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La delicata partita dello sgombero del Distretto 42

Puntuale, come negativamente ci ha insegnato questo ultimo anno in tema di spazi, è arrivato lo sgombero del Distretto 42, bene di proprietà del demanio, ex caserma militare in disuso da più di 20 anni. Questo edificio è uno delle tre caserme coinvolte nel cosiddetto "Progetto Caserme", volto alla vendita a privati di tali immobili al fine di capitalizzare per la realizzazione di un nuovo edificio militare in zona Ospedaletto, a Pisa. Un progetto arenato da circa 10 anni e ritenuto da molti impraticabile, benché il Ministero della Difesa abbia deciso di protendere ancora verso questa soluzione di utilizzo.

Forze militari europee nella Repubblica Centrafricana, anche l'Italia va alla guerra?

Da circa un anno, da quando il presidente Bozizé, deposto dal gruppo armato di Séléka, venne costretto alla fuga e il potere passò quindi nelle mani di Michel Djotodia, membro di Séléka, e primo presidente musulmano in un paese a maggioranza cristiana, nella Repubblica Centrafricana è in corso una guerra civile che ha 'costretto' all'invio di una missione di peacekeeping formata da un contingente interforze di militari di altri Stati africani. A questi, vanno sommati un paio di migliaia di soldati francesi presenti nel Paese e – notizia di questi giorni – altri 800 militari provenienti da tutta Europa, compresa l'Italia.

La Battaglia di Taranto. O della coerenza di comodo

Vi ricordate dell’intrepida Antonia Battaglia, la paladina dei due mari che nelle scorse settimane ha portato scompiglio nel campo della Sinistra italiana? Novella Giovanna d’Arco della causa ambientalista, la nostra si è sottratta con sdegno alla candidatura offertale da “L’altra Europa con Tsipras” per le prossime elezioni europee; motivo: impossibile stare in lista con gli esponenti di Sel, il “partito della morte”  responsabile della devastazione di Taranto! Addirittura il suo esempio cristallino ha miracolosamente risvegliato nella mente un po’ anchilosata di Paolo Flores D’Arcais il significato della parola “coerenza”, smarrito nelle troppe giravolte politiche degli ultimi vent’anni. E allora giù celebrazioni della vergine guerriera, e strali contro i machiavellici sostenitori della sinistra del compromesso. 

L'infinita notte della Turchia: di gatti, brogli e una capitale contesa

Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul blog Lost in Istanbul da The Post Internazionale. L'autore è un giornalista italiano che fa la spola tra Sicilia e Turchia.

Una notte elettorale che sembra non finire mai.
A oltre 48 ore dalla chiusura delle urne che hanno raccolto i voti dei turchi per le amministrative, centinaia di volontari stanno ancora cercando di ricontare e verificare le schede nella capitale Ankara, dove Melih Gökçek, il candidato del partito Akp del premier Tayyip Erdoğan, è stato riconfermato sindaco per la quinta volta per poche migliaia di voti (su un totale di oltre tre milioni).

Encerrados: in viaggio tra le carceri sudamericane con il fotoreporter Valerio Bispuri

È nel Sud America, terra da sempre scossa da venti rivoluzionari e da fremiti di libertà che Valerio Bispuri, fotoreporter italiano, inizia un viaggio lungo dieci anni attraverso settantaquattro carceri. Un viaggio tortuoso, per documentare, per ricordare, per sollecitare un discorso critico alla ricerca dell’identità di un intero popolo. Nasce da qui un progetto per dare una via d’uscita dall'invisibilità ai rinchiusi, passando dalle sbarre alla carta stampata e illustrata. Poi l’idea di un libro, che sarà pubblicato in formato album e conterrà 80 scatti dalle carceri sudamericane: dalla Colombia al Venezuela, fino all’Argentina e al Cile.

Da poliziotto al G8 di Genova a candidato sindaco a 5 Stelle (passando per l'Udeur)

Una candidatura al centro di molte polemiche quella di Nicola Di Michele, che potrebbe diventare sindaco di Termoli, uno dei centri più importanti del Molise, in quota Movimento 5 Stelle. Il 44enne, scelto dalla base per rappresentare il Movimento nella corsa per la poltrona di primo cittadino, si era già candidato nel 2010 nelle fila dell'Udeur, a sostegno di Basso Antonio Di Brino, esponente del PdL poi eletto sindaco in quella tornata elettorale. Ma soprattutto, come poliziotto penitenziario, era presente al G8 del 2001 a Genova, un'esperienza che ha descritto sostenendo che “per tre giorni siamo stati circondati da 150mila pacifisti”.

Risiko della geopolitica o orientalismo della protesta? Contro una dicotomia assurda

La politica estera è uno degli ambiti in cui si manifesta maggiormente la crisi della sinistra europea. Ben prima del tracollo elettorale si è evidenziata nella nostra parte una difficoltà nell'analizzare movimenti, crisi e manovre egemoniche sia dentro che fuori del continente. La crisi ucraina – come già prima quelle balcaniche, iraniana, libica, siriana - per l'ennesima volta evidenzia una tensione che possiamo ridurre così: ad un estremo vi sono coloro i quali a fronte di governi diversi dalle democrazie liberali occidentali tendono a schierarsi totalmente con le opposizioni, prescindendo quindi da analisi sulla composizione di classe, politica e sui sostegni esterni a tali gruppi; in questo senso tutto si riduce a uno scontro tra la dittatura e le masse in cerca di libertà. Dall'altro, invece, chi ignora le condizioni di vita dei popoli nei paesi in cui esplode una rivolta armata e le responsabilità politiche dei governi autoritari e corrotti. La rivolta è vista solo in chiave geopolitica: i popoli sono solo pedine di un grande gioco manovrate dall'esterno; tali espressioni di lotta andrebbero rigettate se esplose in paesi  tendenti a limitare l'egemonia statunitense, e chiunque contesta governi che hanno cattivi rapporti con gli Usa è, automaticamente, un fantoccio della Cia.

Il caos nel Venezuela di Maduro

Da quando Nicolás Maduro è succeduto a Hugo Chávez alla guida del Venezuela poco meno di un anno fa, questo è il suo momento più difficile. I disordini scoppiati il 12 febbraio, infatti, non si sono ancora spenti e la tensione aumenta. Mentre attraverso i media fanno il giro del mondo le immagini delle due miss vittime degli incidenti di piazza, a Caracas la piazza resta calda e incerto è il futuro del Paese, che pare essere ripiombato nel suo congenito caos interno. La protesta è iniziata il 12 febbraio scorso, quando una manifestazione studentesca nello stato di Táchira si è estesa al resto del Venezuela. Il nucleo della protesta è rappresentato dagli strati della classe media dei centri urbani, che mettono sotto accusa l’attuale governo per la mancanza di sicurezza pubblica e denunciano un asfissiante livello inflazionistico sui beni di consumo. Al loro fianco si sono uniti presto i vari settori dell’opposizione chavista, usciti sconfitti alle elezioni dello scorso anno, che approfittano dell’attuale situazione per mobilitare le proprie forze in funzione anti-governativa. In un contesto di profonde fratture sociali, in cui l’intero corpus politico è attraversato da una faglia insanabile, i disordini dividono il paese evidenziando tratti di un conflitto interno dalle trame assai complicate.

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