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Magistratura Democratica "ospita" Erri De Luca, il procuratore Caselli lascia l'associazione

Magistratura Democratica "ospita" Erri De Luca, il procuratore Caselli lascia l'associazione

Il casus belli appare pretestuoso: Magistratura Democratica, corrente progressista della magistratura, nella sua Agenda 2014, ha deciso di dare spazio a uno scritto di Erri De Luca sugli anni Settanta. Per questa ragione, il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, che – per inciso – risulta essere un semplice iscritto alla corrente, avrebbe manifestato l'intenzione di abbandonare MD. La notizia non è ufficiale, ma la conferma è arrivata in qualche modo da Luigi Marini, presidente nazionale di MD: “Ci sono state dichiarazioni che vanno in questo senso”.

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Dietro il gesto di Caselli, dunque, l'intervento di Erri De Luca, che tra l'altro scrive: “Si consumò una guerra civile a bassa intensità ma con migliaia di detenuti politici. Una parte di noi si specializzò in agguati e in clandestinità. Ci furono azioni micidiali e clamorose ma senza futuro”. Nel presentare in agenda lo scritto, intitolato “Notizie su Euridice”, Magistratura Democratica ha precisato: “Dopo aver ricevuto e letto questo contributo è stata forte la tentazione di non pubblicarlo perché alcuni passaggi si prestano ad interpretazioni ambigue che non vogliamo in alcun modo avallare. Ma, per imitarne la conclusione, povero è il gruppo che censura uno scritto così bello, anche se altrettanto controverso e così eccolo qua”.

In un successivo comunicato stampa, MD ha spiegato poi: “La scelta di Giancarlo Caselli di lasciare Magistratura Democratica ci addolora profondamente. Giancarlo è una parte importante della storia del nostro gruppo e un uomo cui il paese intero deve gratitudine per il coraggio, la rettitudine, il rigore e le straordinarie capacità che ha dimostrato in tutta la sua carriera di magistrato, anche in tempi in cui ciò costava, oltre che fatica e sacrificio, gravissimi rischi personali”. Sull'opportunità di concedere spazio a Erri De Luca, la corrente progressista della magistratura spiega: “Il brano non è e non va letto come un saggio politico: è un’opera letteraria e come tale va considerato. E’ la rappresentazione, con il linguaggio e il punto di vista di un artista, del sentimento di giustizia di parte di una generazione, i giovani degli anni ’70. Un sentimento estremo e per molti versi, secondo noi, delirante, e tuttavia un sentimento reale”.

E' però difficile non vedere nascosti tra le maglie dell'epilogo di un'adesione pluridecennale a MD gli strascichi della tensione emersa nelle scorse settimane tra lo scrittore e Caselli riguardo le inchieste sui No Tav. E se Erri De Luca commenta lapidario sostenendo che se il procuratore “si dimette da Magistratura Democratica vuol dire che non è più un magistrato democratico”, il portale Notav.info attacca: “Ci sembra sempre più chiaro, anche da queste piccole cose, che quella contro i No Tav è una vera e propria crociata personale, che annebbia la vista del Procuratore, che ormai ha come chiodo fisso l’arrestarci tutti. Infatti non abbiamo sentito o letto parole di condanna all’incendio del presidio di Vaie, né tantomeno abbiamo sentito valutare la gravità dell’episodio da chi non perde mai un’occasione per ribadire la pericolosità del Movimento”.

Ad aumentare la sensazione che la scelta di Caselli di lasciare Magistratura Democratica sia pretestuosa c'è il fatto che per ragioni ben più gravi, come ad esempio l'appoggio nei confronti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, mentre la sua corrente agiva “selezionando” candidati interni in ruoli di spicco nella lotta alla mafia, l'ex procuratore di Palermo abbia sempre scelto di condurre una battaglia interna alla sua associazione. Tra l'altro, come ricorda lo stesso procuratore in “Vent'anni contro”, un colloquio con l'ex pm Antonio Ingroia, di prossima pubblicazione con Laterza, già ai tempi delle inchieste contro il terrorismo rosso vi erano stati motivi di screzio con Magistratura Democratica. Ha spiegato Caselli: “Ai tempi delle prime inchieste sulle Brigate rosse, da taluni ero considerato un fascista, un servo sciocco della reazione impersonata dal generale Dalla Chiesa e, nel 1974, ci mancò poco che avendo 'osato' incriminare un soggetto molto noto (poi condannato fino a sentenza di cassazione) fossi persino espulso da Magistratura democratica”.

Leggi il testo integrale di Erri De Luca pubblicato sull'Agenda di MD

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