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Salento: quest'estate la birra sa di TAP

Prima le polemiche sulla sponsorizzazione della festa dei Santi Pietro e Paolo di Galatina, poi quelle sulla campagna promozionale che avrebbe dovuto essere diretta da Alessandro Piva – regista barese di cult come LaCapaGira e Mio cognato - ora infine il tentativo di sponsorizzare “l'estate salentina” con ben 350mila euro: TAP Italia, la società che per il Belpaese gestisce gli interessi del Gasdotto Trans-Adriatico, la mega struttura che attraversando il Canale d'Otranto dovrebbe permettere l'afflusso di gas naturale proveniente dalle regioni del Caucaso, ci riprova e lancia una massiccia campagna perché, come spiega l'ad Giampaolo Russo, “la maggior parte dei salentini ancora non sa cosa sia Tap e il suo progetto”.

I comitati che si oppongono alla costruzione del gasdotto però non ci stanno e contestano gli organizzatori di eventi estivi che hanno accettato la sponsorizzazione, il cui slogan è “L'energia a vocazione turistica”. Ma andiamo con ordine: a fine giugno TAP sponsorizza, con il proprio logo sui manifesti, la tradizionale festa dei Santi Pietro e Paolo a Galatina. Sale la rabbia No TAP, che in un comunicato critica apertamente la Curia e gli organizzatori della tradizionale festa: “Ci meravigliamo del vescovo, ci meravigliamo del comitato feste e ci meravigliamo di chi accetta di parlare con e farsi dare soldi da personaggi senza scrupoli, incapaci di presentare un progetto decente”.

Caso Fonderie Pisano tra ambiente e salute: l’aria che tira nella Valle dell’Irno

C’è una Valle in pericolo, ma non si costruisce la Tav; siamo al Sud e i balconi sono neri per le polveri depositate, ma non siamo nei pressi dell’Ilva; siamo in Campania e la salute è precaria, ma non stiamo parlando della Terra dei Fuochi. Quella che vogliamo raccontarvi è un’altra storia. Siamo a Salerno, dove si apre un nuovo capitolo della lotta “Stop al Biocidio”. Il comitato “Salute e Vita” si batte per la delocalizzazione delle Fonderie Pisano, industria metalmeccanica altamente inquinante, che blocca la riqualificazione urbanistica della ex zona industriale nella Valle dell’Irno. 

La storia – Non sono molti a sapere che Salerno nell’800 era un ricco polo industriale tale da essere definita la “Manchester delle Due Sicilie”. Al momento dell’Unità d’Italia, Salerno contava 10 mila operai mentre Torino, la futura “città operaia”, appena 4 mila. Nei primi anni dell’800 nell’odierna Baronissi c’era un piccolo centro artigianale di lavorazione della ghisa e del bronzo, che oggi è diventato una delle imprese leader del comparto metalmeccanico con 150 lavoratori attivi e 80 milioni di euro di fatturato annuale. 

 

Dalla Terra dei Fuochi alla Terra Felice

Bisogna partire da qui: dal rapporto tra “malapolitica”, camorra e un certo tipo di imprenditoria che ha lucrato sui destini delle persone, che ha prodotto un’agghiacciante scissione tra diritti e vita, tra lavoro e salute, tra giustizia e sopraffazione. La grande questione ambientale, apertasi ormai più di 20 anni fa, testimonia l’assenza di una giustizia tanto sociale quanto ambientale in grado di tutelare vita e territorio. La questione ambientale non è solo legata ai rifiuti. In Campania abbiamo il fiume più inquinato d’Europa, il Sarno, la devastazione della costa e dei mari che non ha precedenti, l’abusivismo edilizio che ha cancellato pezzi importanti di vegetazione e inaridito terreni fertili, come quelli alle pendici del Vesuvio.

In prima persona: la responsabilità dei cittadini verso le generazioni future. Dialogo con Salvatore Settis

Pubblichiamo un interessante dialogo di Rocco Albanese e Maria Labate con Salvatore Settis, pubblicato nello scorso dicembre per il secondo numero dei Quaderni Corsari, rivista di approfondimento autoprodotta che nasce da una costola de ilCorsaro.info, e disponibile gratuitamente online. Nel secondo numero abbiamo scelto di affrontare la questione ambientale. Leggete online o scaricate gratis il secondo numero della rivista: "Pensare ecologico: i limiti del pianeta e il nostro futuro"

Leggere al chiuso della propria stanza l’ultima pubblicazione di Salvatore Settis, Azione popolare – cittadini per il bene comune, non è sufficiente. Questo libro, infatti, per i messaggi che trasmette, dovrebbe essere presentato e discusso nelle piazze e negli spazi pubblici italiani.

Il saggio pubblicato da Einaudi il 6 novembre 2012 rappresenta un’ulteriore testimonianza dell’impegno civile di Settis, collocata in un percorso già avviato da precedenti testi come Italia S.p.A. – L’assalto al patrimonio culturale (2002) e Paesaggio Costituzione cemento. La lotta per l’ambiente contro il degrado civile (2010). Lo studioso calabrese ha portato avanti, con interventi sempre più intensificati negli ultimi due anni, su testate come «Repubblica» e «Il Sole 24 Ore», una critica severa a politiche bipartisan, che in nome di un’idea del tutto distorta di “sviluppo”, sviliscono territorio, cultura e ambiente, considerandoli come merci da privatizzare per fare cassa.

Ripensare la questione ambientale

Alghe cemento CRPubblichiamo l'introduzione al secondo numero dei Quaderni Corsari, rivista di approfondimento autoprodotta che nasce da una costola de ilCorsaro.info, e disponibile gratuitamente online. Nel secondo numero abbiamo scelto di affrontare la questione ambientale. Leggete online o scaricate gratis il secondo numero della rivista: "Pensare ecologico: i limiti del pianeta e il nostro futuro"

Parlare di ambiente nell’Italia che si confronta con il dramma di Taranto e che da anni ormai vive in Val di Susa un fronte insanabile di conflitto significa andare al di là della declinazione delle buone pratiche individuali. Significa porre in questione un modello di sviluppo. Le ricadute ambientali dell’industrializzazione sono state omesse dal dibattito pubblico per un lungo periodo e, quando sono diventate evidenti, a difesa del rapporto di forza che ha prodotto quel modello di sviluppo si sono levate rassicurazioni e ostentazioni di dati scientifici secondo i quali l’impatto ambientale di questo o quell’insediamento produttivo, Grande Opera, inceneritore, sarebbe risibile. Questa produzione di prove assomiglia molto più alle foto false mostrate da Colin Powell al Consiglio di sicurezza dell’Onu come prova dell’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq che non a un dibattito scientifico. C’è, infatti, una finalità politica alla base: nel caso americano legittimare un attacco militare, nel caso in esame scagionare il modello di sviluppo e le classi dominanti da ogni responsabilità relativa alle conseguenze delle proprie scelte. 

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