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La “rivoluzione digitale” del ministro Profumo: davvero tutti a scuola col tablet?

ministro-profumoUn comunicato stampa, nemmeno troppo in evidenza sul sito del Miur, annunciava, nelle scorse ore, importantissime novità per l’anno scolastico 2014-2015 per quel che riguarda, leggiamo, “libri digitali o misti” e soprattutto “un tablet per ogni studente e zaini più leggeri”. La “rivoluzione digitale” è presentata con enfasi nel suddetto comunicato: “Libri cartacei addio. Ancora un anno di tempo e nella scuola italiana entreranno solo libri digitali o nel formato misto. E’ stato firmato dal ministro Francesco Profumo il decreto ministeriale in materia di adozioni dei libri di testo. Tra le principali novità, la disposizione per i Collegi dei docenti di adottare, dall’anno scolastico 2014/2015, solo libri nella versione digitale o mista. Inizialmente, l’innovazione riguarderà le classi prima e quarta della scuola primaria, la classe prima della scuola secondaria di I grado, la prima e la terza classe della secondaria di II grado”.

Il decreto Profumo, attraverso il quale “la scuola raggiunge un’ulteriore tappa verso la realizzazione degli obiettivi fissati dall’Agenda Digitale italiana”, fa seguito all’approvazione, nei mesi scorsi, del cosiddetto Decreto Crescita 2.0, che all’art.11 modifica l’art.15 della tristemente nota legge 133/2008. Nello specifico, si obbligano i collegi dei docenti ad adottare “per l’anno scolastico 2013-2014 e successivi, esclusivamente libri nella versione digitale o mista, costituita da un testo in formato digitale o cartaceo e da contenuti digitali integrativi, accessibili o acquistabili in rete anche in modo disgiunto. Per le scuole del primo ciclo detto obbligo decorre dall’anno scolastico 2014-2015. La delibera del collegi o dei docenti relativa all’adozione della dotazione libraria è soggetta, per le istituzioni scolastiche statali e limitatamente alla verifica del rispetto del tetto di spesa di cui al comma 3-bis, al controllo contabile di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 30 giugno 2011, n. 123”. 

Ciò che non convince, nell’attesa ovviamente di conoscere il testo del decreto Profumo sbandierato dal Miur, sono le modificazioni al comma 3 dell’art. 15 della legge 133/2008, dove leggiamo: “La scuola assicura alle famiglie i contenuti digitali di cui al comma 2, con oneri a loro carico entro lo specifico limite definito dal decreto di cui al comma 3. La scuola assicura la disponibilità dei supporti tecnologici necessari alla fruizione dei contenuti digitali di cui al comma 2, su richiesta delle famiglie e con oneri a carico delle stesse entro lo specifico limite definito con il decreto di cui al comma 3”.

Sempre in attesa di leggere il testo del decreto, per conoscere l’ammontare di questa operazione che, se attuata, infliggerebbe un duro colpo al digital divide, un po’ ci rinfranca sapere che “le regioni e gli enti locali interessati possono stipulare convenzioni con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca per consentire, in situazioni particolarmente svantaggiate, l’istituzione di centri scolastici digitali collegati funzionalmente alle istituzioni scolastiche di riferimento, mediante l’utilizzo di nuove tecnologie al fine di migliorare la qualità dei servizi agli studenti e di garantire una maggiore socializzazione delle comunità di scuole”.

Certo, nulla a che vedere con la Thailandia, dove verranno distribuiti gratuitamente 1,7 milioni di tablet agli studenti, nell’ambito di una delle più importanti operazioni del genere nel mondo. L’annuncio è stato dato una settimana fa da Surapol Navamavadhana, consigliere del Ministero delle Tecnologie dell’Informazione, che ha definito l’operazione come “la più grande dotazione di tablet mai avvenuta nel mondo prevista dal governo per l’istruzione”, con il preciso obiettivo di arrivare a 7 milioni nel 2014, numeri che si vanno ad aggiungere agli 850mila già in dotazione degli studenti. Tutto gratis.

A confermare le difficoltà finanziarie di una tale operazione è il professore dell’Università Bicocca di Milano e consulente del Miur Paolo Ferri, che intervistato dalla rivista specializzata Wired, ha osservato come sia “difficile parlare di innovazione quando non c’è la possibilità di finanziarla: i dati Ocse ci classificano in maniera pessima per gli investimenti nella scuola”, e il solo cablaggio in fibra ottica degli edifici scolastici, necessario per avere un’adeguata connessione a Internet, costerebbe “almeno tre miliardi di euro”. In effetti, strutture fatiscenti e finanziamenti che a stento coprono interventi di ordinaria amministrazione cozzano in maniera netta con l’operazione ministeriale.

Una recente ricerca Nielsen, commissionata dall’Associazione Italiana Editori in occasione dei 50 anni della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, rivela che, nonostante un sensibile calo rispetto allo scorso anno, bambini e ragazzi italiani leggono molto di più rispetto agli adulti. Chi scrive si ritiene un convinto sostenitore del cartaceo e crede che a fianco a iniziative come questa che punta all'introduzione dei tablet nelle scuole, il Miur dovrebbe intervenire anche nell'incentivare gli studenti delle scuole primarie alla lettura di testi di narrativa.

Spetta ora al ministro Profumo stupirci.

Ultima modifica ilMartedì, 22 Ottobre 2013 10:07
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