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Il referendum anti-casta: politica e anti-politica ai tempi della crisi

Per capire il momento che l'Italia sta vivendo occorre fare un passo indietro a quegli anni '80 nei quali tutto il mondo, belpaese incluso, hanno vissuto una brusca inversione di tendenza nelle politiche pubbliche e nelle culture politiche egemoni. Farlo non è facile, perché significa raccontare una storia di cui siamo ancora, ahi-noi, parte. Provarci però è a mio avviso l'unico tentativo possibile per uscire da un labirinto all'interno del quale vaghiamo confusi, talvolta cedendo al fatalismo, talaltra prestando il fianco a frustrazioni e retoriche semplicistiche.

Il ritorno di Berlusconi e la sinistra ossessione apolitica

In tanti si disperano per l'ennesima discesa in campo di Silvio Berlusconi eppure poche voci hanno sottolineato il vero effetto salutare determinato dalla sua (breve) uscita di scena. Per qualche mese si è tornato a parlare di politica. Certo, gli effetti nefasti dell'austerità non sono stati arrestati, ma c'è da dire che per la prima volta dopo tanti anni l'attenzione delle persone è stata rivolta a organismi come la BCE o i mercati, abbandonando l'impostazione provinciale a cui eravamo abituati.

Rajoy, i minatori e il torpore spagnolo

“L'effetto Europei è già finito” scrivono sorpesi i giornali spagnoli. Come se un effetto del genere fosse mai esisitito. Lo affermano nei giorni in cui la Spagna ripiomba nel panico, cedendo quella parte di sovranità sui propri bilanci la cui conservazione era stata tanto decantata nei giorni scorsi da Mariano Rajoy. Il primo piano di salvataggio delle banche iberiche rappresentava un'accusa precisa alla politica e alla finanza spagnola, ma i giornali conservatori l'avevano presa diversamente: “successo di Rajoy”, “noi non siamo la Grecia”, “siamo la quarta economia europea” e finache “noi non siamo l'Uganda”, come affermato con orgoglio dallo stesso Presidente del Governo in un messaggino inviato al Ministro dell'Economia. E così, anche la vittoria agli Europei di calcio della…

Sinistra: cronaca di un suicidio imminente

Un anno fa, Milano, Napoli e Cagliari eleggevano sindaci "eretici", nati e cresciuti a sinistra dell'asse bipartitico Pd-Pdl, e, poche settimane dopo, 27 milioni di italiani, la maggioranza assoluta dei cittadini elettori di questo paese, votavano sì a quesiti referendari distanti anni luce dalle posizioni dei soggetti politici presenti in Parlamento. L'opposizione sociale al governo Berlusconi, partita dalle scuole e dalle università nell'autunno 2008, superava i confini che le erano stato imposti, e metteva in scacco, direttamente sul terreno della politica, tutto il quadro di gestione bipartitica e bipartisan delle politiche neoliberiste, dalle privatizzazioni all'amministrazione locale.

Saviano vs Saviano

Vendita si vendita no. Il no vince la partita due a uno. É quello che è successo oggi sulla bacheca facebook di Roberto Saviano che stamattina, per la furia dei suoi fans, ha dichiarato testualmente: “I beni confiscati alle organizzazioni criminali vanno venduti subito. Il ministro Cancellieri l’aveva già proposto. È necessario riportare allo Stato le risorse saccheggiate, sottraendole alle mafie. Nessuna paura che tornino alle organizzazioni: lo Stato troverà il modo di sequestrarli di nuovo. Ma devono essere venduti, e subito.”. Un'apertura insolita alla vendita dei beni confiscati per lo scrittore di fama mondiale, che solo tre anni fa aveva firmato un importante appello di Libera contro la vendita dei beni confiscati (ai tempi l'idea era di Maroni e…

Enrico Berlinguer e la questione morale come questione democratica

Trenta anni fa moriva Enrico Berlinguer. La figura del leader comunista è ormai ridotta a un santino intoccabile e allo stesso tempo inoffensivo: non se ne possono far notare gli storici errori, e, d'altra parte, ogni valutazione del suo operato è limitata a un presunto moralismo ascetico, privo di connotazioni politiche che possano incidere sulla politica di oggi.Eppure è proprio da una rilettura della celebre intervista di Eugenio Scalfari del 1981, quella sulla "questione morale", che si potrebbero trarre spunti interessanti per capire a che punto è, oggi, tra politica e antipolitica, la democrazia in Italia.

Brindisi: una lezione di democrazia

Colori, sorrisi, gioia mista a dolore. Brindisi vuole voltare pagina e, come al solito, sono gli studenti e le studentesse il motore del cambiamento. Un corteo determinato a chiedere verità e giustizia per Melissa e le altre ragazze gravemente ferite, ma anche consapevole che l'unico modo per superare lo smarrimento di questi agghiaccianti giorni è socializzare il dolore, trasformarlo in rabbia e fare la propria parte in una società malata e ingiusta. Io non ho paura è lo slogan della marcia scritto su migliaia di magliette. Un'affermazione soggettiva che diventa immediatamente moto collettivo negli slogan: tutti insieme senza paura è quello prevalente.

Una cortina di ferro è calata sull'Europa

Una cortina di ferro sta calando nell'Europa. Nel marzo del '46, con un celebre discorso, Winston Churchill sanciva l'inizio della guerra fredda e soprattutto della divisione in blocchi dell'Europa, rendendo celebre l'espressione della "cortina di ferro". O da una parte o dall'altra: muri, confini, frontiere invalicabili, materiali ed ideologiche.Questa volta non vedrete cartine geografiche che raffigurano la divisione dell'Unione Europea: le linee di demarcazione ci sono, ma non sono visibili. Da un lato c'è chi sacrifica la democrazia sull'altare della finanza, dall'altro chi vuole autodeterminarsi, difendendo un'idea di società solidale, aperta, democratica ed egualitaria. Da un lato la repressione, dall'altro il dissenso.Centinaia di arresti al giorno, divieto di manifestare, una enorme zona rossa, ecco quel che è successo nei giorni…

Mentre aspettiamo di conoscere la verità…

In queste ore si avvicendano le notizie sulle indagini che cercano di far luce sull’attentato di sabato 19 maggio alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi. Sembrerebbe esclusa la pista mafiosa, mentre si delinea l’ipotesi di un gesto isolato, e non per questo meno grave, di terrore e violenza.Sono giorni di grande dolore e preoccupazione per l’Italia. Alle difficoltà per la crisi e la disoccupazione, si aggiunge la paura per un attentato che di mafioso ha sicuramente almeno il metodo: la violenza finalizzata all’intimidazione. Un metodo che non è proprio solo delle organizzazioni criminali mafiose, ma che è purtroppo condiviso dai fascismi e dai terrorismi di ogni epoca e ogni luogo. A mente fredda – mettendo da parte per un attimo l'innegabile…
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