Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

Finanziamento pubblico ai partiti: il 2 per mille e le clientele 2.0

  • Scritto da  Roberto Iovino e Lorenzo Zamponi
  • Commenti:DISQUS_COMMENTS
Finanziamento pubblico ai partiti: il 2 per mille e le clientele 2.0

Il governo ha appena approvato il ddl di riforma del sistema di finanziamento dei partiti: spariscono i rimborsi elettorali a carico dello stato, sostituiti da un sistema integrato di detrazioni fiscali alle donazioni dei privati cittadini, accesso all'utilizzo di spazi e servizi pubblici e, soprattutto, una quota dell'Irpef (il 2 per mille), da dividere tra i partiti secondo le indicazioni date dei contribuenti nella dichiarazione dei redditi. Il dibattito generale sul finanziamento pubblico ai partiti è molto complesso e dev'essere affrontato tenendo conto di diverse esigenze: da una parte il sostegno pubblico all'attività politica rende meno determinanti che altrove (ad esempio negli USA) i finanziamenti da parte delle grandi aziende portatrici di interessi spesso contrapposti a quelli dei cittadini, dall'altra l'ipertrofia dei rimborsi elettorali, in un contesto di limitatissima democrazia interna ai partiti e di loro progressivo svuotamento in termini di partecipazione popolare, ha effettivamente permesso a ristrette oligarchie di restare in sella per decenni a spese dei contribuenti. Cercare forme alternative all'erogazione di rimborsi da parte dello Stato, come quelle proposte dal governo, è quindi un'operazione utile quanto complessa. Ma uno degli strumenti identificati potrebbe rivelarsi ben più pericoloso di quanto si pensi.

Si tratta della proposta di destinare ai partiti una quota dell'Irpef del 2 per mille, seguendo il modello utilizzato per il finanziamento delle confessioni religiose (8 per mille) e del volontariato (5 per mille). Il primo ad avanzare la proposta è stato Walter Tocci, delle cui oneste intenzioni non si può certo dubitare, seguito a ruota da Pippo Civati e da altri deputati dell'ala del Pd più innovativa e critica nei confronti del governo Letta. L'iniziativa è stata portata avanti sicuramente in buona fede, ma i promotori potrebbero aver sottovalutato un dettaglio non da poco, che rischia di trasformare la norma, pensata come uno strumento per rendere più leggero e trasparente il finanziamento alla politica, in una nuova occasione per il sistema di controllo clientelare che storicamente mina le basi della democrazia italiana.

Cosa c'è di male nel fatto che i cittadini, quando fanno la dichiarazione dei redditi, possano fare una crocetta sul partito che preferiscano e in questo modo una piccola quota dell'Irpef venga ripartita in maniera proporzionale tra i partiti? In teoria nulla, nella pratica, potenzialmente, parecchio. Si sta chiedendo infatti ai cittadini di dichiarare le proprie preferenze politiche in un documento ufficiale, cosa che uno stato democratico dovrebbe tendenzialmente evitare. Ma c'è di peggio: una parte rilevante dei cittadini italiani non compila da sola la propria dichiarazione dei redditi, ma si rivolge a un CAF, cioè un centro di assistenza fiscale, o ad un libero professionista, cioè un commercialista. In gran parte del territorio nazionale i centri di assistenza fiscale sono gestiti da sindacati e associazioni di categoria, e già questo apre scenari preoccupanti: al cittadino contribuente non solo viene chiesto di dichiarare ufficialmente la propria preferenza politica, ma gli viene chiesto di farlo di fronte a un funzionario di una società che eroga servizi per conto dello Stato. Già con il 5 per mille per il volontariato è piuttosto diffusa l'abitudine, da parte di alcuni CAF, di preparare una lista dei codici relative ad alcune associazioni, in modo da semplificare la scelta del contribuente, che molto spesso arriva a compilare la dichiarazione dei redditi senza essersi preoccupato di procurarsi il codice di Emergency o quello del WWF. Immaginiamo cosa potrebbe succedere nei CAF di alcune organizzazioni notoriamente vicine al centro-destra: potrebbe un agricoltore iscritto alla Coldiretti dire al funzionario della sua associazione di rappresentanza di barrare la casella di Rifondazione Comunista? Non è probabile che, in molti casi, sia l'organizzazione che gestisce il CAF a gestire anche la scelta del contribuente? Ovviamente lo stesso potrebbe succedere a parti invertite. 

Lo scenario da preoccupante diventa inquietante se si pensa alla proliferazione dei CAF avvenuta negli ultimi anni in molte aree del paese, soprattutto al sud, dove privati cittadini hanno messo in piedi attività di questo tipo, a fini commerciali o, peggio, clientelari. Basta aprire un quotidiano locale per capire che le frodi previdenziali e fiscali sono all’ordine del giorno. Un esempio per intenderci: è di qualche mese fa la notizia che nella provincia di Cosenza le forze dell’ordine abbiano scoperto una frode fiscale ai danni dell’INPS di circa 11 milioni di Euro. Quindici persone agli arresti domiciliari, tra cui un consigliere provinciale dell’Udc, nonchè novantadue avvisi di garanzia, decine di imprese agricole coinvolte e un centro regolatore della truffa, proprio un centro di assistenza fiscale dell’Epas. La magistratura, nell’operazione “Senza terra” ha accusato gli imputati di voto di scambio, cioè di garantire l’accesso alla disoccupazione agricola (senza mai aver fatto un giorno di lavoro) in cambio di un voto alle elezioni provinciali. Cosa succederebbe se lo stesso meccanismo venisse applicato alla dichiarazione volontaria di destinazione del 2 per mille ai partiti politici? Per non parlare del ruolo dei liberi professionisti, in questo caso i commercialisti, che potrebbero arbitrariamente (all’insaputa del cliente) dirottare somme rilevanti verso destinazioni di proprio comodo e gradimento. Sono decine le segnalazioni in tale direzione, soprattutto rispetto alla ripartizione del 5 per mille destinato alle Onlus, che  in questi anni si sono dovuti confrontare, oltre che con la carenza di risorse destinate al sociale, anche con professionisti che creavano Onlus ad hoc, per poi accantonarci le donazioni di contribuenti inconsapevoli. 

Con tutto il rispetto per i promotori della proposta, che sono persone pulite colpevoli solo di non aver preso in considerazione questi aspetti della questione, è probabile che il 2 per mille si trasformi in un altro regalo alle lobby, se non addirittura alla criminalità organizzata. Perché preoccuparsi di sequestrare i cellulari all'entrata dal seggio per impedire di controllare il voto, se poi per controllare le preferenze politiche dei cittadini e il finanziamento dei partiti basta aprire un CAF? Vogliamo davvero mettere il finanziamento della politica in mano a chi controlla le dichiarazione dei redditi, e rendere i partiti ostaggio, per il loro stesso funzionamento, di chi riesce a mettere le mani su più 730? Se il 2 per mille è davvero il metodo migliore per finanziare la politica, e si cerca un (discutibile, ma comprensibile) principio di proporzionalità per suddividere quel finanziamento, perché non utilizzare un'espressione di preferenza politica che già i cittadini compiono, cioè il voto, che con tutti i problemi che ha è sicuramente più segreto di una dichiarazione dei redditi? In sostanza si rischia di fare un’operazione simile al meccanismo dei “rimborsi” cioè di dire in modo propagandistico che il finanziamento pubblico è stato abolito, come nel caso dei referendum del ’93, ma in realtà riproporre un meccanismo poco trasparente e fortemente esposto al clientelismo, il contrario di quello che servirebbe in Italia. Ci sembra ormai solare, invece, che fin quando non si applicheranno i dettami previsti dall’articolo 49 della Costituzione  ogni soluzione proposta rischia di essere uno specchietto per le allodole. 

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info