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Road to Atene. I tre giorni che hanno sconvolto l’Europa

"Ho un appuntamento con la Storia e non me lo lascerò sfuggire": ripetevo dentro di me con convinzione queste parole mentre programmavo (per modo di dire) il viaggio che mi avrebbe condotto ad Atene nei giorni delle importantissime elezioni politiche greche, senza pensare troppo agli sfottò e agli inviti alla prudenza che cominciavano ad arrivare da amici e conoscenti.

Mi sentivo uno strano incrocio fra Lord Byron (che nel 1823 partì alla volta dell'Ellade per sostenere i greci nella loro guerra di indipendenza dai turchi) e Lino Banfi (la mia pugliesità emerge sempre in queste situazioni, calamitando gaffe e situazioni improbabili), ma volevo a tutti i costi essere un testimone privilegiato di un evento storico, su cui sarebbero stati puntati gli occhi dei media di tutta Europa e non solo. Un evento da narrare ai miei nipoti, un giorno.

Detto, fatto. Alla fine son partito. Quello che segue è un breve racconto di questi cinque giorni, in forma di diario e utilizzando rigorosamente il tempo indicativo presente. Buona lettura.

Kobane è libera

«Per la stampa, per le Unità di Difesa del Popolo, per il Comando Generale, per il Popolo Curdo, i Popoli del Medio Oriente, e per l’Opinione Pubblica, la città di Kobane in Rojava (Ovest Kurdistan) è stata oggi (26 Gennaio) completamente liberata dai terroristi dell’ISIS». Con toni enfatici che sanno di storia si apre il bollettino che tutti speravamo di leggere.

La storia non è finita, e continuano a farla i popoli

Oggi, poco meno di dieci milioni di cittadini di Greci avranno la possibilità di recarsi alle urne, per eleggere il proprio parlamento e decidere dunque quale governo dare al proprio Paese. Un evento piuttosto rituale – dal ripristino della democrazia nel 1974 ad oggi, i greci hanno votato una volta ogni due anni e mezzo – in un Paese che raccoglie a malapena un cinquantesimo degli abitanti dell’Unione Europea e poco più dell’uno per cento del suo prodotto interno lordo. Nonostante ciò, i mercati finanziari di tutto il mondo attendono di capire cosa farà quel ristretto numero di greci ancora incerti – tra Nuova Democrazia e Syriza, e ancor più tra Syriza e le altre opposizioni di “sinistra”, dai comunisti del KKE ai socialdemocratici del Pasok. Ecco, no, diciamo che i “mercati” – o quella piccola cerchia di grossi portafogli in grado di muoverli a piacimento – non hanno aspettato il voto per speculare su un panico che essi stessi vanno diffondendo di proposito. Ma questa è un’altra storia.

10 appunti per l'alternativa. Le proposte di ACT! per una nuova sinistra

"ACT! agire, costruire, trasformare", rete di attivisti impegnati nel sociale e nella politica per cambiare radicalmente le condizioni di vita dei giovani europei, sempre più precari, ha pubblicato un documento dal titolo "10 appunti per l'alternativa. In basso è il luogo, gli oppressi la parte, a sinistra la direzione", che contiene una serie di proposte "per costruire una nuova sinistra all'altezza dei nostri bisogni e dei tempi in cui viviamo". Riportiamo di seguito la presentazione del documento, che potete scaricare dal sito di ACT! 

2015: tre spettri si aggirano per l'Europa

Ha ancora senso battersi contro un demone,
quando la dittatura è dentro di te...?

[Afterhours, Padania]

L'inizio di questo 2015 è una di quelle fasi in cui il tempo si addensa. È in momenti come questi che, al di là di ogni tentativo lineare e deterministico di dividere gli eventi nei "prima" e nei "dopo", le contraddizioni di un'epoca vengono a galla. E oggi è l'Europa intera a doversi guardare allo specchio, facendo i conti con i propri violenti conati di vomito e con una crisi d'identità profondissima.

Si può dire che tre spettri si aggirino nell'Europa della crisi, invadendo in modo più o meno significativo il nostro quotidiano e rendendo molto inquietante l'immaginarsi un futuro. Le prime pagine dei quotidiani dell'8 gennaio testimoniano al meglio la presenza di questi fantasmi: la "crisi greca", o come meglio può dirsi l'avvicinarsi di quelle che dovrebbero essere normali elezioni politiche in un Paese dell'eurozona; il continuo avvitarsi della crisi economica in tutto il continente, con l'emersione di nuovi fascismi e l'Italia che risulta imprigionata nella farsa renziana (tanto ridicola quanto terribilmente dannosa). E poi, chiaramente, la tragedia di Parigi.

Una tragedia, quella del massacro del Charlie Hebdo, che unisce il massimo della banalità al massimo della complessità (chi ha detto Arendt?), ma che – ne siamo convinti – può provare a comprendersi solo in un contesto (economico, socio-culturale, geopolitico) europeo.

Charlie Hebdo, la libertà e l'odio

Hanno ucciso 12 artisti nel centro di Parigi. È difficile immaginare un colpo più preciso al cuore della cultura europea, al centro di quello spazio di libertà, dibattito e progresso che ci piace identificare con il nostro continente. AK47 contro matite, 12 uomini disarmati freddati in pochi momenti, tra i tavoli di una redazione, senza resistenza, protetti come credevano di essere dalla propria libertà, da quello scudo di carte, tradizioni e costituzioni la cui fragilità è stata rivelata, una volta di più, dalla fredda logica delle armi.

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