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Molte campagne contro la violenza maschilista rappresentano le donne come un oggetto, non un soggetto in grado di prendere parola

"Cut" raccontare la violenza senza vittimizzare le donne

"Cut" raccontare la violenza senza vittimizzare le donne

Raccontare la violenza di genere senza scadere nello stereotipo e nella vittimizzazione delle donne. Un'impresa non scontata, soprattutto in un contesto che proprio negli ultimi tempi ha visto un proliferare di campagne e "pubblicità progresso" contro il femminicidio e la violenza sulle donne.
Un articolo pubblicato sul sito http://comunicazionedigenere.wordpress.com/ analizza un esempio positivo di spot contro la violenza sulle donne dell'associazione inglese Women's Aid, girato dal regista Joe Wright, che vede come protagonista l'attrice Keira Knightley.

 

Purtroppo ancora attuale, questo spot fu censurato nel 2009 dalle tv britanniche perchè considerato "troppo violento". In realtà, a differenza di molte altre campagne comunicative italiane, questo corto restituisce alle donne una soggettivizzazione spesso negata: la protagonista non è una vittima "oggetto"  della violenza e muta, ma una donna con una sua vita, un suo lavoro e una sua capacità di rispondere all'accusa di tradimento da parte del partner geloso.
E' proprio la parola, la capacità di rispondere e quindi la soggettivazione della donna a scatenare una risposta violenta del compagno, palesando l'incapacità dell'uomo di affrontare una discussione paritaria con la protagonista.

Il corto colpisce proprio per la capacità di riuscire a far immedesimare chi lo guarda: in questo modo le donne vittime di violenza e gli uomini che la perpetrano non sembrano troppo distanti da noi e dai/dalle nostri/nostre partner. Per questo il video risulta davvero violento.

Come scrive Un Altro Genere di Comunicazione "le donne che subiscono violenza non sono deboli e hanno bisogno sì di tutela, ma nel senso di reddito, lavoro, di ciò che le metta in condizione di liberarsi dal ricatto"

Segnaliamo, inoltre, rispetto al tema un ottimo articolo di Christian Raimo, pubblicato qualche giorno fa sul sito http://www.europaquotidiano.it/Il femminicidio e il sessismo benevolo  che ben inquadra e approfondisce il nesso tra violenza e rapporti uomo-donna e l'uso stereotipato di una certa comunicazione sulla violenza di genere.
Scrive Raimo "Non si parla di educazione; sostituita dalla denuncia. E si coccola questo pseudo-concetto molto moderno che si chiama “sensibilizzazione”, che sta a voler dire un po’ qualunque cosa. La violenza di genere in tutti i casi è vista come una sorta di malattia sociale da stigmatizzare socialmente per criminalizzarla. Nessuna parte di questo discorso prevede che tra uomini violenti e uomini buoni possa esistere una casistica più ampia; nessuna parte di questo discorso affronta la questione in senso culturale; nessuna parte di questo discorso prova a problematizzare la questione della violenza tout-court e della violenza di genere in particolare."
 
Ultima modifica ilMartedì, 31 Dicembre 2013 11:16
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