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Troia, 8mila mani sul bilancio. Intervista a Giuseppe Beccia

giuseppe becciaPubblicato per gentile concessione de Il Tacco d'Italia.

In provincia di Foggia, il Comune di Troia, cittadina di circa 8.000 abitanti, sperimenta già da un anno il Bilancio Partecipativo. Infatti, una quota del bilancio è in mano ai cittadini, che si consultano, si confrontano e decidono quali priorità di spesa devono avere i propri amministratori. Si tratta inoltre di un caso che, rispetto ad altre sperimentazioni simili, ha anche la peculiarità di essere nato dal basso. Infatti, sono stati per primi i cittadini a chiedere di avere voce in capitolo e poi in seguito gli amministratori a cedere una fetta delle proprie prerogative. In altri casi le sperimentazioni sono partite dall'alto. Una pratica virtuosa e trasparente che prova a scuotere le coscienze e contribuire a migliorare il rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadini. Per chiarirci le idee, ci siamo fatti raccontare come stanno realmente le cose da Giuseppe Beccia, membro del Comitato promotore del Bilancio Partecipativo di Troia.

Bilancio partecipativo. La politica fatta dal basso

Partecipo DecidoPubblicato per gentile concessione de Il Tacco d'Italia.

Una qualsiasi amministrazione comunale, attraverso la programmazione annuale del suo bilancio, decide quanto e come spendere i soldi della sua comunità. Solitamente, i cittadini danno un mandato (elettorale) ai propri rappresentanti perché amministrino la "cosa" e i "soldi" pubblici all'insegna delle loro aspettative e dei loro bisogni. Quando ai cittadini non piace una gestione, le urne dovrebbero tornare ad essere il luogo della rigenerazione delle nuove rappresentanze.

Da manuale, se il meccanismo non si inceppa per le ormai troppo spesso note cronache di dissesti finanziari e buchi di bilancio, dovrebbe funzionare così.

Tuttavia, c'è un luogo in cui questa classica gerarchia di chi gestisce i soldi di un comune può essere messa in discussione. Si chiama Bilancio Partecipativo e si tratta di una forma di bilancio in cui i cittadini e le istituzioni costruiscono insieme una buona parte delle priorità di spesa e di intervento di un'amministrazione.

Intervista a Ugo Mattei: 'è morto Keynes, è morta la democrazia, è morta la rappresentanza'

Ugo MatteiUgo Mattei è professore ordinario alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino. E’ stato estensore e promotore dei quesiti referendari riguardanti la ripubblicizzazione dell’acqua ai referendum di giugno scorso.


Il 28 gennaio a Napoli prendeva l’avvio il “Forum dei Beni Comuni”, con l’obiettivo di redigere un manifesto che coordinasse gli enti locali alle battaglie per i “beni comuni”. Che fine ha fatto quell’iniziativa?

Era stato un documento prodotto alla fine di giornate di lavori condotte sotto un sentire politico molto forte, quello di voler portare a termine e garantire la volontà popolare che si era espressa nei referendum di giugno per l’acqua pubblica e contro il nucleare. L’idea guida era che la lotta politica da intraprendere in quel momento dovesse essere il “mettere a frutto” (e tutelare) quella volontà emersa dai referendum. Purtroppo dopo quel manifesto di Napoli non è più successo nulla: più volte ho sollecitato De Magistris a farsene carico, ma per ora quel lavoro resta lì, fermo.

Bertinotti scrive a Napolitano: 'Lei non può sospendere la democrazia'


Sul Corriere della Sera di oggi, martedì 23 luglio 2013, Fausto Bertinotti ha scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, criticando le scelte del Quirinale e esortandolo a rispettare la democrazia, sospesa oggi dallo stato di eccezione. Ne pubblichiamo il testo. 

Riflessioni sparse sulla Repubblica di Weimar e il voto italiano

sconfitta sinistra quarto statoNei lunghi anni di questa drammatica crisi ho sentito evocata centinaia di volte la Repubblica di Weimar. Anche oggi, dopo il voto italiano, riecheggia nei discorsi e nei pensieri di molti.  Purtroppo generalmente se ne cita (e forse se ne conosce) solo la rovinosa fine determinata anche da una paralisi parlamentare e accompagnata dall'avvento del nazismo.

Fu invece una esperienza straordinaria in cui grandissimi giuristi come Ugo Sinzheimer, Ernest Fraenkel, Otto Kahn-Freund, Karl Korsh posero le basi della democrazia economica e del diritto del lavoro inteso come diritto di coloro che non disponendo di mezzi di scambio si trovano obbligati a prestare lavoro salariato. Con la repubblica di Weimar l'uguaglianza e la libertà smettono di essere formule vuote per diventare oggetto di una politica legislativa. 

Europa e crisi della democrazia: per un’Assemblea Costituente

parlamento europeo desertoArticolo di Lorenzo Marsili (European Alternatives) tratto dal numero 1 dei Quaderni Corsari (scarica la tua copia)

Distruzione di ricchezza, impoverimento, attacco al mondo del lavoro, tensioni sociali, crisi del debito, rischio di implosione dello spazio europeo. Sono questi solo alcuni dei frutti amari della lunga crisi iniziata nel 2007. Ma si fa sempre più strada la percezione che almeno un’altra vittima d’eccezione rischia ora di essere immolata al focolare dell’emergenza: la democrazia europea. E con la chiusura dello spazio per una vera democrazia, si chiude qualunque spazio per modelli economici, sociali e politici alternativi. Contro la costituzionalizzazione dell’austerità, è ora di richiedere l’apertura di un’Assemblea Costituente eletta a suffragio universale.

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