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Giacomo Gabbuti

Giacomo Gabbuti

Romano e romanista, studente di Economia a Tor Vergata, troppo critico per essere mainstream, troppo cazzone per essere eterodosso, scrive di economia, politica, e tutte le combinazioni di queste due parole: quando vuole darsi un tono scrive di altro su 404: File not Found. Si occupa di storia economica dell'Italia unitaria e di misurazione della povertà (il legame non è difficile..), ma si guarda bene dallo scrivere su cose che ha approfondito.

 

Cipro, l'accordo e la troika: cosa sta succedendo?

Dopo il rifiuto da parte del Parlamento cipriota di approvare il piano di prelievo sui depositi, accettato in un primo momento dal governo Anastasiades, era rimasta fino a poche ore fa la questione del “salvataggio” del piccolo stato insulare. Nella tarda nottata, come riassume Il Sole 24 Ore, si è chiuso l’accordo, che partiva da un “piano B”, concordato tra Cipro e la Troika – terzetto oramai tristemente familiare, composto da Unione europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale.

Cipro verso un accordo con la troika

Il rifiuto da parte del Parlamento cipriota di approvare il piano di prelievo sui depositi accettato dal governo Anastasiades lascia ancora aperta la questione del “salvataggio” del piccolo stato insulare. In queste ore, come riassume Il Sole 24 Ore, si cerca di chiudere sulla base di un primo “piano B”, concordato tra Cipro e la Troika – terzetto oramai tristemente familiare, composto da Unione europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale. L’accordo prevede ancora prelievi forzosi, ma questa volta solo sui conti correnti superiori ai 100.000 euro. C’è inoltre una differenziazione tra i depositi presso la Bank of Cyprus – che verranno decurtati del 20% – e quelli depositati presso le altre banche del Paese, sfrondati di “appena” il 4%. Salvi, fino a questo momento, i fondi pensione e tutti i depositi inferiori a tale ammontare.

Tasse universitarie: tra bufale e realtà

università lezione aulaLa proposta di Ichino e Terlizzese sull’innalzamento delle tasse universitarie, da mesi oggetto di appassionata divulgazione da parte degli autori, ha ricevuto negli ultimi giorni sempre più attenzione sulla stampa. E’ del resto attesa la pubblicazione di un libro, che dovrebbe portarla dai cenacoli accademici direttamente nell’agone pubblico.

La politica economica del PD: Populismo Democratico?

 Il Corsaro ha già riportato e commentato le affermazioni che Pierluigi Bersani e Stefano Fassina hanno rilasciato nelle scorse settimane ad autorevoli organi di stampa esteri. I due – rispettivamente, Segretario-Candidato Premier (ci perdonino costituzionalisti e italofoni) e Responsabile Economia – costituiscono le fonti primarie per chi ancora coltiva la suprema perversione: determinare la natura precisa delle politiche economiche proposte del Partito Democratico. L’operazione è ardita, e richiede notevoli doti di multidisciplinarietà: occorre mescolare la perizia del filologo alla “tecnica” dell’economista.

Vogliamo però qui continuare, pubblicamente, l’esercizio avviato con il precedente articolo, nella profonda convinzione che le perversioni non siano tali se non sono condivise.

Economia e dibattito pubblico: tecniche di amnesia collettiva

banconote 500 euroNonostante ci sia ancora chi, sul Corriere della Sera, si ostina a dire che “la strada è obbligata”, le modalità di “salita” in campo del fu Professor Mario Monti sono l’occasione migliore per chiarire una volta per tutte che quel governo e le sue politiche non sono implicazioni necessarie di leggi fondamentali dell’economia. Se in assoluto è difficile definire l’economia una scienza naturale, dedita allo studio di leggi fondamentali in grado di dare risposte buone per ogni stagione, l’azione del governo Monti – così come la sua Agenda futura – si basa su considerazioni e scelte politiche, troppo politiche, in continuità con quelle delle forze che lo hanno sostenuto e lo sosterranno alle prossime elezioni.

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