Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

Monti, Napolitano e la Costituzione materiale

Napolitano e Monti

Monti, nei corridoi del meeting di Cernobbio avrebbe dichiarato: "stiamo lavorando per riavvicinare la Costituzione materiale a quella formale". A cosa si riferisce?

Con "Costituzione materiale" ci si riferisce all'elaborazione del giurista Costantino Mortati, membro dell’Assemblea costituente per la Democrazia Cristiana.

Con “Costituzione materiale” intendeva "l’insieme di quei valori e princìpi suddetti che danno identità a un ordinamento e dai quali promana la Costituzione formale", valori utilizzabili nell'interpretare ed orientare l'azione legislativa in un contesto sociale e politico mutato rispetto al 1948.

Spesso invece il termine Costituzione materiale è stato deformato non poco, all'interno di discorsi finalizzati a giustificate le forzature democratiche, e le violazioni palesi di alcuni principi costituzionali, dall'articolo 11 sul "ripudio della guerra" all'articolo 1, tanto bistrattato negli ultimi anni come in questi giorni di dibattito sulla riforma del mercato del lavoro.

Avvicinare la Costituzione materiale a quella formale è un'affermazione errata nella forma e in quel che ne consegue nella sostanza; questo perché – come già spiegato – la definizione di Mortati non è sinonimo di "contesto che ci circonda", come a volte risulta da eccessive semplificazioni.

Tralasciando per un attimo il dibattito giuridico, bisogna dire che avvicinare la Costituzione materiale a quella formale richiederebbe un impegno teso a modificare il Paese ed avvicinarlo di più agli obiettivi sanciti dalla Carta Fondamentale, e non ad adattarla alla realtà drammatica del Paese.

Secondo la logica politica di Monti, ridurre le distanze con la Costituzione materiale vuole probabilmente significare un avvicinamento ad un contesto caratterizzato da una disoccupazione che raggiunge livelli drammatici, una precarietà dilagante, crescenti diseguaglianze, una democrazia in profonda crisi. Tutto ciò non può condurci a rinunciare a perseguire quei principi contenuti nella prima parte della nostra Carta Costituzionale. Semmai sarebbe necessario farlo con maggior determinazione e vigore.

L'operazione di Monti è quindi una sapiente e consapevole azione di tali principi e dei diritti che ne derivano, il tutto con la complicità palese dello stesso garante della Costituzione, il Presidente Giorgio Napolitano.

Alla trasformazione del ruolo del Presidente della Repubblica Gianni Ferrara, costituzionalista che lavorò al fianco di Gino Giugni nel redarre lo Statuto dei Lavoratori, scrive sul Manifesto di oggi un interessante riflessione intitolata "Napolitano non può".

ne riportiamo uno stralcio:

"Il Presidente Napolitano nei sei anni di esercizio delle sue competenze si era ispirato ad un principio cardine dell'ordinamento: quello dell'unità nazionale. È la Costituzione che, nel definire il Presidente della nostra Repubblica attribuendogli il titolo e le funzioni di Capo dello stato gli affida la rappresentanza dell'unità nazionale. Non si tratta di mere enunciazioni onorifiche. Si tratta di qualificazione dell'organo e delle funzioni che è chiamato ad esercitare. Prescrivono i modi di esercizio di tali funzioni, i fini dei singoli atti nei quali dette funzioni si traducono, il congiungersi di tali atti nel rendimento complessivo che devono conseguire. È dalla rappresentanza dell'unità nazionale che si trae inequivocabilmente la qualificazione del Presidente della Repubblica italiana come «organo non di parte». [...] Immediatamente ed inderogabilmente, per la verità e la credibilità di tale principio, il Capo dello stato in regime parlamentare deve estraniarsi, distanziarsi, da quella attività- funzione statale che noi costituzionalisti chiamiamo «indirizzo politico». E lo riferiamo perciò esclusivamente al circuito governo-parlamento.

Da qualche tempo però è come se avesse accorciato le distanze che deve mantenere per esercitare le sue funzioni come organo «non di parte». Sorprendentemente, si è pronunziato ieri su di un tema delicato, quello degli effetti delle modifiche che il Governo propone su uno degli strumenti di garanzia della sicurezza e della dignità dei lavoratori. Si è pronunziato quindi su di un atto di indirizzo politico del governo e per di più prima ancora che tale atto fosse sottoposto al Parlamento. Un atto contrastato da un rilevante schieramento parlamentare, dalla Cgil ed ora anche da tutti i sindacati maggiormente rappresentativi. Pronunziarsi su tale atto ha scosso la posizione del Presidente della Repubblica nel sistema costituzionale. Ne ha anche incrinato quella di garante della Costituzione. Constatarlo inquieta, sconcerta."

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 15:32
Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info