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Giacomo Gabbuti

Giacomo Gabbuti

Romano e romanista, studente di Economia a Tor Vergata, troppo critico per essere mainstream, troppo cazzone per essere eterodosso, scrive di economia, politica, e tutte le combinazioni di queste due parole: quando vuole darsi un tono scrive di altro su 404: File not Found. Si occupa di storia economica dell'Italia unitaria e di misurazione della povertà (il legame non è difficile..), ma si guarda bene dallo scrivere su cose che ha approfondito.

 

Il premio Strega e la sinistra: dove sono tutti?

C'è stato un tempo in cui avevo tempo di leggere romanzi. Poi sono venuti la laurea, il lavoro, e soprattutto la lista Tsipras. Sì, quel movimento reale che ha svelato a una generazione di under trenta che è possibile superare uno sbarramento elettorale. Purtroppo, infatti, quello stesso movimento reale ha edotto un’altra generazione sull'esistenza di siti scrollabili, che danno l'illusione di poter scrivere documenti infiniti che allungano la vita di chi li scrive. Travolti da questo 4% carico di grafomania, da qualche mese i romanzi si impolverano sul mio comodino.

Eppure, in quel tempo lontano ero riuscito a leggere il libro che ha vinto qualche giorno fa il Premio Strega, Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo. Addirittura, ero riuscito a recensirlo con alcuni amici. Forse per questo, forse perché penso valga la pena, mi viene dunque da condividere due parole su un libro che, senza giri di parole, ho trovato inquietante e paradigmatico.

Dietro i dati sulla disoccupazione, la fine di un'epoca

Dietro la disoccupazione, la fine certificata di un’epoca. Nel leggere la rilevazione mensile dell’Istat sulla disoccupazione, il dato rilevante tra i 19 e i 24 anni non è l’aumento della disoccupazione, che pure raggiunge il livello spaventoso del 46% (fa bene ripeterlo: più del doppio che nel 1977: la prima rilevazione trimestrale, realizzata in quell’anno, fotografava il 21,7 complessivo, con un 28,3% al Sud e quasi un 26% femminile, come è possibile vedere dal datawarehouse I.stat). 

Nel Paese nel suo complesso, “nonostante” (sic!) continue riforme sul lato dell’offerta, il numero di occupati continua a calare sia in termini assoluti (-68.000 nell’ultimo mese, -181.000 rispetto all’Aprile 2013) che relativi (-0,2 e -0,3% rispettivamente), ma viene più che bilanciato nell’ultimo periodo da un’impennata degli “inattivi” (+81.000) mantenendo il dato complessivo della disoccupazione stabile ai livelli spaventevolmente elevati cui ci ha abituati, del 12,6%. Per avere un’idea in prospettiva storica di cosa questo voglia dire, è utile confrontare la serie storica realizzata dall’Istat per le celebrazioni dei 150 anni, ferma al 2010, che tuttavia adotta la rilevazione semestrale e non quella trimestrale odierna. 

[Letture corsare] Cristoforo Spinella, Pezzi di turchi

Io a Gezi simpatizzavo per i poliziotti. No, calmi, scherzavo: io a Gezi innanzitutto non c’ero. Però ecco, guardando le foto, guardando i nostri soliti, approssimativi giornalisti, trasformatisi di colpo in sommi esperti della Turchia; vedendo le prime pagine gonfiarsi facendo indigestione di quei pochi tweet scritti in inglese che arrivavano dal Bosforo, di foto che non si capiva se erano maratone o cortei, istintivamente trovavo complesso immedesimarmi nei manifestanti che si ergevano a barricata per difendere gli alberi del parco dalla speculazione edilizia.

Winner Taco sì, coglioni no, valore boh

La notizia del giorno, più dei balletti tra Renzi e Letta, è indubitabilmente questa. No, non è sbagliato il link. In questi giorni, sulle nostre bacheche facebook si è parlato – incredibile a dirsi – di qualcosa di realmente interessante: qualcosa che meriterebbe di finire sui libri di storia (o forse almeno di quella economica, che per chi si aggira nella parte sinistra del mondo non è poi così irrilevante). Due giovani, nel loro tempo libero, partendo da una pagina facebook e una passione d’infanzia, riescono a far cambiare le strategie di vendita - che dico: di pro-du-zio-ne di un’azienda. O meglio, del colosso mondiale del settore: la Algida.

Senti che puzza la Terra dei Fuochi: la democrazia dal basso che può unire l'Italia?

Roma, 18 ottobre scorso. Sono allo Stadio Olimpico, mi appresto a vedere la partita della settimana, quel Roma-Napoli che potrebbe proiettare la mia squadra a un impensabile fuga da capolista. La partita delle polemiche, quelle legate alla farsa del rinvio-o-non-rinvio, del “arrivano gli ultrà e sfasciano tutto con i blechbloc il 19”, dell’alimentare il clima di tensione che già è alta. Perché in fondo non capisco perché non dovrei essere teso, se c’è la disoccupazione giovanile che raggiunge i livelli di possesso palla della Roma de Luis Enrique, e Letta pare aver studiato alla scuola del minestraro Andreazzoli.

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