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Pablo Iglesias: “è pericoloso abituarsi a vivere nel parlamento”

Cosa succede a un partito nato e cresciuto “fuori dal palazzo” quando i suoi rappresentanti fanno il loro ingresso in parlamento? Ne ha parlato in una lunga intervista concessa a Eldiario.es il segretario generale di Podemos Pablo Iglesias. Ne riportiamo alcuni interessanti passaggi.

Col Labour di Corbyn un Brexit progressista è possibile

Il Labour di Jeremy Corbyn sta scrivendo un pezzo di storia. Impensabile all’indomani della sconfitta laburista alle politiche del 2015 e prima dell’incredibile e rocambolesco congresso dello scorso anno, il deputato londinese rieletto a valanga segretario del Labour Party al congresso di Liverpool sabato scorso è oggi alla guida del Partito Socialista più grande d’Europa (quasi 600 mila membri).

Il Labour ha oggi un numero di iscritti superiore a quello di tutti gli altri partiti britannici messi insieme, con più nuovi iscritti negli ultimi 20 mesi che negli ultimi 20 anni. Numeri impressionanti che segnalano che la svolta radicale di Corbyn ha interpretato qualcosa di profondo del tempo in cui viviamo.

Il favoloso mondo di Virginia Raggi alla prova dei fatti.

Tra le polemiche sulla paralisi romana, le spaccature interne all'M5S - smentite dal Campidoglio -, l'attesa ancora della nomina, a tre mesi esatti dall'insediamento, dell'assessore al Bilancio dopo le rapide dimissioni del primo incaricato (l'ex Consob Marcello Minenna) e l'affrettata esclusione del secondo per indagini a suo carico (l'ex giudice della Corte dei Conti Raffaele De Domenicis), il 17 settembre la sindaca di Roma Virginia Raggi, con un post pubblicato sulla sua pagina Facebook e sul blog di Beppe Grillo, ha elencato “alcuni cambiamenti diventati realtà”. Ovvero l'operato di questi primi mesi di governo della capitale. Eccolo, alla prova del fact checking.

La Calabria senza voce e l'Italia che non vuole sentire

 

I recenti “fatti di Mèlito” sono stati l’ennesima occasione sprecata per una riflessione profonda e radicale su violenza di genere e potere mafioso al Sud, e non solo.

 

Lo stupro di gruppo di Mèlito di Porto Salvo è una storia di violenza di genere e di 'ndrangheta: i commentatori di ogni dove si sono distinti in larghissima parte (tra le pochissime eccezioni l’ottimo contributo della deputata Celeste Costantino) tra chi ha dato maggiore rilevanza all’una o all’altra dimensione dell’evento. Quasi tutti invece hanno condiviso la condanna per una Calabria perduta, senza speranze, incapace di riscattarsi agli occhi di quell’Italia benpensante che è invece bravissima a trovare capri espiatori nell’altro da sé, così da potersi autoassolvere da qualsiasi responsabilità. Nelle ore successive ci hanno tristemente pensato i fatti, non meno tragici, di Napoli (il suicidio di Tiziana Cantone) e di Rimini (lo stupro della diciassettenne in una discoteca) a smentire il tentativo di affidare alla Calabria una responsabilità in più nella brutalità della violenza di genere (così come ci pensano ogni anno le più di 150 vittime di femminicidi che portano la targa dell’intera nazione). Ma per comprendere appieno la vicenda di Mèlito bisogna necessariamente inserirla all’interno del contesto mafioso in cui è maturata. Il nostro tentativo parte dunque da qui, dalla necessità di riportare la complessità di quel che è successo e delle reazioni che sono seguite.

 

Forzato il picchetto: operaio ucciso da un camion di un altro lavoratore

Abdesselem El Danaf, operaio egiziano di 53 anni che stava picchettando all’esterno dell’azienda di logistica GLS di Montale, in provincia di Piacenza, è stato travolto e ucciso ieri in tarda serata dall’autista di un camion che ha forzato il blocco di lavoratori del sindacato USB.

L’Usb denuncia a Radio Onda D'Urto che il conducente del camion che ha travolto e ucciso il lavoratore e’ stato incitato a forzare il picchetto da un addetto vicino all’azienda. ”Gli urlavano ‘parti, vai!’ e quello e’ partito investendo il nostro compagno”.

Infografica: cronologia delle temperature medie della terra

La temperatura della Terra è in continuo cambiamento! Nel passato la Terra è stata anche più calda di ora! Queste teorie degli scienziati ci impongono una rivoluzione nello stile di vita quando non si sa ancora se ci sia veramente da preoccuparsi! Questo grafico mostra il cambiamento della temperatura della Terra nel corso di 22 000 anni di storia… dateci un’occhiata!

versione originale / traduzione

Ezio Mauro e le élite in crisi di identità

Già nel 2012, in quel passato remoto contraddistinto dalla macelleria sociale di Mario Monti e Elsa Fornero, dalle forzature istituzionali senza precedenti di Re Giorgio Napolitano, dal tramonto di Silvio Berlusconi – accelerato dalle inchieste di Repubblica, spinte peraltro oltre un feticismo voyeuristico che dovrebbe essere duramente rigettato in un Paese civile. Ebbene, già all'epoca era intuibile la direzione che Ezio Mauro stava imprimendo alla propria vita professionale, studiando da novello Eugenio Scalfari. In altri termini, l'allora direttore di Repubblica cominciava a dare libero sfogo a quel patologico narcisismo che deriva dal percepirsi come uno dei principali opinion makers del Paese. Veniva così inaugurata la “stagione” dei grandi editoriali governisti: quelli scritti con un uso del modo indicativo così abbondante da non lasciare spazio (per lo meno in apparenza) a dubbio alcuno sulle proprie, presunte certezze.

 

Il meridionalismo e la battaglia politica per il sud tra narrazioni vere e false

Antonio Bonatesta è ricercatore non-strutturato di Storia Contemporanea presso l’Università del Salento. Si occupa di divari regionali nell’ambito del processo di integrazione europea. Dal 2013 è segretario nazionale dell’ADI – Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani: l’ADI, va detto, è uno dei pochi avamposti nella difesa dei diritti dei precari della ricerca. Ho avuto modo di confrontarmi diverse volte, con lui, sulle tematiche del meridionalismo storico e, soprattutto, sull’attuale condizione del Mezzogiorno italiano. Condivido la necessità di pensare al Sud come a una parte d’Italia e non un’area destinata a divenire – o tornare – qualcosa di distinto. Condivido la necessità di decifrare progetti e tendenze in fieri. Soprattutto, con questa intervista, Voci Meridiane si sforza di aprire un dibattito importante sul tema. Noi del Corsaro ripubblichiamo l'intervista.

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