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Nicola Tanno

Nicola Tanno

Armi leggere, l'Italia accresce le esportazioni

Il settore militare italiano non sembra soffrire le conseguenze della crisi economica. Mentre il tessuto produttivo vive una fase di bassa produttività e scarsa domanda, i produttori di armi hanno di che gioire. Secondo il Rapporto 2011 dell’Istituto di Ricerche Archivio Disarmo - condotto da Luigi Barbato e pubblicato in questi giorni - l’Italia ha aumentato nel biennio 2009-2010 l’ esportazioni di armi leggere del 10% rispetto al biennio precedente esportando complessivamente un miliardo di euro (1.024.275.398) in armi leggere ad uso civile. In particolare tra il 2009 e il 2010 la crescita si attesta a circa il 17%.

L’esportazione di armi leggere e di piccolo calibro non è sottoposta agli stessi stringenti controlli previsti per le armi da guerra. Questa divergenza fa sì che lo studio dell’Archivio Disarmo presenti dati molto diversi da quelli esibiti dal Rapporto del Presidente del Consiglio dei Ministri che annualmente viene presentato al Parlamento.

I numeri confermano la tendenza ad una forte crescita del settore il quale in poco più di dieci anni ha raddoppiato le sue esportazioni. I principali acquirenti dell’industria militare italiana restano i Paesi dell’Unione Europea e del Nord America, i quali assieme detengono quasi il 70% della produzione totale esportata. Chi, però, ha marcato l’aumento più significativo per valore sono i Paesi asiatici. Il continente è, infatti, passato dall’importazione di circa 28 milioni di euro nel biennio 2007-2008 ad oltre 142 milioni nel biennio considerato.

La ricerca dell’Archivio Disarmo sottolinea la crescita del volume di affari con Paesi sottoposti a embarghi internazionali sulle forniture di armi (Cina, Libano, Repubblica Democratica del Congo, Iran, Armenia e Azerbaijan) e verso Paesi in cui sono in atto conflitti e in cui si riscontrano gravi violazioni dei diritti umani (la Federazione Russa, la Thailandia, le Filippine, il Pakistan, l’India, l’Afghanistan, la Colombia, Israele, Congo, Kenia, Filippine ecc.). Secondo l’Istituto le armi italiane sono state utilizzate in maniera considerevole dai Governi – tutti accusati da Amnesty International di violazione dei diritti umani – impegnati a reprimere le rivolte nel nord dell’Africa. Inoltre, in crescita sono le esportazioni verso la Repubblica Democratica del Congo – Paese sottoposto a continui scontri e violenze– e verso l’Honduras, dove nel 2009 vi è stato un colpo di Stato militare seguito da una dura repressione verso i dissidenti politici. Si confermano partner economici di primo piano Russia, Malesia, Venezuela, Israele e gli Emirati Arabi Uniti.

Esportazioni italiane di armi leggere, munizioni ed esplosivi (in milioni di euro). Elaborazione Archivio Disarmo su dati Istat

Romania, passo indietro del Governo. Ma la protesta continua

Continuano le proteste in Romania contro le misure economiche adottate dal Governo nonostante i primi, parziali passi indietro dell’esecutivo guidato dal conservatore Emil Boc. Dopo aver dimissionato il viceministro della sanità Arafat – contrario ad una proposta di privatizzazione di alcuni servizi sanitari –  il Governo è tornato ieri sui suoi passi richiamando al suo incarico Arafat e annunciando la creazione di una commissione che modificherà la proposta di legge.

Cile, Governo aumenta la repressione. Studenti: nuove mobilitazioni

Nuove proteste degli studenti universitari in Cile. Dopo un anno di battaglie in nome dell’istruzione pubblica, il movimento studentesco ha annunciato la convocazione di nuove manifestazioni, questa volta contro un progetto di legge che accresce le sanzioni contro le occupazioni illegali e rende più facile il sequestro di materiale cartaceo e audiovisivo.

Scozia: referendum sull’indipendenza nel 2014'. Ma Cameron non ci sta.


La Scozia voterà per la propria indipendenza nella seconda metà del 2014. Lo ha annunciato la Vice Prima Ministra regionale Nicola Sturgeon a conclusione della riunione del Governo. L’annuncio rappresenta l’ultima mossa effettuata dal Primo Ministro scozzese, Alex Salmond, nell’intricata partita che sta da tempo giocando con il Primo Ministro britannico, David Cameron.  Proprio Cameron, tre giorni fa aveva annunciato la disponibilità di concedere un referendum sulla permanenza della Scozia nel Regno Unito ma a condizione che si svolgesse entro 18 mesi. “L’incertezza su questo tema sta causando danni all’economia del nord. Ho parlato con molti uomini d’affari e li ho trovati molto preoccupati.” In realtà Cameron stringe i tempi perché, a detta degli ultimi sondaggi, la maggioranza degli scozzesi si dichiara contraria alla completa indipendenza e non vuole permettere a Salmond –abile comunicatore e popolarissimo dentro e fuori la Scozia- una strabiliante rimonta.

Spagna, il governo taglia ma il popolo approva

“È solo l’inizio dell’inizio”. Con queste parole la Vice-Presidentessa del Governo spagnolo Soraya Sáenz de Santamaría ha presentato nei giorni scorsi le misure economiche contenute nel decreto approvato dal Consiglio dei Ministri il 30 dicembre scorso. Il decreto – che è stato giudicato “epocale” da alcuni organi di stampa per la durezza dei provvedimenti – rappresenta probabilmente solo la prima di una serie di misure d’austerità che verranno adottate nei prossimi mesi.

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