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Scalfari: 'casus belli, genocidi e articolo 18'

Eugenio ScalfariProsegue il dibattito sull'articolo 18. È un dibattito che vede i più attivi nel criticare approcci ideologici sull'articolo 18 prodigarsi nel sostenere le posizioni più ideologiche sullo stesso tema.

Tra questi, anche Eugenio Scalfari e la "sua" Repubblica si sono spesso cimentati in una spericolata difesa acritica del governo e della sua riforma. Lo hanno fatto fino a quando la scelta di Monti (e non della CGIL, è bene ricordarlo) di rompere il tavolo, ha aperto notevoli contraddizioni nel centro sinistra, rischiando di spaccare il PD. Negli ultimi giorni la posizione di Repubblica ha iniziato a virare verso un atteggiamento più critico, ma non per questo più ragionato; prova ne è l'editoriale di oggi di Eugenio Scalfari. Tra le prime righe dell'articolo leggiamo:

"Affidarsi ai simboli è dunque molto pericoloso. Sono contrapposizioni sciagurate che hanno perfino provocato guerre mondiali: nel 1914 l'uccisione del delfino degli Asburgo da parte d'un terrorista serbo scatenò la prima guerra mondiale che provocò dieci milioni di morti; nel 1939 il simbolo fu Danzica e i morti furono trenta milioni, genocidio della Shoah a parte.

Nel caso nostro non ci saranno per fortuna né morti né feriti, ma lo sconquasso sociale e politico sarà intenso se non si arriverà ad un compromesso: potrebbe cadere il governo Monti, potrebbe sfasciarsi il Partito democratico e la sinistra italiana finirebbe in soffitta, lo 'spread' potrebbe tornare a livelli intollerabili con conseguenze nefaste per tutta l'Europa e tutto questo perché le due parti contrapposte vogliono stabilire – mi si passi un'espressione scurrile ma appropriata – chi ce l'ha più lungo."

A primo impatto sembrano del tutto inappropriati sia lo stile imbarazzante, che le semplificazioni ridicole del fondatore di Repubblica. Fermo restando che gli episodi storici citati da Scalfari hanno avuto un portato drammatico evidentemente non paragonabile a ipotetiche rotture del centro-sinistra o crisi di governo, questa malriuscita provocazione ci consente di ricordare che a scatenare guerre e distruzione non c'erano solo dei simboli.

Sin dalle elementari si coglie tra le righe del più neutro dei sussidiari scolastici che le guerre hanno una motivazione pubblica, generalmente simbolica, detta casus belli, e una causa vera e propria, mai astratta, legata a interessi economici e potenziali profitti.

Allo stesso modo la scelta del governo di procedere sulla strada dell'abolizione sostanziale dell'articolo 18, svuotato a tal punto di efficacia da poter essere addirittura esteso, ha senza dubbio una valenza simbolica, quella di uno scalpo da portare sui mercati, ma forse è il caso di andare oltre il casus belli.

È vero, l'incidenza attuale dell'articolo 18 è molto bassa, al punto da considerarloo simbolico. In realtà l'articolo 18 funge da deterrente per i licenziamenti discriminatori e per gli immotivati licenziamenti economici. Intervenire su tale norma ha una valenza molto concreta: dare il "liberi tutti" nella gestione da parte dell'imprese, della manodopera, consentendo una gestione dall'alto del cosidetto "esercito di riserva", ovvero dei lavoratori disoccupati disponibili ad accettare un lavoro, prima occupato da un altro lavoratore, magari con salari più bassi e meno diritti. Allo stesso modo il nuovo "non articolo 18" consentirà a tutte le imprese di licenziare i più anziani che erano pronti alla pensione prima della riforma; in questo modo il governo evita che si carichi sulle imprese il costo della riforma delle pensioni, e poco importa se crescerà la disoccupazione, in particolare tra i più anziani, difficilmente ricollocabili sul mercato del lavoro.

Ha ragione Scalfari, quindi, i simboli sono pericolosi. Nascondono le intenzioni reali, intenzioni che, come sempre nelle guerre da lui citate, sono legate alla volontà di accrescere profitti di pochi. E non importa se a farne le spese saranno milioni di persone che verranno licenziate, saranno ricattabili, vedranno ridotti i propri salari: in guerra si chiamano "effetti collaterali".

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 15:31
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