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Quella del "quarto Premier non eletto" è un'accusa alla democrazia senza popolo

La notizia del conferimento dell'incarico di Presidente del Consiglio a Paolo Gentiloni da parte del Presidente della Repubblica ha scatenato sui social due particolari tipi di reazioni: in molti hanno tuonato contro il "quarto Presidente del Consiglio non eletto dai cittadini", dopo Monti, Letta e Renzi; in altrettanti - se non più dei primi, ma questa è probabilmente una percezione dovuta alla filter bubble di chi scrive - hanno ricordato che la Costituzione non prevede che il mandato di Presidente del Consiglio sia conferito direttamente dal popolo.

Avanti tutta! Le maggioranze sociali per il No e la loro alternativa politica.

Il titolare dello studio legale, messo davanti al "preferirei di no" pronunciato da Bartleby, lo scrivano protagonista del celebre romanzo di Melville, rimase spiazzato, come sono rimasti spiazzate le classi dominanti europee la notte del 4 dicembre.

Partiamo da qui, dalla constatazione del fallimento - contingente e purtroppo non per forza duraturo - della “rivoluzione passiva” governata dall’alto, dalle varie frazioni politiche, economiche e della cultura mainstream dominanti. Non sono bastati i media blindati, le pubblicità pervasive, le lettere agli italiani all’estero, la politica delle decontribuzioni e degli incentivi messe in campo dal Governo Renzi. Non è bastato il terrorismo infuso nel discorso pubblico degli ultimi giorni, l’evocazione del Si come un katechon, ovvero una “forza frenante” e salvifica contro i nuovi barbari, i Grillo e i Salvini di turno.

Tommaso Fattori: "La migliore Costituzione e il governo dei peggiori: le mie ragioni per il No"

Intervista a Tommaso Fattori *
di Desideria Gandolfi

È necessario cambiare la Costituzione per cambiare l'Italia?

Bisognerebbe applicare la Costituzione per cambiare davvero l'Italia. Il "populismo di governo" è riuscito a convincere una buona parte degli italiani che i nostri problemi deriverebbero dal bicameralismo perfetto e da questioni di ingegneria istituzionale. Solo i politici del nostro paese sono ossessionati dai cambiamenti costituzionali, per nascondere le proprie incapacità. Lo disse già Norberto Bobbio, il ceto politico si trastulla con le riforme istituzionali per eludere i veri problemi. Siamo nel mezzo ad una crisi economica interminabile, incapaci di progettare un modello economico nuovo, di operare una conversione ecologica della produzione, ma la politica si concentra su questioni del tutto marginali di tecnica parlamentare rendendole agli occhi dell'opinione pubblica il presunto macigno sulla via di un futuro altrimenti radioso.

Le ragioni politiche del NO

Sono trent’anni che una politica subalterna e omologata all’agenda neoliberista mette in atto tentativi, più o meno riusciti, di manomettere la nostra Costituzione per adeguare la Costituzione formale alla cosiddetta Costituzione materiale, ovvero ai nuovi rapporti di forza che si sono imposti nel nostro Paese negli ultimi tre decenni.

Marrakech: non c’è solo la Cop22. Docenti in piazza per l’istruzione pubblica

La Cop22 di Marrakech è stata un’ottima occasione per il regime presieduto da Mohamed VI per lavorare sull’accrescimento del proprio consenso interno e sulla propria legittimità internazionale. Il Marocco è, infatti, rappresentato in ogni zona della conferenza come uno degli esempi più virtuosi in termini di investimento nella “transizione verde” e di golvernodel  fenomeno dei cambiamenti climatici da parte dei paesi “in via di sviluppo”.La presenza dei capi di Stato e di alti rappresentanti della diplomazia internazionale hanno sicuramente contribuito ad agevolare e rafforzare la legittimità della monarchia marocchina indebolendo il ruolo di denuncia della repressione, delle nefande conseguenze delle misure neo-liberiste e la mancanza di rispetto dei diritti sociali del governo marocchino che con difficoltà le opposizioni sociali esistenti provano a portare avanti.

Presidenziali USA, l’analisi dei dati: Donald Trump e la vittoria del meno odiato

Le elezioni presidenziali degli Stati Uniti sono sulla bocca di tutti, com’è normale che sia, di fronte all’egemonia economica, militare e culturale che Washington continua a esercitare sul resto del mondo. La vittoria di Donald Trump su Hillary Clinton, come già era avvenuto con la Brexit, sta provocando letture isteriche e parziali: da una parte chi si strappa i capelli e grida all’abolizione del suffragio universale perché un orda di nazisti ha eletto un mostro, privando il mondo di una leader progressista e responsabile, dall’altra chi vede nella vittoria di Trump un'esaltante rivolta popolare delle masse sfruttate contro l’élite globale.

Letture parziali che contengono sicuramente elementi di verità, intendiamoci, ma che rischiano di nascondere le tendenze reali osservabili nelle scelte dell’elettorato, e quindi di non fornire indicazioni utili all’azione politica, ma solo rabbia e angoscia acchiapa-click. Come già fatto in occasione della Brexit, si tenterà di leggere alcuni aspetti dai dati elettorali e di provare a evidenziare le linee di tendenze più interessanti che emergono. Per l’analisi verranno utilizzati gli exit poll prodotti da Edison Research e utilizzati dai maggiori organi di stampa americani. Non avendo disponibile l’intero dataset ma solo alcune sue rappresentazioni pubblicate in diversi organi di stampa, i grafici provengono o da quelle fonti (in particolare dal sito della CNN e da quello del NY Times) o sono stati prodotti da chi scrive rielaborando quei dati.

Gorino paranoica: un'analisi sul conflitto dietro le barricate

I recenti fatti di Gorino - dove decine di residenti hanno alzato letteralmente le barricate per impedire l’arrivo di alcune richiedenti asilo - hanno riacceso i riflettori sulla gestione dell’accoglienza nel nostro Paese e sulle diverse reazioni della popolazione nei territori di arrivo.

In Spagna vince Rajoy, l' Andreotti galiziano

Mariano Rajoy ce l’ha fatta. Pablo Iglesias ce l’ha fatta. Entrambi hanno ottenuto ciò che era lecito aspettarsi dopo le elezioni del 20 dicembre scorso (poi seguite da quelle del 26 luglio): il Partito Popolare al Governo, sostenuto da un fratturato Partito Socialista e da Ciutadanos e Podemos fieramente all’opposizione. Tuttavia la differenza tra i due è sostanziale: il primo non ha mai negato di ambire alla presidenza, mentre il secondo ha dato credito per 315 giorni all’idea di una maggioranza alternativa. Vi erano reali possibilità di riuscita di una simile operazione? Poche, pochissime. Sarebbe stata necessaria l’astensione di partiti nazionalisti o indipendentisti catalani e baschi, ma è tanto quanto basta per poter accusare il PSOE di tradimento. Il mito dell'unico partito PPSOE finalmente si afferma e Iglesias può presentarsi con più legittimità come unica alternativa alla destra. Un altro duro colpo per la socialdemocrazia.

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