporta in auge una concezione dell’ordine pubblico degna dell’epoca franchista.

La legge prevede la possibilità di punire severamente con multe pecuniarie molti comportamenti tipici della protesta, che in questi anni hanno fortemente messo in difficoltà il Governo Rajoy. Tra gli altri la legge rende criminali gesti come il sit-in, l’occupazione di spazi pubblici, il circondare le sedi istituzionali, i “concerti di pentole”, l’organizzazione di incontri pubblici e manifestazioni senza preavviso, comprese quelle spontanee, il non abbandonare una manifestazione quando si riceve l'ordine di farlo, il cantare o gridare durante manifestazioni “clandestine”, l’uso di hashtag Twitter di proteste non autorizzate, il manifestare indossando la propria divisa di lavoro, il cercare di impedire uno sfratto, il mancare di rispetto alle forze dell’ordine anche nelle forme in cui il fatto non costituisce reato penale. Inoltre l’uso o la diffusione non autorizzate di immagini di autorità o personale delle forze dell’ordine, anche per finalità giornalistiche, sarà considerato “reato grave”.

Macedonia: Le proteste degli studenti infiammano il paese

Gli studenti scendono in piazza in Macedonia contro i tentativi del governo di minare l’indipendenza dell’università, nella prima grande protesta civica nel paese degli ultimi vent’anni.

Lo scorso 10 dicembre più di 12.000 studenti sono scesi in piazza in Macedonia per rivendicare il diritto ad un’università indipendente e priva di interferenze da parte dello stato. La manifestazione principale si è tenuta nella capitale, Skopje, mentre altre proteste sono state organizzate in città minori. Questa è la seconda dimostrazione organizzata dagli studenti: alla prima, tenutasi il 17 novembre, avevano partecipato più di 2.000 persone, tra l’indifferenza quasi totale dei media.

Oi ne’: la sveglia delle periferie

Nel linguaggio comune, i termini di periferia e centro sono fin troppo viziati da giudizi di valore positivo e negativo, cosicché l’immaginario collettivo pensa ai due termini in modo squilibrato. Tra periferia e centro viene a formarsi un legame di dipendenza dove chi ha troppo (centro) concede a chi ha troppo poco (periferia). Qualità e possibilità sono attribuibili solo al centro, spazio nel quale si direziona tutto, mentre alla periferia, spazio appena al di qua del centro, si attribuisce spesso una mancanza di qualità, come se si trattasse di uno spazio mancante.

Ma è possibile che questa opposizione centro/periferia sia solamente un ostacolo alle possibilità che si sviluppano nei luoghi del vivere quotidiano? È possibile pensare alla definizione di uno spazio comune svincolato dalla questione controversa centro-periferia? Attenzione, la questione trova la sua pulsione nel linguaggio. Il potere di nominare, costruire significati e di esercitare il controllo sul flusso delle informazioni all'interno delle società contemporanee è oggi uno dei fattori che determinano le principali differenze della struttura sociale. In questo senso il ciclo di incontri Oi ne’ – Esperimenti provinciali risponde all’esigenza di rinnovare il linguaggio raccontando con suoni, immagini e parole i concetti di ‘periferia’, ‘centro’, ‘quartiere’, ‘città’ per ricucire, ridisegnare le mappe mentali della socialità e le nervature delle relazioni umane. 

Continua la repressione: nuovi arresti in Turchia

Si tratta di un’operazione che si è svolta in 13 città e ha coinvolto in totale 31 persone. L’accusa è quella di aver tentato di rovesciare il sistema democratico della Repubblica di Turchia creando prove ritenute false dal sistema giuridico e, soprattutto, effettuando intercettazioni telefoniche illegali. Nel mirino: giornalisti, sceneggiatori e produttori dei telefilm e alcuni poliziotti.

Ormai è palpabile il conflitto tra il Governo, composto dal partito unico AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo) e la fratellanza religiosa guidata dall’esiliato Fettullah Gülen. Dopo un rimpasto che ha portato alla sostituzione di diversi membri del governo appartenenti alla comunità di Gülen, all’interno dell’AKP c’è stata anche una forte scissione provocata da operazioni anti corruzione che, nei mesi di novembre e dicembre di quest'anno, hanno coinvolto quattro ministri ed una serie di persone vicine al Governo. Il Primo Ministro all’epoca dei fatti, Recep Tayyip Erdoğan, per la prima volta aveva iniziato ad utilizzare il concetto di “Stato parallelo” facendo riferimento alla comunità di Gülen. Secondo l’AKP e, soprattutto, secondo Erdoğan, da tempo in Turchia esisteva un sistema parallelo allo Stato legittimo e questo si era infiltrato nel sistema giuridico, nelle forze dell’ordine ed in una serie di enti pubblici. Da quel momento in poi il vessillo degli esponenti della comunità di Gülen è stato quello di “lottare contro la corruzione per il bene della patria”, sovente ribadito tramite video messaggi pubblicati sul sito Herkul dalla Pennsylvania, ove tuttora risiede Gülen. Obiettivo principe del Governo restava la lotta contro il sistema oscuro che tenta di ottenere il potere in modo illegittimo ed illegale. La necessità di scontro con la comunità di Gülen è stata ribadita, fortemente, in particolar modo durante il periodo elettorale che ha portato Recep Tayyip Erdoğan a diventare il Presidente della Repubblica.

Sudafrica: un pomeriggio a Makause. Intervista ad Alfred General Moyo

Makause è uno dei tanti informal settlement (insediamenti informali) nella provincia del Gauteng in Sudafrica, a un quarto d’ora da Johannesburg. Qui dal 2007 la comunità ha dato vita al Makause Community Development Forum (MACODEFO), un progetto dal basso nato per supportare le istanze delle persone che vivono quotidianamente la difficile realtà di Makause. Ho avuto il piacere di conoscere Alfred General Moyo, uno dei leader di MACODEFO, coordinatore del Democratic Left Front (DLF)  della regione di Ekurhuleni e membro del movimento Keep Left (entrambe le organizzazioni parte dello United Front). Dopo pranzo il cielo si copre, l’estate è la stagione delle piogge e il solito temporale pomeridiano si abbatte sui tetti di lamiera. Noi chiacchieriamo davanti una tazza di tè.

Vladimir: Più che un buon intervistatore so essere un decente ascoltatore, quindi hai carta bianca, General. Inizia da ciò che preferisci.

General: Partirei dagli anni '80 quando la gente iniziò ad arrivare a Makause. Si trattava di migranti sudafricani e mozambicani impiegati nelle miniere qui intorno. La paga insignificante che percepivano non permetteva loro di poter sostenere un affitto, per cui la sera, finito il turno di lavoro, mettevano su con i materiali che trovavano degli alloggi improvvisati che erano costretti poi a smontare all’alba: se scoperti dalla polizia sarebbero stati vittime di violenze e incarcerati. Le cose iniziarono a migliorare dopo il rilascio di Mandela, nel febbraio del '90. Chi si trovava qui cominciò a chiamare i propri conoscenti e familiari per sfruttare le possibilità che la vicinanza a Johannesburg offriva; le abitazioni divennero permanenti. La gente diceva “Vieni, non si sta benissimo, abbiamo tanti problemi, ma le cose miglioreranno”. Oggi a Makause vivono all’incirca diecimila persone, prive di allacciamento alla rete elettrica e a quella idrica.

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