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Gabriele è libero, liberiamo Gabriele

Gabriele del Grande è un giornalista. Punto. Non bisognerebbe aggiungere altro. E invece è sempre più necessario trovare il tempo di rispondere ad accuse e infamie. Nel periodo della prigionia sono comparse storie su siti e blog, chi sosteneva che era finanziato da Soros, altri che se l'è andata a cercare, che insomma «se scegli posti di merda, poi sono cazzi tuoi», che «meglio: un comunista in meno», che «marcisse li dov'è finito».

Una coalizione civica per l'alternativa: per attuare due Costituzioni

"Dove c'è confusione, 
uno che sa quello che vuole
ha tutto da guadagnare" 
(Giù la testa, 1973)

LETTERA APERTA 
- a chi crede ancora che un altro mondo è possibile
- a chi ama più di ogni altra la settimana tra il 25 aprile e il primo maggio
- a chi non perderà un solo minuto di quella settimana per andare a voltare alle primarie del PD (che peraltro saranno vinte da Matteo Renzi)

Tramontata la stagione del bipolarismo e dei rozzi tentativi di restaurarlo attraverso forzature e stravolgimenti della carta costituzionale, il quadro politico attuale si presenta estremamente confuso. 

Perché la legge elettorale dovrebbe interessare ai movimenti

L’indipendenza e autonomia dei movimenti dai partiti e dalle istituzioni rappresentative è un punto politico costitutivo per molti, e il risultato di decenni di battaglie per il riconoscimento delle istanze sociali come direttamente titolari di politica. Il monopolio dei partiti sulla politica è finito da tempo, e la presenza di altri tipi di soggettività politica nella nostra società è un fatto di cui tutti devono tenere contro. L’autonomia del sociale, però, troppo spesso è stata confusa per autismo, portando i movimenti a non occuparsi in maniera regolare e autorevole del gioco della rappresentanza e delle sue regole. 

#NoTAP Non solo mafia, ulivi e geopolitica

Il 20 marzo sono iniziati i lavori di espianto degli ulivi che si trovano sul percorso del TAP. Questo è il terzo e ultimo tratto di un gasdotto che parte dall’Azerbaijan, nonché l’unica possibile porta d’accesso all’Europa per il gas azero, dopo che è fallito il progetto Nabucco che avrebbe dovuto farlo entrare dall’Austria (perché il paese asiatico non era in grado di garantire i 10 miliardi di metri cubi all’anno richiesti). L’approdo è a San Foca in Salento, 55 km a sud dell’allaccio alla rete nazionale dei gasdotti; gli attivisti No TAP presidiano il cantiere in questa fase decisiva e si mobilitano da anni per il proprio territorio. Le critiche al progetto sono molteplici e variegate.

Una società in cui valga la pena trovare un posto: per Michele e per tutti noi

La lettera di Michele, la storia tragica della sua scelta di farla finita con la vita, è una storia personale, e come tale va rispettata e non giudicata. Ma se è vero che la Storia è anche - soprattutto - l'intreccio di tante vicende singolari come questa, quella lettera ci racconta molte altre cose, che riguardano drammaticamente tutti noi. E ciò che c’è scritto, grazie alla coraggiosa scelta dei genitori di pubblicarla, ci impone di parlarne, non per pietismo o apologia del gesto, ma per tentare di capire a che altezza della storia siamo arrivati e provare a muoverci insieme verso un’altra direzione.

Lavorare meno, lavorare Tutti

Negli ultimi decenni il mercato del lavoro italiano è stato al centro di numerosi interventi legislativi, che con tonalità diverse hanno individuato nell’eccesso di rigidità della regolamentazione dei rapporti di lavoro e del sistema di relazioni industriali il freno alla competitività dell’economia nazionale. Le riforme promosse negli ultimi 20 anni hanno condiviso l’esigenza di intervenire sul costo del lavoro, ritenuto eccessivo e causa dei bassi tassi di occupazione e della crescita della disoccupazione strutturale. Tuttavia, la scelta di perseguire politiche di moderazione salariale, attraverso interventi di riduzione del cuneo fiscale e di ampliamento dei margini di flessibilità per le imprese, ha avuto un impatto minimo sulla ripresa dell’occupazione e sulla riduzione della disoccupazione. Non fa eccezione a questa tendenza di lungo periodo la riforma promossa dal governo Renzi, nota come Jobs Act. Il contenimento del costo del lavoro, lungi dal favorire la dinamica della produttività e la competitività dell’economia nazionale, ha agito nella direzione di ridurre ulteriormente lo stimolo agli investimenti privati, accentuando il ricorso a forme di lavoro precario e a bassa qualificazione. L’esplosione dei voucher o “buoni lavoro” si inserisce in questo solco che ha visto i governi di centrodestra e centro-sinistra convergere su una politica di moderazione salariale, favorendo processi di sostituzione di lavoro stabile con forme di impiego precarie e prive di tutele.

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