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Rientro dei capitali dall'estero: dal governo solo fumo negli occhi

“Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame”

(Fabrizio De André, Nella mia ora di libertà. Storia di un impiegato, 1973)

Con cadenza quasi regolare torna il dibattito sull’evasione fiscale, sui numeri che le danno sostanza e sui progetti del governo per combatterla. Con cadenza ancora più frequente, emerge invece la dicotomia delle politiche del nostro governo nel contrastare piccoli e grandi evasori.

Pochi giorni fa l’Agenzia delle Entrate ha reso noti i risultati dell’attività di contrasto, a cui prende parte anche la Guardia di Finanza, secondo cui ammonterebbero a circa 60 miliardi di euro nel solo 2013 i redditi (da lavoro e non) sottratti agli obblighi fiscali. Poiché il dato si riferisce ai riscontri dei controlli, i quali sono basati solo su un campione variabile di posizioni reddituali, siamo certi che l’entità vera dell’evasione è maggiore. Preme però notare che questi 60 miliardi escludono totalmente un altro dato sull’evasione, ovvero quello patrimoniale derivante dai capitali all’estero, ovvero la grande evasione che Banca d’Italia stima in circa 200 miliardi di euro, tout court. Questi capitali, uno stock patrimoniale, raramente sarà custodito dentro una cassaforte, quindi sicuramente reinvestito per produrre profitti anch’essi lontani dalle maglie del fisco.

Gli studenti bloccano il proliferare del numero chiuso a Torino, Roma e Bari

 

Da Torino a Roma, da Bari a Padova passando per tanti altri atenei medio-piccoli, in tanti atenei del nostro paese il sistema del numero chiuso/programmato è in continua ascesa; a pagare il prezzo più alto, sia in termini economici che in termini personali, saranno gli studenti, costretti a sborsare cifre sempre più elevate e a dover rinunciare agli studi prescelti.

 

Con Tsipras: per un'Altra Europa e una nuova sinistra

Il 2014 può essere un anno di svolta. Il governo delle piccole (ma potenti) intese sta ulteriormente impoverendo il paese, alternando il solito provincialismo fatto di inciuci, scandali e corruttele al governo tecnocratico dell’austerity. La stagione delle grandi e piccole coalizioni ha svuotato ancor di più in modo sostanziale la democrazia e le sue Istituzioni, conservando e rafforzando gli stessi assetti politici e di governance che hanno generato la crisi. Cresce in maniera preoccupante, in Italia come in altri paesi, un clima sempre più favorevole al populismo, ai nuovi nazionalismi, xenofobi e autoritari. Questo è soprattutto il frutto delle politiche degli ultimi anni, ma è anche l’esito dell’inefficacia dell’azione politica delle sinistre europee che, sul terreno del liberismo economico e della governance tecnocratica, hanno perso la sfida di costruire un’Europa realmente democratica e dei popoli.

Sinistra, democrazia e rifondazione della politica. Intervista a Luciana Castellina

Pubblichiamo l'intervista che due giovani ricercatori hanno recentemente fatto a Luciana Castellina, 83 anni, tra i fondatori del Manifesto, del PdUP e di Rifondazione Comunista, ex presidente presidente della Commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi di informazione e della Commissione per le relazioni economiche esterne del Parlamento europeo.

La povertà aumenta in Italia: se ne accorge il Paìs ma non il governo

Piero Di Filippo non si era mai preoccupato del prezzo del pesce e di tanto in tanto gli piaceva soddisfare i capricci di sua moglie. Uno di questi era quello di poter cenare in una nave-ristorante del porto di Napoli, con la musica di fondo e ammirando dal mare il Vesuvio e la città che sale ostinata ai suoi lati. Un anno e mezzo fa, il parco di divertimenti nei pressi dello Stadio San Paolo ha chiuso lasciando a casa i suoi 50 dipendenti. Tra di loro Di Filippo, che è passato dai 1800 euro guadagnati ogni mese agli 800 di sussidi. La propria famiglia, da un giorno all’altro, ha iniziato a comprare pesce congelato e a collezionare con attenzione i buoni-sconto del supermercato. Lui, sua moglie e le due figlie sono parte dell’ “esercito multitudinario dei nuovi vulnerabili”, così come li definisce Giovanni Vecchi, professore dell’Università di Tor Vergata, consulente della Banca Mondiale ed esperto di povertà e diseguaglianza.

Milano, 21 e 31 gennaio 1970: gli studenti salvarono la democrazia?

12 Dicembre 1969: dentro la Banca Nazionale dell'Agricoltura di Piazza Fontana scoppia una bomba. Sedici morti e ottanta feriti. È una strage, a due settimane dalla prima manifestazione nazionale dei metalmeccanici a Roma. L'Italia è sconvolta. Tutta la Milano democratica partecipa ai funerali delle vittime dell'attentato. Nonostante la strage sia di matrice neofascista con la complicità di apparati deviati dello Stato, la pista seguita è quella anarchica, con retate e arresti: Pietro Valpreda, ballerino anarchico, viene subito arrestato e rimarrà innocente in galera per tre anni, mentre Giuseppe Pinelli entra vivo e esce morto dalla questura di Milano. La strage di Piazza Fontana è considerata l'inizio della strategia della tensione contro le lotte studentesche e operaie e la controinformazione del movimento la chiamò “Strage di stato”.

Detenuto 'suicida' a Lucera, i dubbi della famiglia

Alberico Di Noia era detenuto per aver adescato sui social network una giovane donna, per poi minacciarla di rendere pubbliche alcune foto che gli aveva inviato, se non si fosse resa accondiscendente rispetto alla soddisfazione di prestazioni sessuali. La giovane aveva denunciato tutto alle forze dell'ordine e il maldestro tentativo di fuga dell'uomo aveva complicato la sua situazione. I fatti risalgono al marzo 2012 e a febbraio – si apprende in queste ore – era prevista un'udienza per decidere se affidare il detenuto ai servizi sociali. Ma l'uomo si è suicidato qualche giorno fa nel carcere di Lucera.

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