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Grillo, la base ribelle e i 150 parlamentari eletti

beppe-grilloDa ieri pomeriggio, da quando Beppe Grillo, sul suo blog, ha definito Bersani “stalker politico”, “smacchiatore fallito” e “morto che parla”, stabilendo che non bisognava votare alcuna fiducia a chi “ha passato gli ultimi mesi a formulare giudizi squisitamente politici”, si è scatenato un tam tam online basato sul presupposto che il leader nazionale del Movimento 5 Stelle farebbe un grave errore a far mancare il proprio appoggio al centrosinistra.

Una petizione online, lanciata da una sedicente attivista grillina e 24enne elettrice, ha raccolto in poche ore decine di migliaia di adesioni. L'assunto di base, come recita anche il titolo della petizione, è che Grillo debba dare “la fiducia al Governo per cambiare l’Italia”. Un assunto di base che fa sparire, in un paio di minuti (quelli necessari per leggerne qualche capoverso e farsi un'idea), il concetto, tanto incensato dalla base del Movimento 5 Stelle, che “uno vale uno”.

Viola, 24enne elettrice grillina, scrive un lungo intervento per lanciare la raccolta firme, ponendo alcune priorità programmatiche, quelle che definisce “poche cose, prima di tornare alle urne, in poco tempo”. Seguono una decina di idee da applicare per provare a dare un'identità specifica al sistema Paese. Questioni indiscutibili, non c'è dubbio. Ma alle quali devono rispondere gli eletti del movimento e non Beppe Grillo, che martedì annunciava che sarebbe andato a parlare personalmente con Napolitano e che ieri, a detta della moglie, si sarebbe imbarcato sul primo volo per Roma.

L'inno del movimento, “l'urlo del web” composto dai simpatizzanti, recita: “Né padri né padrini ma solo cittadini che vogliono cambiare. Questo è il momento di rischiare, non si può più aspettare”. Bene, quando chiunque di noi decide di prendersi i propri rischi per un cambiamento è indubbiamente disposto a scendere a compromessi per conseguire un risultato: basterebbe questo per capire che di fronte ai parlamentari eletti dal Movimento 5 Stelle, e non di fronte a Beppe Grillo, che senza ombra di dubbio il presidente Napolitano dovrebbe rifiutarsi di incontrare, proprio come ha fatto oggi con il leader di uno dei maggiori partiti socialdemocratici al mondo, si prospetta la possibilità reale di ribaltare le sorti di questo Paese.

In fondo, è stato Beppe Grillo stesso ad aver sempre dichiarato di non essere candidato, “né mai ho pensato di andare in Parlamento. Non è la mia natura. Allora questa gente che ha rubato, ha spolpato questo paese, non ha nel Dna l’idea che una persona normale, un comico possa fare qualcosa per gli altri senza averne in cambio un ritorno economico”.

Certo, è difficile riuscire ad affidarsi o a fidarsi di chi, come Enza Blundo, neoeletta senatrice in Abruzzo, venendo interpellata in una delle trasmissioni radiofoniche più seguite in Italia, dimostra di non sapere nemmeno quanti siano i propri colleghi a Palazzo Madama e men che meno i “cugini” di Montecitorio. Su questo siamo solidali con Beppe Grillo, ma è difficile, a questo punto, tornare indietro senza perdere credibilità nei confronti della propria base elettorale.

Gli eletti grillini decidano dunque chi debba andare a colloquio da Napolitano e mettano da parte chi non è stato eletto perché non si è candidato e non ha alcuna intenzione di andare in Parlamento, ma ha deciso di sostenere, da bravo comico e personaggio con una certa visibilità mediatica, la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle attraverso un tour nelle principali piazze d'Italia. Decidano da soli quale sia la strada da seguire, se quella di un accordo programmatico con il centrosinistra, che prevede, visti i numeri risicati, il voto favorevole rispetto alla fiducia al Senato, oppure quella di un'opposizione oltranzista, che spingerebbe non verso nuove elezioni, ma verso la grosse Koalition di stampo tedesco, che per anni è stata considerata il male oscuro che affligge l'Europa.

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