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Fuori dai personalismi, entriamo nel merito della modernizzazione Istat

Negli ultimi giorni l’Istat è finito sotto i riflettori mediatici e dei social network, insolitamente non per le sue stime sul Pil o sull’occupazione, ma per le nuove nomine dirigenziali a seguito del processo di modernizzazione che l’Istituto ha avviato su proposta del presidente Giorgio Alleva.

[TraDueMondi] Il movimento cooperativo in Emilia Romagna: dialogo tra passato e presente

[Continua Tra Due Mondi, il focus tematico dedicato da 404 alla storia economica e sociale italiana. Ogni due settimane (dalla prossima volta di venerdì) la rubrica proverà a far parlare la storia, e la ricerca storica, con le questioni di attualità. Dopo il primo pezzo di Gabriele Cappelli dedicato alle riforme scolastiche di ieri e di oggi, e la storia sociale della cassa integrazione di Niccolò Serri, restiamo in tema di lavoro e non lavoro, approfondendo la storia di un lavoro che non è (era?) lavoro come tutti gli altri.]

Viva il socialismo, boia d’un mond léder !

Non lasciano soli i giornalisti in Turchia. L'appello di Murat Cinar

Invitiamo tutti i giornalisti che lavorano in Italia a non lasciare soli nella loro battaglia i colleghi detenuti in Turchia. Chiediamo a tutti i giornalisti di aggiornare sistematicamente i propri lettori in merito alla libertà di stampa, espressione e pensiero in Turchia.

Nel 2012 Reporter Senza Frontiere definiva la Turchia come “carcere più grande del mondo per i giornalisti”. Sono passati 4 anni ed attualmente nelle carceri si trovano almeno 30 giornalisti.

Giornalisti che pubblicano o ripubblicano certi articoli, alcune fotografie, interviste o video, vengono accusati di “incitare la popolazione per provocare una rivolta armata contro il governo centrale”, “istigare e delinquere”, “collaborare con un’organizzazione terroristica” oppure di “appartenere ad un’organizzazione terroristica”. Tutto questo diventa possibile grazie ad una serie di realtà legislative presenti nel codice penale. Questa censura e repressione vengono sostenute anche con l’ausilio del potere amministrativo e di buona parte dei media mainstream. Non mancano umiliazioni pubbliche, offese volgari, accuse senza fondamenti, licenziamenti, violenze fisiche e processi informali seguiti da esecuzioni mediatiche.

Gestazione per Altri: per un dibattito a sinistra fuori dalle trincee. Vogliamo il pane ma anche le rose

In quest’ultima settimana i giornali e le trasmissioni televisive si sono riempite di un dibattito al limite dell’inverosimile intorno alla cosiddetta GPA (gestazione per altri), chiamata anche maternità surrogata o utero in affitto, un sequel ancora peggiore del dibattito sulla stepchild adoption e le unioni civili.
Sullo squallore e la volgarità del dibattito a destra, soprattutto dopo l’annuncio della nascita del figlio di Nichi Vendola proprio grazie ad una GPA in California (dove tale pratica è legale e regolamentata), non ci sembra opportuno spendere ulteriori parole.

Ci ha colpito di più, invece, il dibattito in mondi che sentiamo più vicini: quello della sinistra e quello di alcune associazioni di donne. Nel primo caso abbiamo assistito ad un dibattito che avremmo voluto più ponderato, meno opinionista e meno maschile, il cui obiettivo per una volta non fosse quello di affibbiare etichette e costruire posizionamenti. Nel secondo abbiamo assistito stupite ad una guerra di trincea, senza possibilità di costruire spazi, metodi e forme di riflessione che non fossero dei botta e risposta polarizzati. In particolare, abbiamo l’impressione di trovarci di fronte a forme di anticapitalismo e pseudofemminismo di stampo conservatore: dietro tanti proclami in difesa delle povere donne sfruttate, c’è spesso in gioco una morale che pretende di sovradeterminare i corpi delle donne e degli uomini.

Per questo motivo, senza l’intenzione di “elargire verità”, abbiamo deciso di scrivere qualche appunto per stimolare la discussione e il dibattito a sinistra, in forma meno dogmatica e più “laica” possibile.

“LAVORO SENZA PADRONI” UN VIAGGIO TRA LE IMPRESE RECUPERATE

Il viaggio di Angelo Mastrandrea nel cortocircuito della crisi tra le esperienze di lavoratori e lavoratrici che hanno riconquistato il lavoro.

Denso, chiaro, avvolgente. Nell'epoca delle passioni tristi già scegliere di raccontare storie positive, di vittorie e rivincita, è coraggioso. Soprattutto se i protagonisti sono i lavoratori ovvero coloro che sono stati posti fuori dalla scena in questi anni dal neoliberismo sfrenato. Uomini e donne che hanno costruito e realizzato un riscatto collettivo. Come quelli raccontati da Angelo Mastrandrea in “Lavoro senza padroni” edito da Baldini e Castoldi (176 pagine. 15.00 €  E-book 7.99€), un testo che ci racconta un nuovo umanesimo che affonda le proprie radici nella lunga e straordinaria storia del movimento operaio. Un meraviglioso raccoglitore di storie, esperienze, emozioni e relazioni, narrate come un romanzo anche se quella di Mastrandrea è un’opera che si iscrive perfettamente nel genere del reportage. La scrittura lineare e avvolgente, permette all'autore di spaziare e di raccontare diverse storie che si uniscono in modo naturale. Nessun espediente letterario, le vicende si legano e le storie appaiono come una filo di un’unica grande storia lasciando il lettore in balia di emozioni forti e voglia di riscatto collettivo.

Economia vs. identità: la battaglia di Sanders per l’anima della sinistra

Come avevamo scritto alla vigilia delle primarie democratiche in Iowa e New Hampshire, i sondaggi nazionali in una corsa a tappe per stati non avevano alcun senso, e un buon risultato di Bernie Sanders nei primi due stati li avrebbe radicalmente modificati, trasformando il senatore del Vermont in un candidato credibile, seguito dai media di tutto il paese e in grado di giocarsela ovunque. Così è stato, e il voto in Nevada lo dimostra, con Hillary Clinton che prevale con uno scarto del 4% in uno stato in cui due mesi fa era avanti di oltre 20 punti percentuali.

Una lotta per democratizzare l'Europa, intervista a Varoufakis

“Siamo riusciti a costruire un mostro in Europa, dove l’eurozona è supremamente potente come entità, ma in nessuno ha veramente il controllo. Le istituzioni e le regole che sono state poste in essere al fine di conservare l’equilibrio politico che ha avviato l’intero progetto dell’euro paralizzano qualunque attore che ha qualcosa a che fare con la legittimazione democratica”.

Pubblichiamo l’intervista a Yanis Varoufakis realizzata da Nick Buxton per il Transnational Institute (TNI).  

Feel the Bern: la sfida di Bernie Sanders e il populismo americano

Di Bernie Sanders, come eccentrico candidato “socialista” alle primarie del Partito Democratico negli Stati Uniti, si parla da un po’. Ma i sondaggi di queste ore, che vedono il senatore del Vermont testa a testa con Hillary Clinton sia in Iowa sia in New Hampshire (i primi due stati ad esprimersi sui candidati presidenziali dei due partiti), stanno trasformando profondamente la percezione pubblica della campagna di Sanders, da fenomeno di colore a serio concorrente dell’ex first lady e segretaria di stato, anche per la stampa mainstream.

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