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Nicola Tanno

Nicola Tanno

Francia: Sarkozy contro gli studenti migranti. La battaglia degli Indésirables

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Passo indietro per Sarkozy e vittoria parziale dei collettivi studenteschi e migranti. Nei giorni scorsi il Ministro degli Interni francese Claude Guéant ha annunciato che la discussa circolare che limita il diritto a lavorare degli studenti migranti verrà modificata da un nuovo decreto. Nei mesi scorsi molte erano state le manifestazioni contro la disposizione così come gli appelli lanciati da intellettuali e imprenditori francesi.

La circolare è stata emessa il 31 maggio e ha decretato di fatto il mancato rinnovo del permesso di soggiorno a migliaia di laureati extracomunitari in terra francese giacché non permette a questi il cambiamento del proprio status da “studenti” a “lavoratori salariati”. In pratica, secondo la norma, dopo sei mesi di attesa migliaia di laureati dovrebbero abbandonare la Francia. La “circolare Guéant” è stata giustificata dal Ministro del Lavoro Xavier Bertrand come misura anticrisi per consentire una maggiore disponibilità di posti di lavoro ai cittadini autoctoni e costituisce una parte del piano del Governo di limitare in un anno del 10% la presenza di persone immigrate nel Paese. “Diritto allo studio non significa diritto al lavoro” aveva spiegato Bertrand.

A seguito dell’emanazione della circolare le proteste sono state immediate. Studenti e neolaureati si sono uniti in un movimento, il Collectif du 31 Mai, il quale ha contestato sia i contenuti della norma sia la forma. Il Collettivo ha criticato infatti la decisione di emettere il decreto al termine dell’anno accademico e l’assenza di dialogo tra il Governo e i soggetti interessati. La causa degli Indésirables–gli Indesiderati – ha conquistato consensi. Un gruppo di intellettuali –tra i quali il filosofo Edgar Morin e il Nobel per la fisica Albert Fert- ha firmato una petizione in difesa dei lavoratori e degli studenti immigrati che ha raccolto più di 20mila adesioni e finanche i presidenti di importani imprese francesi hanno attaccato il provvedimento. Le manifestazioni del 12 novembre e del 18 dicembre contro la circolare ha visto la presenza di decine di migliaia di persone.

In seguito a queste proteste il Ministro degli Interni ha dunque annunciato che la circolare verrà modificata da una nuova disposizione per “rimuovere i malintesi”. Da parte sua il Collectif du 31 Mai ha annunciato che proseguirà le mobilitazioni.

Amaiur, la nuova sfida della sinistra basca

Il dibattito parlamentare che ha preceduto l’elezione del conservatore Mariano Rajoy a nuovo Presidente del Governo spagnolo ha vissuto il suo momento cruciale quando è intervenuto Iñaki Antigüedad a nome di Amaiur –la lista della sinistra indipendentista basca uscita clamorosamente trionfatrice dalle elezioni del 20 novembre. Il momento è stato topico perché il successo della sinistra aberzale nel Paese Basco e in Navarra è avvenuto nonostante i ripetuti tentativi di farla dichiarare illegale da parte dei Tribunali e, soprattutto, a seguito della dichiarazione dell’ETA di cessazione permanente della lotta armata. Il faccia a faccia tra il deputato basco e il leader popolare è stato ascoltato in assoluto silenzio da parte dei rappresentanti del Congresso ed ha generato ampie riflessioni riguardo ai futuri rapporti tra Madrid ed Euskal Herria.

Amaiur è una cartello elettorale che unisce i partiti Eusko Alkartasuna, Alternatiba e Aralar -tutti gruppi sovranisti, repubblicani e di stampo socialista- ed è la lista che ha eletto più deputati nei Paesi Baschi (intendendo con questo termine Paese Basco e Navarra). Il risultato assume un significato ancora più grande se si pensa che era da 15 anni che l’area politica più radicale del nazionalismo basco non trovava posto tra i banchi del Congresso. Dopo l’illegalizzazione del partito Batasuna nel 2002 –gruppo accusato di essere uno strumento nelle mani dell’Eta- la sinistra aberzale ha attraversato una lunga fase di difficoltà caratterizzata dagli arresti dei suoi leader e dall’impossibilità di riorganizzarsi. Lo smantellamento militare del gruppo terroristico è stato accompagnato da una progressiva presa di coscienza della sua area politica di riferimento sulla necessità di dichiarare pubblicamente l’abbandono della violenza. In questo modo si è arrivati al cosiddetto “Accordo di Gernika” con cui molte forze della sinistra basca si sono rivolte direttamente all’Eta chiedendo la fine della lotta armata e allo Stato spagnolo reclamando l’abolizione di alcune leggi che hanno limitato l’attività politica in Euskal Hierra e Navarra.

Il problema, per la sinistra basca, è che nonostante l’Eta abbia accettato di rinunciare alle armi e le continue prese di distanza dalla violenza, la possibilità di candidarsi è passata attraverso enormi difficoltà. Nel 2011 i tribunali spagnoli hanno impedito la nascita di una nuova forza politica, Sortu, accusandola di essere l’ennesimo braccio politico dei terroristi. A maggio, un nuovo cartello elettorale costituitosi per le elezioni locali, Bildu, ha dovuto rispondere delle stesse accuse ma questa volta la denuncia è caduta nel vuoto e la lista ha ottenuto un clamoroso successo elettorale. È stato il preludio per le elezioni generali, in cui Amaiur ha dimostrato che la fine della violenza non ha portato con sé la dissoluzione delle istanze nazionaliste più radicali.

Nel suo discorso al Congresso dei Deputati, Iñaki Antigüedad si è rivolto al Presidente designato sottolineando le sue priorità: liberazione degli carcerati dell’Eta e smilitarizzazione del Paese Basco. Ma è stato soprattutto un discorso fatto di segnali più che di proposte. “Siamo obbligati a vederci e a parlarci”, ha detto il leader aberzale, il quale ha voluto rimarcare che la sua area politica ha compiuto molti passi in avanti e che ne aspetta altrettanti da parte dello Stato spagnolo. Una posizione che Rajoy non può accettare. “Io a lei non le devo niente” ha risposto il capo del Partito Popolare. D’altronde, come ha ricordato Patxo Unzueta sul País, davanti alla resa dell’Eta, Rajoy dichiarò che si trattava di una grande notizia perché non implicava nessuna concessione politica. Come dire, per il PP il tavolo è chiuso mentre per Amaiur si apre adesso.

Certo è che difficilmente si potrà ignorare la forza politica dei nazionalisti baschi tenendo conto anche i positivi risultati ottenuti anche dal Partito Nazionalista Basco, attestato su posizioni più moderate, e del gruppo navarro Gerrroa Bai. La legislatura dirà se il nuovo governo vorrà aprire o no una nuova fase politica nella risoluzione del conflitto basco o se lo limiterà all’aspetto militare.

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Spagna. Il trionfo di Rajoy e la triste parabola di Zapatero

Il trionfo di Mariano Rajoy e del PP alle elezioni generali segnano una svolta di proporzioni storiche per la Spagna. Di storica vi è innanzitutto la nettezza della vittoria dei popolari i quali, con 186 seggi, potranno godere della maggioranza assoluta. In simili condizioni al PP sarà concesso di non firmare patti e accordi con nessun partito autonomista così da poter attuare in pieno il proprio programma, sia in chiave economica che di politica interna.

Latinoamerica. Celac: fine della dottrina Monroe?

 

Il 2 e 3 dicembre si è tenuto a Caracas il primo vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (Celac), organismo intergovernamentale che unisce 33 Paesi americani. Rispetto alle altre numerose organizzazioni regionali l’importanza assunta dal Celac è dovuta al fatto di essere l’unica a raccogliere tutti gli Stati latinoamericani (intendendo anche quelli di lingue portoghese, francese inglese e olandese) e di escludere Stati Uniti e Canada. Per via di questa composizione e del fatto che il Venezuela chavista è stato il più forte promotore alla creazione della Comunità, in molti vedono nel Celac la costituzione di un’asse di integrazione economica e politica in contrapposizione agli USA. Tuttavia, dall’incontro di Caracas sembra che gli obiettivi e il funzionamento dell’organismo siano ancora in gran parte da definire.

 

Il Celac nasce in un momento particolare nella storia del Sud America. Nel clima effervescente per il bicentenario dell’indipendenza di molti Paesi dell’area e un in contesto economico che vede in crisi i suoi partner storici –Stati Uniti e Europa- il Latino America si sta dotando da anni di strumenti che permettano una nuova cooperazione politica ed economica. Inoltre molti dei Paesi dell’area sembrano alla ricerca di nuove collaborazioni come dimostrano le relazioni crescenti con Cina e Russia. La Celac si introduce dunque in un processo avviatosi nell’area da più di un decennio simboleggiato dalle vittorie elettorali delle sinistre in molti Paesi e finalizzato ad una maggiore autonomia delle decisioni politiche. Da parte degli Stati del cosidetto “blocco bolivariano” –Venezuela, Bolivia, Cuba, Ecuador e Nicaragua- la nuova Comunità rappresenterebbe un superamento dell’Organizzazione degli Stati Americani -organo composto da tutti i Paesi del Continente ad eccezione di Cuba e tradizionalmente pilotato dagli Usa- nonché della storica influenza degli statunitensi sulle politiche sudamericane. “Stiamo rispedendo al mittente la Dottrina Monroe” http://it.wikipedia.org/wiki/Dottrina_Monroe ha affermato il Presidente nicaraguense Daniel Ortega.

 

Ciò nonostante, il successo in chiave antimperialista da parte del Celac sarà tutto da dimostrare dal suo reali funzionamento. Della Comunità fanno parte anche Stati governati da forze politiche di destra (Cile, Messico, Guatemala, Colombia) ben distanti dalle finalità antimperialiste del Presidente venezuelano Hugo Chavez. D’altronde non sono stati pochi gli insuccessi dei bolivariani durante il vertice. Non è stato creato un organismo permanente, le decisioni verranno sempre prese all’unanimità ed è stata rifiutata la proposta di sancire la fine del OSA. Inoltre non solo Presidenti di stampo liberista e filo-statunitensi come Piñera (Cile) e Santos (Combia) ma anche i Presidenti di Uruguay, Brasile e Paraguay hanno sottolineato i rischi di una rottura con gli USA.

 

Se è dunque vero che il Sud America non è più il “cortile di casa” degli Stati Uniti, il ruolo del Celac verso una maggiore autodeterminazione nelle scelte economiche e politiche sarà tutto da dimostrare nella pratica. Per il momento vi è il fatto simbolico, importante, della costituzione della prima comunità di tutti i Paesi del continente ad eccezione dei due più ricchi. Il punto cruciale riguarda comunque la politica interna degli Stati governati dalle sinistre. Da tempo in Paesi come Brasile, Venezuela e Bolivia una parte importante dei movimenti sociali accusano i governanti di aver posto un freno alle riforme più radicali e di andare a patti con le multinazionali. Dalla capacità dei governi di sinistra di insistere nella fase di riforme sociali e democratiche dei loro Paesi verrà determinato il futuro del Celac come area dove applicare ricette economiche diverse da quelle europee e nord-americane.

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Spagna: torna il movimento studentesco

Giornata di lotta in tutta la Spagna. Ieri, in più di venti città si sono tenute manifestazioni di studenti e di lavoratori dell’università contro i tagli all’istruzione pubblica decretati  dal Governo Rajoy e dai governi locali. Gli studenti universitari, inoltre, hanno scioperato anche contro l’applicazione della Strategia Università 2015, un piano che, secondo il Sindacato degli Studenti dei Paesi Catalani, permetterà una ulteriore entrata di privati nei consigli di amministrazione degli atenei. In alcuni casi alle proteste sono seguite cariche e arresti di molti manifestanti da parte delle forze dell’ordine.

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