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Movimento 5 Stelle: i numeri di un flop

De Vito e GrilloIl risultato elettorale delle comunali ha consegnato a chi siede in Parlamento un segnale che, comunque lo si veda, è un allarme reale per la democrazia di un Paese: l'astensionismo non solo è primo partito, come già denunciato dal Corsaro dopo il voto delle politiche, ma è una pratica talmente diffusa da spaventare realmente tutti. Tutti tranne il Movimento 5 Stelle, che invece gongola paventando una sostanziale tenuta, se non addirittura una crescita.

Nella serata di martedì, infatti, il blog di Beppe Grillo ha postato dei dati, confrontando i risultati delle comunali del 2008, in cui un nascente Movimento 5 Stelle emetteva i primi vagiti, con quelli di oggi, in cui comunque è una realtà affermata nel panorama politico nazionale. Ovviamente in tutte le realtà i consensi sono più che raddoppiati. Titolo del post: “Il crollo dei partiti”. Ciò detto, è legittimo chiedersi: “Ma è lo stesso Grillo che urlava fino a venerdì sera 'Arrendetevi!' ai partiti, è lo stesso Grillo che intende conquistare il 100% del Parlamento?”. E' fuor di dubbio che nei sogni di ogni parlamentare e di ogni attivista del Movimento 5 Stelle non ci fosse l'idea di arrivare al ballottaggio in tante grandi città, compresa Roma, e di conquistare la poltrona di primo cittadino in tantissimi comuni italiani. Perché nasconderlo?

“Il M5S ha commesso errori, chissà quanti”, ammette Beppe Grillo analizzando il voto nel suo consueto  post. Bene, uno di questi è quello di non essere in grado di autocritica. Anzi non conoscere nemmeno il senso del termine, tanto che il leader (o portavoce nazionale) del Movimento 5 Stelle finisce per  prendersela con quella che definisce Italia A, “composta da chi vive di politica, 500.000 persone, da chi ha la sicurezza di uno stipendio pubblico, 4 milioni di persone, dai pensionati, 19 milioni di persone”.

Di errori commessi da segnalare a Grillo e al Movimento 5 Stelle, poi, ce ne sarebbero diversi, a partire dalla gestione della querelle con Milena Gabanelli, prima incensata come vincitrice delle Quirinarie, poi messa alla stregua dei cosiddetti “pennivendoli” e considerata “asservita al padrone piddino”, come ha scritto un attivista, fino ad arrivare alle parole di Lello Ciampolillo senatore del Movimento Cinque Stelle, ospitate sul blog del leader: “Per quanto accaduto nella trasmissione Tv Report, a meno di ventiquattro ore dalle elezioni di domani 26 maggio 2013, il M5S chiederà comunque conto e giustizia, sia in sede di diritto di replica sia in sede parlamentare, riservando eventuali azioni anche in ambito giudiziario”.

Ma il Movimento 5 Stelle dovrebbe dare soprattutto qualche risposta a quella Grillo ha definito Italia B, fatta “di lavoratori autonomi, cassintegrati, precari, piccole e media imprese, studenti”. A quell'Italia deve spiegare perché anziché perdere tempo a trovare soluzioni rispetto al reddito di cittadinanza, non appoggia la proposta di legge che è stata presentata in Parlamento raccogliendo oltre 50mila firme di cittadini comuni (quelli che sono al centro di ogni pensiero dei parlamentari a 5 Stelle) e per la quale è stato già posto e risolto il problema della copertura finanziaria.

Grillo ovviamente non è il solo a peccare di mancanza di lucidità nei suoi 'sermoni', anzi la compagnia dei pentastellati che difende il proprio oltranzismo è variegata e non demorde. Su tutti, Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera dei deputati, che nemmeno ha aspettato che venissero scrutinate le prime schede per sostenere: “Entreranno consiglieri comunali 5 stelle ovunque. Continuerà lo tsunami di trasparenza e partecipazione in altre centinaia di enti pubblici italiani. Con qualche Sindaco, di spessore, come Federico Pizzarotti che in un anno ha ridotto il debito comunale di 200 milioni di euro. Un occhio particolare alla mia Campania, dove gli enti locali sono dilaniati dal clientelismo politico più sfrenato. Se entriamo anche lì, allora alle prossime elezioni nazionali (dove il voto è molto più libero), vinciamo e andiamo al Governo di questo paese. L’attivismo e quindi il consenso libero continua a crescere. Chi dice il contrario forse non ci sta osservando”.

Il deputato campano, pare di intuire, cita la propria Regione come possibile avamposto in vista delle prossime elezioni nazionali. Ebbene, la batosta elettorale più grossa arriva proprio dalla Campania, dove il Movimento 5 Stelle arranca in posizioni di retroguardia, ottenendo anche dei risultati da ultimi della classe, per esempio nel beneventano, a Lusciano, Maddaloni e San Tammaro. Negativi i risultati anche nel napoletano, ad Afragola, Calvizzano, Melito di Napoli, e a Campagna, in provincia di Salerno. Ovviamente, questi sono soltanto i comuni dove il Movimento 5 Stelle è andato peggio, per intenderci quelli in cui è sceso sotto la soglia del 2,5%.

Luigi Di Maio, però, è uno che non demorde e oggi scrive: “Faccio un in bocca al lupo a tutti i nuovi consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle eletti a questo turno. Sono a totale disposizione dei candidati Sindaco che andranno al ballottaggio. Ce ne sono almeno tre”. Quei comuni sono Pomezia, Assemini e Martellago, si trovano rispettivamente nelle province di Roma, Cagliari e Venezia e alle elezioni di febbraio avevano vinto il Movimento 5 Stelle trionfare, raccogliendo anche, nei primi due casi, il 40% dei consensi. Oggi, in quegli stessi comuni, i grillini prendono meno della metà dei voti, si piazzano dietro le coalizioni di centrosinistra e sono costretti a inseguire i voti del Pdl e delle liste civiche 'non allineate', per ribaltare la situazione nel ballottaggio.  Inoltre, il sobrio vicepresidente della Camera, per non essere da meno del suo portavoce nazionale, se la prende con i cittadini dei comuni dove il Movimento 5 Stelle è più radicato, in quei comuni, dove c'è una storia di partecipazione del MoVimento ineguagliabile, fatta di sacrificio e altruismo, lì i cittadini credo che siano stati un po' ingrati.

Andiamo a Roma Capitale. Qui Marcello De Vito, il candidato sindaco, ha commentato: “C'è stato un calo, ma non drammatico. Non è un risultato così negativo come viene detto. Il nostro dato va paragonato al 16,64% delle regionali di febbraio. In Consiglio faremo una bella opposizione. I partiti hanno fatto un grosso investimento economico e hanno intercettato i voti. I giornali hanno parlato poco di noi. Marchini col suo 10% ha tolto anche a noi”. Tralasciamo, come ci chiede di fare De Vito, il voto delle politiche e facciamo riferimento alle elezioni per la presidenza della Regione  Lazio. In quelle elezioni, a Roma Capitale, il M5S conquistò 220mila voti, contro i 130mila di questa tornata elettorale; anche se tutti i voti di Marchini fossero 'tolti' al Movimento 5 Stelle, al limite si potrebbe dire che non si sono persi consensi. E' però evidente che il consenso ad Alfio Marchini sia molto più eterogeneo di quanto faccia credere il commento del candidato sindaco a 5 Stelle. Va poi ricordato che Barillari, candidato del Movimento 5 Stelle alla Regione Lazio, sempre a Roma città, prese 315mila voti, molti più di quelli assegnati alla sua lista, oltre il doppio di quelli raccolti da De Vito alle elezioni comunali.

Ma i numeri di quello che i “pennivendoli” hanno definito un flop elettorale, da Nord a Sud, sono ancora più sconcertanti. Il Movimento 5 Stelle prende batoste ovunque nel Mezzogiorno d'Italia, dove un po' c'era da aspettarselo, non essendo radicato nei territori. Meno aspettati sono invece alcuni risultati nel Nord Italia, a partire dalla pentastellata Emilia, dove il risultato più significativo è il 18,77% raccolto dal Movimento a Imola, per proseguire nel Veneto, dove era risultato il primo partito e ora arranca sotto il 15% ovunque. A Treviso e Vicenza, il Movimento 5 Stelle ha preso un quinto dei voti delle politiche, stessa situazione, cambiando regione, a Imperia, dove passa dall'essere primo partito, con 8.023 preferenze a raccoglierne appena 1.776. E anche dove tiene il passo, come ad Ancona, perde i 2/3 dei voti. Infine la Lombardia, dove si è votato per le regionali e dove rispetto a quelle elezioni, il Movimento, che pure non è mai riuscito a ottenere grandi risultati nemmeno in passato, perde più della metà dei voti a Lodi e Brescia e precipita a Sondrio.

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