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Caro Monti, non siamo pronti. Se ne vada.

Monti in Corea"Se il Paese attraverso le sue forze sociali e politiche non si sente pronto per quello che noi riteniamo un buon lavoro non chiederemmo di continuare per arrivare a una certa data, non siamo qui per tirare a campare."

Un ricatto in piena regola alla "sua" grande coalizione. Monti tira la corda puntando sul fatto che nessuno dei partiti che lo sostiene avrà il coraggio di spezzarla davvero. Al massimo a spaccarsi saranno i partiti, ma poco importa a Monti; anzi, tanto meglio se si verificassero queste rotture, perché rafforzerebbero le opzioni neo-centriste cui molti esponenti del governo stanno lavorando.

Monti, con la severità di un professore, chiede quindi all'Italia se siamo pronti. Ma pronti a cosa?

Se siamo pronti alla distorsione estrema della democrazia?
Se siamo pronti alla cancellazione di quel che resta del diritto del lavoro?
Se siamo pronti all'austerity più dura e ai suoi effetti in termini di cancellazione dello stato sociale?
Se siamo pronti alla introduzione in Costituzione del pareggio di bilancio che impedirà qualunque politica economica di sostegno al welfare?
Se siamo pronti alla prosecuzione della riforma Gelmini con l'abolizione del valore legale del titolo di studio e i decreti attuativi?

Se Monti – come crediamo – si riferisce a tutto questo, allora no. Non siamo pronti.

Monti non intende "tirare a campare", ma a seguito delle sue politiche saranno sempre più gli italiani che avranno crescenti difficoltà nel farlo, e anche solo arrivare a fine mese sarà un lusso per tanti, troppi.

E' sempre più evidente come non solo a causa degli effetti della crisi, ma soprattutto per la determinazione decisionista con cui Monti procede su temi delicati come il lavoro, stia calando vertiginosamente il consenso di Monti e della sua squadra di ministri. Per sempre più cittadini si è rotto l'incantesimo del consenso unanime e dell'incondizionato sostegno al sobrio governo dei professori.

L'Italia è un Paese strano, dalla memoria molto breve. E se il ricordo ancora vivo di Berlusconi era stato fondamentale nell'accettare qualunque provvedimento, se i mercati aleggiavano minacciosi su di una Italia a rischio default, ora che in molti cominciano a dimenticare sia il Cavaliere che lo spread, il consenso rischia di crollare. Per questo dobbiamo anche aspettarci il ritorno di nuove ondate speculative e di minacciosi opinionisti pronti a ricattarci ribadendo che "non c'è alternativa".

In conclusione, Monti fa bene i suoi conti quando gioca al tiro alla fune con i partiti, non saranno loro a far cadere il governo. Per essere un tecnico ha imparato presto i tatticismi politicisti. Ma il premier sta sottovalutando il crescente malessere tra i cittadini italiani e ciò che in termini di conflitto sociale potrebbe avvenire nei prossimi mesi. 

Caro Monti, non siamo pronti. Se ne vada.

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 15:32
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