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Pippo Baudo, Priebke e l'antifascismo

pippo baudoLunedì scorso, in prima serata, Raitre ha trasmesso il nuovo programma condotto da Pippo Baudo, intitolato 'Il Viaggio'. Nel corso della trasmissione, il notissimo volto televisivo ha intervistato il maggiore dell'Esercito Italiano, Francesco Sardone, il quale ha fatto confusione fra una legittima azione partigiana, avallata dai G.A.P. di Giorgio Amendola, e un attentato, come invece è stato descritto dall'alto ufficiale: l'attacco di Via Rasella. Si tratta, senza dubbio, del più noto tra gli episodi della Resistenza romana, non fosse altro che per le conseguenze alle quali portò, vale a dire l'infame rappresaglia pianificata dal generale delle SS Herbert Kappler e che vide coinvolto il capitano delle stesse SS Erich Priebke, al centro di una lunga vicenda giudiziaria e mediatica protrattasi fino alla seconda metà degli anni Novanta, conosciuta come massacro delle Fosse Ardeatine.

Ci sta che un alto ufficiale, nella confusione determinata da una diversa concezione del conflitto bellico, come quella contemporanea, possa giocare sulla terminologia. Del resto, queste affermazioni provengono pur sempre da un militare, seppur di alto grado, e non da uno storico. Ciò che sconcerta è che Sardone confonda, come ricorda l'Anpi in un comunicato, "i G.A.P. , Gruppi di Azione Patriottica responsabili dell’azione di via Rasella, con i Gruppi Armati Proletari, gruppo terroristico degli anni di piombo". Il maggiore dell'Esercito infatti per ben due volte (non si tratta evidentemente di un lapsus) 'sviluppa' l'acronimo G.A.P. definendoli Gruppi Armati Proletari.

Ancora più sconcertante il giudizio espresso del 'moderato' Pippo Baudo sugli "autori di quello che il presentarore definisce attentato di via Rasella, che "non si sono mai presentati", per poi essere "insigniti di medaglia d’oro ed alcuni sono stati fatti addirittura deputati". Fin troppo evidente il richiamo al capo dei Gruppi di Azione Patriottica, Giorgio Amendola, subito dopo la Liberazione sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e in seguito, per molti anni, deputato del Partito Comunista Italiano, del quale ne ha rappresentato per moltissimi anni l'anima più europeista e meno legata al Patto di Varsavia. Amendola agì, come noto, senza consultare gli altri capi della giunta militare del CLN, ma nessuno tra loro ha mai sconfessato l'adesione a quell'azione di guerriglia.

Nel 1977, un anno prima della sua elezione a Presidente della Repubblica, in un'intervista a Gianni Bisiach, Sandro Pertini, all'epoca dei fatti a capo della Resistenza romana, ha sostenuto: "Le azioni contro i tedeschi erano coperte dal segreto cospirativo. L'azione di via Rasella fu fatta dai G.A.P. comunisti. Naturalmente io non ne ero al corrente. L'ho però totalmente approvata quando ne venni a conoscenza. Il nemico doveva essere colpito dovunque si trovava. Questa era la legge della guerra partigiana. Perciò fui d'accordo, a posteriori, con la decisione che era partita da Giorgio Amendola". 
Nello stesso modo, nei suoi scritti politici, si erano espresso il rappresentante del Partito d'Azione, Riccardo Bauer, secondo cui l'episodio era organico all'obiettivo di "rendere impossibile la vita a tedeschi e fascisti dentro e fuori la città di Roma". Va inoltre ricordato che l'agguato di Via Rasella è stato oggetto di varie sentenze della Cassazione, le ultime delle quali ne hanno stabilito la legittimità in quanto atto di guerra. Non solo, nel 2007 il quotidiano 'Il Giornale' venne condannato per diffamazione nei confronti di Rosario Bentivegna, il partigiano che fece brillare l'esplosivo in via Rasella.


L'incredibile mistificazione compiuta dalla trasmissione di Pippo Baudo, che va come appare evidente al di là del revisionismo storico e chiama in causa alcuni tra i più noti partigiani, divenuti poi Padri Costituenti e Presidenti della Repubblica (e non deputati), ha un sapore ancora più amaro perché arriva a una ventina di giorni dal centesimo compleanno di Erich Priebke. Tra l'altro, il conduttore, contattato dall'Ansa, non solo non ha chiesto scusa all'Anpi per il servizio mandato in onda, ma ha voluto ancora una volta far cadere il mito della Resistenza nel mare dell'indistinzione: "I nazisti, che hanno tutta la mia disistima per quello che hanno compiuto nel mondo, facevano pattugliamento. I partigiani sapevano che la reazione dei tedeschi sarebbe stata uno a dieci?".

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