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Le sfide (vinte) di Syriza: fra mutualismo, resistenza e conflitto

Volgere lo sguardo alle innumerevoli forme di mutualismo sociale realizzate in Grecia da Syriza ci riporta indietro di un secolo, alla fine dell’Ottocento, quando il nascente movimento operaio inventa le società di mutuo soccorso, le leghe di resistenza, le cooperative.

D’altronde, se si è stati ricacciati indietro nel tempo, si dovrà pur ricominciare daccapo. E questo Syriza lo capisce benissimo.

Se la dimensione politica e istituzionale è tenuta sotto sequestro, ed è oramai un terreno scivoloso e di sabbie mobili, c’è da riferirsi alla dimensione sociale come terreno privilegiato d’azione e di intervento. Per restituire alla politica la dignità di strumento utile ad incidere in positivo sulle condizioni materiali di esistenza delle persone, in grado di intrecciarsi nuovamente con i momenti di vita e di sofferenza delle persone.

Syriza ha ben chiaro il contesto in cui va ad operare: quello di una democrazia “sospesa” e in ostaggio. Uno scenario comune tanto alla Grecia quanto all’Italia.

Tutti gli strumenti di cui si era dotato il movimento operaio durante il “secolo breve” per governare e orientare i processi economici, dagli anni ’70 ad oggi sono stati a poco a poco spuntati. Prima la globalizzazione neoliberista, poi il cosiddetto pilota automatico messo in moto dalla tecnocrazia europea hanno svuotato le istituzioni democratiche di poteri e funzioni e immobilizzato la politica in un recinto. Oggi le decisioni economiche si impongono come qualcosa di oggettivo e naturale, di spettanza ad autorità indipendenti per quanto riguarda la politica monetaria, a parametri capziosi per quanto riguarda il bilancio pubblico, alle “virtù” autoregolatorie per i mercati e la finanza, e alla deregulation per i movimenti di capitali e gli scambi di merci e servizi, sulla base di un’unica agenda possibile, alla quale attenersi rigorosamente, ben pochi essendo i margini di manovra ammessi al suo interno.

Se queste sono le condizioni, Syriza non compie l’errore di considerare il momento elettorale e il terreno istituzionale come l’alfa e l’omega del proprio agire politico, ma fa sua una nuova e vincente strategia politica. Riuscendo in un modello che dal sociale, a partire dai bisogni reali delle persone, sale alla politica e non viceversa. Intraprendendo negli anni uno sforzo generoso di radicamento e insediamento sociale, in basso, nei territori, in rapporto con i bisogni delle persone, così intercettando quei pezzi di società in sofferenza prima che finissero preda dell’estrema destra di Alba Dorata. Il successo di Tsipras premia dunque una pratica sociale che si è reinventata su un poderoso movimento di lotta contro le politiche di austerità, e che ha saputo radicarsi nelle esperienze più dolorose e sofferenti del popolo greco attraverso una straordinaria rete di resistenza e di mutuo soccorso. Proprio come fece il movimento operaio alla fine dell’800.

Mutualismo, resistenza, conflitto sono state le parole d’ordine, alle quali si è accompagnata una critica radicale alle politiche di austerità del governo greco e della Troika europea.

Il rischio, diversamente, era quello di restare stretti dentro la tenaglia che soffoca la sinistra nostrana nel suo complesso. Per cui chi sta nelle istituzioni, in questo contesto di democrazia rappresentativa mutilata e inerte, con un centrosinistra tuttora interno al quadro delle compatibilità date, finisce quasi per consumarsi in un’inevitabile impotenza, con tutti i rischi di una deriva burocratica e autoreferenziale. Chi ne sta fuori, salva se stesso e la propria carica antagonista, ma non riesce a trovare un perno che sia leva di trasformazioni significative.

Syriza si afferma perché riesce a riconnettere dimensione politica e dimensione sociale, coltivando quella dialettica positiva fra “lotte nelle piazze” e “lotte nelle istituzioni” per cui si utilizzano e si combinano entrambe nel modo più utile ed efficace possibile allo scopo di modificare i rapporti di forza e di trasformare lo “stato di cose presente”. Gli attivisti della nuova sinistra ellenica vincono perché hanno dimostrato come migliorare le condizioni di vita dei greci prima di aver vinto le elezioni, quando ancora in parlamento contavano poco e niente.

Oggi la Grecia di Tsipras può riuscire nell’impresa di restituire senso alla democrazia. Dopo decenni di marginalità della politica e della sinistra si apre la possibilità di un ritorno attivo dei cittadini sul terreno delle scelte economiche: luogo divenuto inaccessibile alla sovranità popolare visto che mai come oggi le decisioni fondamentali che riguardano l’economia o non arrivano agli organi rappresentativi o se arrivano vi arrivano prese in altra sede, in una sede in cui la stragrande maggioranza dei cittadini non ha alcuna voce in capitolo.

Insomma, la nuova sinistra ellenica è ripartita con successo dalle origini, dalle prime esperienze di organizzazione del movimento operaio. Ora è al governo ed è la prima forza politica greca, e fa sua la sfida di restituire senso alla democrazia, alla politica, alla sinistra.

È dalla Grecia, già culla della civiltà, che oggi sembra emergere una nuova speranza per l’Europa: i primi bagliori di una riscossa dei popoli contro la gabbia dell’austerity e del neoliberismo.

Il resto dell’articolo si trova pubblicato nel nuovo numero di Alternative per socialismo.

Podemos, un animale strano si aggira per l’Europa: intervista a Giacomo Russo Spena

Tratto da 404: File Not Found

Finito di stampare a Novembre 2014, Podemos – La sinistra spagnola oltre la sinistra è l’ultima fatica dei giornalisti Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena. Recentemente andato in seconda ristampa, il libro segue di qualche mese un altro agile volume – Tsipras chi? – Il leader greco che vuole rifare l’Europa. Come il primo, anche questo libro è edito da Alegre, e presenta in modo accessibile, sintetico e coinvolgente la nascita e l’evoluzione di un movimento politico che ambisce a scompaginare la storia recente del proprio Paese, con conseguenze imprevedibili sui destini dell’intero continente.

Dopo i primi due capitoli in cui riassumono efficacemente quelle che possono essere definite come le “cause” della nascita e della base di consenso di Podemos – la crisi economica, nelle forme in cui si è abbattuta sulla Spagna a partire dal 2009, ed il movimento degli Indignados, che dal 2011 ha contestato il governo della crisi messo in atto dai tradizionali Partito Socialista Spagnolo (PSOE) e Partito Popolare (PP) – e un terzo più corposo dedicato specificamente a ricostruire l’ascesa di Podemos e del suo leader, Pablo Iglesias, i due autori si dedicano ad approfondire il retroterra ideologico e teorico del movimento, toccando il nodo molto “italiano” delle affinità e divergenze con il Movimento 5 Stelle.

Mentre lasciamo a voi l’utile e appassionante lettura del volume per saperne di più sul movimento che, alle prossime elezioni politiche spagnole – previste nell’autunno 2015 – potrebbe andare a sostenere la sfida europea del Governo Tsipras, vi proponiamo un’intervista a Giacomo Russo Spena, giornalista e curatore del sito di MicroMega, nella quale proviamo ad approfittarsi della sua esperienza sui casi greco e spagnolo per guardare sia all’esperienza di casa nostra, che più in generale ai possibili sviluppi della crisi europea.

14 Dicembre: No alle condanne, la lotta non si arresta

Qualche giorno fa sono arrivate le dure richieste di condanne dei manifestanti imputati da parte della pubblica accusa per gli scontri di piazza della manifestazione del 14 dicembre 2010 : tra i 4 anni e sei mesi a 4 mesi.

 Sono passati quasi cinque anni e molti di noi erano in piazza quel giorno, il 14 dicembre, in cui il Governo Berlusconi comprò ad uno ad uno il voto di fiducia del Parlamento italiano, riuscendo così ad approvare la Riforma dell’università del Ministro Gelmini, riforma che a posteriori si è rivelata un fallimento. Queste condanne, rappresentano oggi, al pari di quelle contro gli attivisti No Tav molto più un segnale di repressione del conflitto sociale, che una faccenda di ordine giudiziario.

Esprimiamo piena solidarietà a tutti gli imputati e crediamo che sia necessario che il Comune di Roma dia un segnale rinunciando a costituirsi parte civile nel processo del 14 dicembre.

Siamo convinti che il tempo non possa essere un espediente per dimenticare l’importanza che le manifestazioni studentesche hanno avuto nell’opposizione al Governo Berlusconi e alle sue politiche corrotte, di smantellamento dell’istruzione pubblica e di precarizzazione della ricerca nel nostro Paese. Politiche nei confronti delle quali non si riscontra ancora una discontinuità da parte dell’attuale Governo.

Gli attivisti e le attiviste di ACT – Agire Costruire Trasformare

Sono cool questi rom! Miti da sfatare sul popolo gitano

«I rom, gli zingari, sono la feccia della società» sbraitava qualche sera fa a Piazza Pulita l'europarlamentare della Lega Nord, Gianluca Buonanno, quello del dito medio a Strasburgo e della spigola sventolata a Montecitorio, replicando ad alcune affermazioni fatte da Djana Pavlovic, attrice e attivista serba ma naturalizzata italiana, di etnia rom. Davanti a chi applaudiva quelle affermazioni il conduttore Corrado Formigli ha provato a prendere le distanze. Ma farebbe meglio a non fare da megafono, come giustamente gli ha fatto notare Fiorella Mannoia, ospite de La Zanzara su Radio24: «E poi dicono che il nemico pubblico numero uno è Maria De Filippi, perché Formigli lo invita?».

Quali prospettive per il mutualismo?

Alcune riflessioni collettive in occasione della presentazione del libro ”Dalle società di mutuo soccorso alle conquiste del welfare state” (Ediesse) di Anna Salfi e Fiorenza Tarozzi che si terrà martedì 3 alle 21.00 a Officine Corsare a  Torino.

Non è tutto oro quel che cresce! Quello che della Spagna non dicono

Le notizie europee, dopo qualche settimana trascorsa a dibattere sul «caso greco», riprendono oggi, guardando alla Spagna, che pubblica le stime del PIL dell’ultimo trimestre del 2014 e avanza le prime stime provvisorie per l’intero anno appena trascorso. Sembrerebbe quasi un trionfo: dopo 8 anni di crisi, il presidente Rajoy si presenta alla nazione smentendo le stime al ribasso di tutte le istituzioni europee e internazionali, ed anche qualche centro studi e rivista specializzata. Il Pil della Spagna è cresciuto, in termini nominali, dell’1.4% rispetto all’anno precedente (in cui governava sempre Rajoy, n.d.a.). Una cifra apparentemente sufficiente per un sospiro di sollievo: «la quarta economia dell’Eurozona sembra essere riuscita a lasciarsi il peggio dietro le spalle» (sole24ore).

Cipro contro la BCE. Il 4 marzo manifestazione a Nicosia

I sindacati e le organizzazioni sociali creatori della piattaforma «Society Reacts and Asserts» hanno lanciato un appello per una mobilitazione nazionale contro la Banca Centrale Europea per il prossimo 4 marzo, data della riunione del Consiglio Direttivo della Bce a Nicosia. Alla manifestazione, come si legge nel testo, sono invitati tutte le forze europee contrarie all’austerità e che combattono per un’Europa di solidarietà, di democrazia e di coesione sociale. La mobilitazione nasce da un profondo senso di sfiducia nei confronti delle istituzioni europee e nel modo in cui queste hanno gestito la crisi cipriota.

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