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Il governo del 25 aprile: dalla farsa alla tragedia

Stanno seppellendo il “patto repubblicano”, quello nato dalla Resistenza e partorito dall'Assemblea Costituente, quello dei princìpi della celebre “prima parte” della Costituzione e dell'equilibrio tra poteri. Il discorso di Napolitano di ieri ha rappresentato la proclamazione ufficiale e formale dello stato di eccezione in Italia. Come in una surreale scena di Star Wars la Repubblica muore tra applausi scroscianti.

Quei giorni perduti a rincorrere il centro

Per vent'anni milioni di persone di sinistra vi hanno votato, chiedendovi poche cose razionali e di buon senso: attenzione nei confronti degli ultimi, difesa della democrazia e della Costituzione, ferrea opposizione al Berlusconismo. In questi anni, che foste al governo o all'opposizione avete sistematicamente deluso tali semplici aspettative. Avete confuso il senso di responsabilità nei confronti dello Stato con la ricerca costante delle larghe intese, avete fatto quasi sempre l'opposto di quel che era giusto fare, presi dall'ansia del dimostrare che avevate sufficientemente rinnegato la vostra storia comunista, preoccupandovi del consenso di qualche editorialista del Corsera piuttosto che del vostro elettorato, più o meno disilluso che fosse.

Quirinale Bene Comune: il presidente della Repubblica e la svolta possibile

Uno spiraglio improvviso nella notte in cui tutte le alternative sono nere. L’esito delle “quirinarie” del M5S apre inaspettatamente un possibile scenario in grado di sparigliare le carte nel campo del centrosinistra, isolare Renzi, mettere all’angolo il PDL insieme allo spettro di un governissimo targato Berlusconi e, allo stesso tempo, far saltare le contraddizioni interne al grillismo. Questa via di fuga ha oggi un nome: Stefano Rodotà. Arrivato terzo alle consultazioni telematiche dei 5 stelle per la scelta del candidato al Quirinale, e ora indicato ufficialmente da Grillo come il candidato del suo MoVimento dopo la rinuncia di Gabanelli e Strada, Rodotà si presenta subito come la vera opportunità per il centrosinistra di aprire un’intesa con Grillo, offrendo un concreto…

We are 38,7%: elementi per un percorso di soggettivazione sociale, generazionale, politica

Lo scenario che le elezioni politiche del 24-25 febbraio ci hanno lasciato è quanto di più confuso e surreale si potesse immaginare. Dopo un anno e mezzo di governo Monti, in cui qualsiasi nefandezza è stata giustificata con le necessità della crisi finanziaria, ora che c'è un nuovo parlamento, in linea teorica ben più sensibile del precedente rispetto ai temi sociali ed economici, questi sono completamente spariti dalla scena, coperti dal folklore parlamentare, da assurdi dibattiti sul fatto se le indennità dei presidenti delle camere vadano tagliate del 30 o del 50% e da alchimie politiche sulla formazione del governo che non hanno niente di invidiare alla poco gloriosa epoca del pentapartito.

I saggi e la Costituzione: chi custodirà il custode?

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con un discorso asciutto, ha comunicato gli esiti delle sue consultazioni lampo: non si dimette, è in semestre bianco, il che significa che non può sciogliere le Camere; un governo Bersani non sarebbe in grado di ottenere la maggioranza; c’è ancora un governo in carica, quello di Mario Monti, che non è mai stato sfiduciato; nomina di una commissione composta da personalità di diversa provenienza con il compito di elaborare delle proposte programmatiche.

La sinistra e il desiderio: appunti per ripensarsi

A sinistra e nei movimenti sociali ci si interroga su ciò che è successo nelle elezioni politiche appena trascorse. Molte delle domande sul tavolo partono dalla constatazione che il M5S abbia fagocitato la necessità istintiva di trasformazione della realtà anche in forme drastiche, persino eversive. Si è già scritto molto sulla saldatura inconsapevole sotto il tetto “grillino” fra due istanze eversive presenti nel paese: quella piccolo borghese che non ha mai accettato lo Stato ed il patto sociale, e quella della generazione di precari o disoccupati. Molti sono le cause sociali e profonde di queste istanze “eversive”. Una di queste è un elemento che la sinistra ha abbandonato da tempo: il desiderio. Questo tema è stato parte dell'egemonia berlusconiana sul…

Appunti per il cambiamento: una prospettiva a sinistra è possibile e necessaria

Riceviamo e pubblichiamo. Il dibattito a sinistra proposto dal Corsaro è una occasione di riflessione che non bisogna perdere. Al di là degli schemi algebrici da manuale Cencelli che le prossime settimane ci diranno i nomi delle principali “caselle istituzionali” (presidenti delle Camere, presidente del Consiglio, capo dello Stato), il punto da problematizzare è la via percorsa dalla Sinistra sociale e politica del Paese per realizzare il cambiamento. Lorenzo Zamponi e Ilvo Diamanti hanno colto una avveduta mappatura sociologica del voto per la XVII legislatura. Molto più crudi sono stati gli analisti internazionali: “Send in the clowns”, ha titolato The Economist; “L'Italie face à ses deux populismes”, ha scritto lo storico Jacques de Saint Victor su Le Monde giusto il…

Riflessioni sparse sulla Repubblica di Weimar e il voto italiano

Nei lunghi anni di questa drammatica crisi ho sentito evocata centinaia di volte la Repubblica di Weimar. Anche oggi, dopo il voto italiano, riecheggia nei discorsi e nei pensieri di molti. Purtroppo generalmente se ne cita (e forse se ne conosce) solo la rovinosa fine determinata anche da una paralisi parlamentare e accompagnata dall'avvento del nazismo. Fu invece una esperienza straordinaria in cui grandissimi giuristi come Ugo Sinzheimer, Ernest Fraenkel, Otto Kahn-Freund, Karl Korsh posero le basi della democrazia economica e del diritto del lavoro inteso come diritto di coloro che non disponendo di mezzi di scambio si trovano obbligati a prestare lavoro salariato. Con la repubblica di Weimar l'uguaglianza e la libertà smettono di essere formule vuote per diventare…

Lo stallo a 5 stelle

A pochi giorni dal responso delle urne il Movimento 5 Stelle, primo partito a livello nazionale, vede scoprirsi tutte insieme quelle contraddizioni interne che una straordinaria campagna elettorale era riuscita a mascherare. Se a un giorno dal voto il peso inaspettato acquistato dai 5 Stelle quale vero ago della bilancia di un prossimo governo poteva aprire uno spiraglio alle lotte per il reddito e per i beni comuni che, al contrario, un buon risultato della lista Monti avrebbe contribuito a tappare, adesso la chiusura aggressiva alle “facce di culo” del PD da parte di Grillo pone all’intero Movimento, ai suoi militanti e ai suoi eletti, la questione non più rinviabile delle sue irrisolte e volute ambiguità. Ancor prima di mettere…
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