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La gestazione per altri da una questione morale ad una di diritti della donna, perchè l'utero è suo

Fecondazione assistita: dal pride ad una prospettiva femminista

  • Scritto da  Filippo Riniolo e Stefano Pozza
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Fecondazione assistita: dal pride ad una prospettiva femminista

Il movimento lgbtqi e quello femminista sono sorelle. Lo sono da sempre, fin dal tacco a spillo lanciato da una prostituta, immigrata, travestita, come Sylvia Rivera allo Stonewall che diede origine al primo pride, dopo notti di scontri con la polizia. Anche quest'anno i pride tornano a riempire le piazze d'Italia con le loro rivendicazioni e i loro colori e con le loro mille contraddizioni. Ma c'è una battaglia che interseca anche il mondo femminista che ancora non è stata portata alla luce.

Con un accezione ovviamente negativa viene definita “utero in affitto” la pratica della gestazione per altri. Una pratica vietata in Italia. Una pratica che in Italia finora è stata dibattuta solo dal cattolicesimo più bigotto e mai dai movimenti. Manca infatti una discussione sul tema e quel che resta il divieto per le donne di utilizzare il proprio utero per far cresce un figlio non proprio.

L'argomento utilizzato dai detrattori riguarda lo sfruttamento del corpo femminile. Al di là della perplessità rispetto al pulpito da cui spesso arriva la critica – la stessa destra che sposa senza problemi lo sfruttamento del lavoro – è necessario capire cosa intendiamo per sfruttamento. In generale condizioni di lavoro più o meno logoranti o sottopagate vengono definite sfruttamento rispetto alle altre. Quello che per un sindacalista può assolutamente essere considerato sfruttamento può tranquillamente non esserlo per un proprietario d'impresa. C'era un principio nella costituzione: il lavoratore doveva con il proprio salario garantire una vita dignitosa a se e alla propria famiglia. È evidente che utilizzando questo parametro non sono solo i lavoratori poveri, ma anche una larga fascia della popolazione a essere sfruttata.

Tornando alla gestazione per altri e allo sfruttamento dobbiamo sforzarci di entrare nel merito della faccenda, stabilendo però che non è questione di violazione del corpo, ma di diritti. Per prima cosa dobbiamo stabilire che l'utero è della donna che in quanto donna ha dei diritti su se stessa e la propria capacità riproduttiva. Al contempo però non dobbiamo cadere nell'errore che questo sia sufficiente a risolvere la questione. Sappiamo benissimo che la semplice enunciazione di diritti non garantisce che la prestazione per altri non si trasformi in un mercato in cui le donne in condizione debole siano sfruttate.

Facendo un esempio sappiamo benissimo che le donazioni di sangue sono necessarie e nessuno di noi penserebbe che l'alternativa sia o vietarle o aprirle al libero mercato. Possiamo quindi pensare che sia possibile regolamentare la concessione del lavoro riproduttivo di una donna, con un compenso per i mesi di lavoro necessari, senza per questo costruire un sistema di sfruttamento.

Negli Stati Uniti o in Canada per esempio le donne che portano in grembo figli per altri devono già aver avuto un bambino, essere sposate e non stare in condizioni di ricattabilità economica. E devono avere un salario adeguato. Discutere di queste condizioni e parametri è il dibattito che il movimento lgbt e femminista devono intraprendere.

L'ala conservatrice del paese in realtà pensa ben altro, pensa che il sesso, la filiazione, non possano far parte del lavoro. É lo stesso bigottismo che persegue la prostituzione in quanto atto immorale. Con i risultato di avere migliaia di lavoratrici senza diritti, in balia del mercato e della criminalità che anche indirettamente gestisce domanda, offerta e prezzi. Certo, anche in questo caso la questione è più complessa di una liberalizzazione, che invece altre componenti della destra vorrebbero. C'è un confine molto sottile, infatti, tra uso libero del proprio corpo e finire col perdere il possesso del proprio corpo.

È necessario riaprire con forza il dibattito tornando a dire che l'utero è della donna e sul suo utilizzo decide lei. Solo il suo protagonismo può riportare il dibattito sui suoi diritti. Senza il protagonismo delle donne la narrazione fra la coppia gay maschile che vuole un figlio per capriccio e la povera donna sfruttata non può essere rotta.

Forse ci sono donne che preferiscono aiutare una coppia sterile a diventare genitori. Forse ci sono donne che lo preferiscono a altri lavori o attività. Sta a loro scegliere cosa fare del loro corpo, sta allo stato e alla comunità fare in modo che la scelta sia libera.

Ultima modifica ilSabato, 13 Giugno 2015 10:10
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