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#11gennaio, professionisti della cultura in piazza contro il bando-truffa di Bray e per la dignità del lavoro culturale

La dignità del lavoro, la valorizzazione professionale, il contrasto allo sfruttamento della precarietà, il rifiuto e l’indisponibilità verso politiche di reclutamento che non tengono minimamente conto dei percorsi formativi. 

Sono queste le tematiche che un vasto cartello di “professionisti della cultura”, che raccoglie oltre 40 tra associazioni professionali, cooperative, sindacati e movimenti che operano nel settore strategico dei beni culturali, ha affidato alla piattaforma della manifestazione nazionale che si terrà domani 11 gennaio a Roma in Piazza della Rotonda del Pantheon, dal titolo “500 NO al Mibact!”

Carceri: quattro morti nei primi giorni del 2014

I dati dell'associazione “Ristretti Orizzonti” hanno reso noto che, nel 2013, i morti nelle carceri italiane sono stati 148, di cui 49 per suicidio: si registra dunque un calo rispetto agli anni precedenti, proprio nel periodo in cui maggiore è stata la discussione sulle criticità dei nostri penitenziari. Il 2014 si è aperto però con un boom: sono già quattro infatti le persone morte in cella, l'ultimo in ordine di tempo è l'ex militante di Prima Linea, Roberto Sandalo.

Se la politica finisce in vendita. Riflessioni sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

Lo scorso 13 dicembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato con decreto legge l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Il Governo Letta ha quindi dato finalmente seguito al volere che il popolo italiano espresse in maniera democratica e diretta mediante il terzo quesito del referendum del 1993, relativo appunto all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

Il Presidente del Consiglio lo promise ad aprile e, coerentemente, a fine maggio il Consiglio dei Ministri elaborò un disegno di legge in materia che venne approvato ad ottobre dalla Camera, ma poi la discussione si arenò in Senato. Con il nuovo decreto il Parlamento avrà invece solo 60 giorni di tempo a partire dalla pubblicazione per convertire in legge quanto stabilito.

Forma partito e riforma della politica alla fine della Seconda Repubblica

Questo articolo è tratto dal 3° numero dei Quaderni Corsari. SCARICA LA TUA COPIA

Di crisi dei partiti si parla da almeno trent’anni. Il mondo è cambiato, la politica è cambiata, esistono tanti modi per partecipare alle decisioni collettive senza avere una tessera in tasca, e questa è stata ed è anche l’esperienza individuale di chi scrive. Allora perché la crisi dei partiti è un problema, per la sinistra, per i movimenti, per chi in generale è interessato al cambiamento?

Non è questa la sede per un’approfondita rassegna della questione del partito da Lenin all’operaismo italiano passando attraverso Michels e la socialdemocrazia tedesca. Ma una cosa va detta: dal 1944 in poi, i partiti, nel sistema politico italiano, sono stati il principale strumento necessario a far partecipare masse di cittadini a un gioco, quello del parlamentarismo liberale, che era stato costruito per tenerli fuori. Attraverso i partiti, la partecipazione di massa organizzata dalla politica forzava le regole del gioco senza farle saltare, salvaguardando il compromesso tra le forze antifasciste e le compatibilità della guerra fredda, ma allo stesso tempo fornendo ai cittadini degli strumenti reali attraverso cui determinare un cambiamento sulle politiche del governo, così come sull’economia o sull’amministrazione locale. Insomma, come recita l’art. 49 della Costituzione, «tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale».

Gli F35 hanno componenti "made in China"

Il sito postviola ha tradotto lo scoop della Reuters che esaminando documenti del Pentagono ha scoperto che, in barba alle leggi statunitensi che lo vieterebbero, alcuni componenti degli F35 sono stati prodotti in Cina. Continua così la saga del velivolo, che se non fosse per i costi esorbitanti e l'utilizzo che se ne fa dovrebbe far ridere tutto il mondo.

Scioperi e riot in Cambogia: la forza di 350.000 lavoratori uniti contro lo sfruttamento

Da mesi gli operai tessili cambogiani chiedono l’aumento dei salari, sostenuti da  diversi sindacati e dalla principale forza di opposizione al governo, il Parti de sauvetage national du Cambodge.

Ad oggi sono 131 gli scioperi messi in atto da gennaio a novembre 2013, durante i quali la violenza e i licenziamenti hanno tentato di indebolire la lotta dei lavoratori, con esiti negativi dato che i veri protagonisti restano i 350.00 lavoratori che imperterriti continuano a scioperare per la dignità.

Il 2 gennaio a una ventina di chilometri dalla capitale Phnom Penh un centinaio di soldati in tenuta anti-sommossa, armati di manganelli e fucili d’assalto hanno attaccato gli operai in sciopero che bloccavano l’accesso di una fabbrica.

Tra le testimonianze quella di Chhorn Sokha, attivista dei diritti civili del Community Legal Education Center, il quale ha detto  che “I soldati hanno picchiato tutti. Avevano bastoni, manganelli elettrici, fionde e pietre. Almeno 10 manifestanti sono stati arrestati e non è ancora noto a quanti sia stato fatto del male”.

"Cut" raccontare la violenza senza vittimizzare le donne

Raccontare la violenza di genere senza scadere nello stereotipo e nella vittimizzazione delle donne. Un'impresa non scontata, soprattutto in un contesto che proprio negli ultimi tempi ha visto un proliferare di campagne e "pubblicità progresso" contro il femminicidio e la violenza sulle donne.
Un articolo pubblicato sul sito http://comunicazionedigenere.wordpress.com/ analizza un esempio positivo di spot contro la violenza sulle donne dell'associazione inglese Women's Aid, girato dal regista Joe Wright, che vede come protagonista l'attrice Keira Knightley.

 

Carta vetrata: l'antimafia che va di moda, l'antimafia in movimento

«I piedi scottano. Anzi. La sabbia scotta. I piedi bruciano. Li strofino sulla sabbia umida. L'acqua li bagna appena. Mi fanno sempre più male. Strizzo di nuovo gli occhi. Il sole mi acceca. Strofino ancora i piedi. Più li strofino, più mi bruciano. Guardo in basso. Al posto della sabbia c'è un tappeto di carta. Pagine di giornali distese per tutta la lunghezza della riva. Mi volto. Non c'è più la sabbia. Non c'è più il lido. Niente lettini. Nessun ombrellone. Al posto della musica di sottofondo il ticchettare sulle tastiere dei computer, lo squillo continuo di telefoni. Quelli della redazione. Il vociare tipico delle ore più concitate. […] Sono in mezzo al niente. C'è del sangue, intorno a me. Strisciate di sangue. Non mi sento più i piedi, da quanto mi fanno male. Mi accascio. Guardo meglio. Sono le piante dei miei piedi a sanguinare. Non erano giornali, quelli sui quali correvo. Era carta vetrata. Un deserto di carta vetrata.»

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