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Il cane di Profumo e il gatto di Schrödinger

  • Scritto da  Mattia Mazzoli e Simona Ardito
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cane profumo pavlov

È scontro aperto sulle misure relative al sistema di istruzione previste dalla spending review. A seguito delle dure denunce da parte di studenti e testate nazionali, numerose sono state le corse ai ripari per giustificare la scelta di tagliare fondi all'università e stanziare la stessa cifra per le scuole private.

La risposta alle dure critiche piovute sul governo è arrivata con un comunicato stampa del Ministero alquanto singolare. Premettiamo che nei giorni scorsi, i principali quotidiani italiani riportavano due notizie:

1) che la spending review prevedeva un taglio di 200 milioni al fondo di finanziamento ordinario delle università statali;

2) che nella stessa spending review era previsto invece uno stanziamento di 200 milioni a favore delle scuole private.

Le due voci di bilancio possono anche non essere vasi comunicanti, ma la sostanza è evidente a tutti. E invece no, ci spiega ieri il ministro Profumo, queste sono coincidenze. La nostra deduzione non è un pensiero logico, secondo il ministro Profumo è solo un riflesso condizionato del tutto irrazionale, come quello del cane di Pavlov.

Il cane di Pavlov era un povero, martoriato animale. Abituato a ricevere il pasto dopo aver sentito il suono di un campanello, cominciava ad avere l’acquolina in bocca al solo udire lo scampanellio; un po’ come quando ci viene una sete incontrollabile appena sentiamo stappare una bottiglia di Coca Cola sotto la calura estiva, per intenderci. 

Il cane di Pavlov reagiva alla privazione; non sbavava più quando il pasto era pronto davanti a lui. Gli italiani, e in particolare gli studenti dell’università pubblica, sono fin troppo abituati a vedersi levare il piatto da sotto il naso, e il ministro Profumo, che più volte ha annunciato con il suo arrivo al dicastero di Viale Trastevere "la fine dell'epoca dei tagli", non dovrebbe essere così sorpreso e piccato da tali critiche. 

A parte la caduta di stile di un Ministro che si permette di insultare chi lo critica, questi si limita a precisare che il fondo previsto per le scuole non statali non sia direttamente prelevato dal fondo per il sistema universitario pubblico, senza cogliere il dato essenziale della faccenda. Non è infatti tanto il particolare di prendere direttamente o meno quei fondi da un altro capitolo di spesa a determinare la gravità del caso, ma la precisa intenzione politica di risparmiare sulle università pubbliche piuttosto che sulle scuole private in un momento di difficoltà economica del Paese. Ora che per paura di eccessive critiche si è fatta marcia indietro sui fondi alle private è probabile che le risorse inizialmente previste verranno successivamente stanziate con altri provvedimenti, meno visibili ed evidenti. Sono, infatti, 13 anni che i governi di centrodestra e centrosinistra non fanno mancare ingenti somme alle scuole paritarie.

Per essere sicuri di non aver sognato, andiamo a riguardare la bozza del testo della spending review che era stata diffusa ieri dal Corriere della Sera. Sì, non c’è dubbio, i tagli c’erano, sono stati cassati. Ma attenzione, solo quelli relativi al 2012: per quanto sia arrivata la smentita di un ulteriore taglio all'università pubblica, rimangono attivi per il 2013 i tagli della legge 133 del 2008, che ha ridotto di 1,5 miliardi in 5 anni i trasferimenti agli atenei. Il fondo preventivato per il 2013 è pari a 6,45 miliardi, nel 2009 era pari a 7,4 miliardi.
Il ministro prova a spiazzare tutti con il gioco delle tre carte, ma senza uno stanziamento ulteriore di fondi il sistema universitario pubblico si troverà il prossimo anno con un miliardo in meno a disposizione e in una situazione drammatica. Non sono pervenute invece spiegazioni sulle soppressioni degli istituti di ricerca, mentre viene rincarata la dose sui 10 milioni di euro stanziati a favore degli atenei non statali. 

Sconcertante è l'invito che il Ministero rivolge a chi si preoccupa per il sistema universitario: “Se pure esistesse la proposta di diminuzione della dotazione per le università, essa sarebbe comunque parte di un processo ancora in itinere, che deve esser preso seriamente, e dunque valutato alla fine”.

Nel 1935 un noto fisico e matematico austriaco, Erwin Schrödinger, propose un esperimento mentale: un gatto rinchiuso in una scatola e potenzialmente sottoposto alla somministrazione di una dose letale di cianuro, rilasciata meccanicamente ad una emissione di radiazione di cesio, poteva essere descritto dalle leggi della fisica quantistica come al contempo sia vivo che morto, almeno fino al momento dell'apertura della scatola per la verifica della reale condizione del povero felino.

Secondo il Ministero gli studenti dovrebbero quindi ignorare il duro taglio in corso al Fondo di Finanziamento Ordinario, evitare di preoccuparsi ora della salute dell'università pubblica e attendere l'apertura della scatola alla fine del processo per sapere se effettivamente il gatto sarà ancora vivo o definitivamente morto.

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 18:10
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