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Processo per stupro 36 anni dopo

La sentenza di Fortezza da Basso e l’Italia che ha ancora bisogno del femminismo

La sentenza di Fortezza da Basso e l’Italia che ha ancora bisogno del femminismo

Di qualche giorno fa l’agghiacciante notizia della sentenza che assolve un gruppo di sei ragazzi dall’accusa di “stupro di gruppo”, una violenza avvenuta sette anni fa a Firenze nei pressi di Fortezza da Basso nei confronti di una ragazza allora ventitreenne.

Una sentenza vergognosa, che andrebbe letta ad alta voce per scandire ogni frase che trasforma il capo d’accusa nei confronti degli stupratori in capo d’accusa nei confronti della vittima: si parla di “vita non lineare” in quanto la ragazza “ha avuto due rapporti occasionali, un rapporto di convivenza e uno omosessuale”, si parla inoltre di “iniziativa di gruppo comunque non ostacolata” in quanto si presuppone che i ragazzi possano aver “mal interpretato” la disponibilità della ragazza, me che poi non vi sia stata “alcuna cesura apprezzabile tra il precedente consenso e il presunto dissenso della ragazza, che era poi rimasta ‘in balia’ del gruppo”.

Qualche giorno fa la ragazza vittima della violenza ha scritto pubblicamente una lettera che è un vero e proprio manifesto di lotta, di una donna sola contro una sentenza che la umilia oltre ad essere ingiusta.

In un passaggio fondamentale della lettera (qui la versione integrale) la ragazza dice:

“Ebbene sì, se per essere creduta e credibile come vittima di uno stupro non bastano referti medici, psichiatrici, mille testimonianze oltre alla tua, le prove del dna, ma conta solo il numero di persone con cui sei andata a letto prima che succedesse, o che tipo di biancheria porti, se usi i tacchi, se hai mai baciato una ragazza, se giri film o fai teatro, se hai fatto della body art, se non sei un tipo casa e chiesa e non ti periti di scendere in piazza e lottare per i tuoi diritti, se insomma sei una donna non conforme, non puoi essere creduta. Dato che non hai passato gli anni dell’adolescenza e della giovinezza in ginocchio sui ceci con la gonna alle caviglie e lo sguardo basso, cosa vuoi aspettarti, che qualcuno creda a te, vittima di violenza?”

 

Sembra di essere tornati nel 1979, al documentario “Processo per stupro” di Loredana Rotondo, nel quale l’avvocatessa della vittima (una ragazza di nome Fiorella) in una passaggio molto profondo dell’arringa afferma:

“E questa è una prassi costante: il processo alla donna. La vera imputata è la donna. E scusatemi la franchezza, se si fa così, è solidarietà maschilista, perché solo se la donna viene trasformata in un'imputata, solo così si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale. Io non voglio parlare di Fiorella, secondo me è umiliare venire qui a dire «non è una puttana». Una donna ha il diritto di essere quello che vuole, senza bisogno di difensori. Io non sono il difensore della donna Fiorella. Io sono l'accusatore di un certo modo di fare processi per violenza. [...]”

Dal 1979 sono passati 36 anni e, a differenza di allora, il processo di Fortezza da Basso si chiude con una sentenza di assoluzione nei confronti degli stupratori, con delle motivazioni intrise di quel moralismo e maschilismo che l’avvocatessa di “Processo per stupro” denunciava per la prima volta, in un documentario televisivo seguito allora da circa tre milioni di telespettatori.

Negli anni ‘70 la vittoria di quel processo non fu una vittoria individuale della vittima, Fiorella, ma una vittoria collettiva del movimento delle donne, tanto che Fiorella devolse il risarcimento alla Casa Internazionale delle Donne.

Fiorella, giovane donna degli anni ’70, come la ragazza di Fortezza da Basso aveva deciso, a testa alta, di non nascondersi, di non assoggettarsi a nessuno stereotipo di vittima, ma di rendere il processo sulla violenza subita un atto politico, che segnasse un punto di avanzamento per tutte le donne.

Fiorella, giovane donna degli anni ’70, all’epoca aveva dalla sua un movimento femminista ancora forte, ancora in grado di egemonizzare con le sue idee tanto i luoghi di lavoro quanto le aule dei tribunali, mentre oggi la ragazza di Fortezza da Basso si è ritrovata molto più sola di una sua coetanea di 36 anni prima. Di questo non possiamo che farcene carico tutte.

Sembrerebbe un paradosso, eppure il precedente che segna questa sentenza è pericoloso, perché subdolamente avalla una tendenza culturale sempre più maschilista nel nostro paese, perché manifesta l’egemonia di un sessismo diffuso non solo sui social (e nei vergognosi commenti “della ggente”) , ma anche nei luoghi in cui i diritti delle donne (per molti ritenuti acquisiti) dovrebbero essere difesi.

Perché questa vicenda racconta di un paese che si è dimenticato del femminismo, che ne ripudia e ne sbeffeggia la storia, nonostante ne abbia ancora disperatamente bisogno, nonostante ci siano tantissime compagne che svolgono un lavoro preziosissimo, spesso in totale abbandono ed in mancanza di fondi, nei centri antiviolenza e nelle associazioni.

Perché la sentenza di Fortezza da Basso non umilia solo la ragazza vittima della violenza, ma tutte le donne,  perché ciascuna di noi, dopo questo precedente, potrebbe non ricevere mai giustizia per una violenza subita, perché ognuna di noi potrebbe essere colpevolizzata per una “vita non lineare”, dove cosa è “lineare” lo stabilisce ancora una volta una visione maschilista.

Alla fine della sua lettera la ragazza scrive “se potessi tornare indietro sapendone le conseguenze non so se sarei comunque andata al centro antiviolenza, da cui é poi partita la segnalazione alla polizia che mi ha chiamato per deporre una testimonianza tre giorni dopo. Ma forse sì, comunque, per ripetere al mondo che la violenza non é mai giustificabile, indipendentemente da quale sia il tuo lavoro, che indumenti porti, quale sia il tuo orientamento sessuale. Che se anche la giustizia con me non funziona prima o poi funzionerà, cambierà, dio santo, certo che cambierà.”

Non resta che ripartire da qui e ringraziarla.

Segnaliamo l’ottima iniziativa della Rete della Conoscenza : #nessunascusa.

Ultima modifica ilGiovedì, 23 Luglio 2015 18:13
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