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Messico, dopo l'arresto di “El Chapo”, boss internazionale del narcotraffico

In Messico, fino a qualche giorno fa, la taglia messa sulla sua testa valeva 30 milioni di pesos. Una cifra enorme per “El Chapo”, cinquantasei anni, re dei narcos messicani, che dopo l’uccisione di Osama Bin Laden era diventato il ricercato più pericoloso per le polizie di tutto il mondo. Nella notte tra il 21 e il 22 febbraio, un’operazione congiunta di militari e forze speciali lo ha arrestato in un lussuoso resort a Mazatlán, nello stato di Sinaloa, nell’ovest del Messico. Sulle sue tracce le agenzie investigative di tutto il continente erano in azione da diversi anni e quello degli scorsi giorni può reputarsi un colpo storico. Ma dietro la cattura di “El Chapo”, non un uomo qualunque a capo di un cartello tra i più potenti e spietati, resistono le ombre di un sistema dai mille tentacoli, in un paese devastato dalla violenza legata al narcotraffico.

Caso Aldrovandi, nuova provocazione dei sindacati di polizia

Il 15 febbraio scorso, circa 3mila persone hanno sfilato a Ferrara dietro lo striscione "#vialadivisa" per condividere la battaglia della famiglia di Federico Aldrovandi, il giovane morto la notte del 25 settembre 2005 nella cittadina emiliana, a causa delle lesioni causate da quattro poliziotti. La richiesta dei manifestanti, tra i quali c'erano due simboli della ricerca della verità in morti sospette in cui sono coinvolte le forze dell'ordine, Ilaria Cucchi e Lucia Uva, può essere riassunta nell'appello di Lino Aldrovandi, padre del giovane ucciso e ispettore di polizia municipale: "Non credo sia una richiesta così incredibile volere che chi commette atti così aberranti non possa più indossare una divisa". La risposta provocatoria del sindacato di polizia Sap non si è fatta attendere e qualche giorno dopo, il segretario nazionale Gianni Tonelli si è recato a Ferrara per incontrare i quattro agenti e lanciare l'iniziativa #vialamenzogna.

Risiko della geopolitica o orientalismo della protesta? Contro una dicotomia assurda

La politica estera è uno degli ambiti in cui si manifesta maggiormente la crisi della sinistra europea. Ben prima del tracollo elettorale si è evidenziata nella nostra parte una difficoltà nell'analizzare movimenti, crisi e manovre egemoniche sia dentro che fuori del continente. La crisi ucraina – come già prima quelle balcaniche, iraniana, libica, siriana - per l'ennesima volta evidenzia una tensione che possiamo ridurre così: ad un estremo vi sono coloro i quali a fronte di governi diversi dalle democrazie liberali occidentali tendono a schierarsi totalmente con le opposizioni, prescindendo quindi da analisi sulla composizione di classe, politica e sui sostegni esterni a tali gruppi; in questo senso tutto si riduce a uno scontro tra la dittatura e le masse in cerca di libertà. Dall'altro, invece, chi ignora le condizioni di vita dei popoli nei paesi in cui esplode una rivolta armata e le responsabilità politiche dei governi autoritari e corrotti. La rivolta è vista solo in chiave geopolitica: i popoli sono solo pedine di un grande gioco manovrate dall'esterno; tali espressioni di lotta andrebbero rigettate se esplose in paesi  tendenti a limitare l'egemonia statunitense, e chiunque contesta governi che hanno cattivi rapporti con gli Usa è, automaticamente, un fantoccio della Cia.

Espulsioni a 5 stelle, ipotesi su una vittoria dei 'No'

 Il caso dei quattro senatori del Movimento 5 Stelle che rischiano di essere estromessi dal gruppo, dopo un comunicato congiunto in cui criticavano il modus operandi di Beppe Grillo nelle consultazioni con Matteo Renzi, potrebbe risultare un boomerang per i pentastellati sia in caso di vittoria dei 'Sì' – nel referendum online promosso sul blog del portavoce nazionale – ma anche e soprattutto qualora vincessero i 'No'. Ipotesi che non appare improbabile visto il risultato a sorpresa di due tra gli ultimi quesiti online proposti da Grillo: quello sul reato di clandestinità e quella sulla decisione di partecipare alle consultazioni con Renzi.

Caso Fonderie Pisano tra ambiente e salute: l’aria che tira nella Valle dell’Irno

C’è una Valle in pericolo, ma non si costruisce la Tav; siamo al Sud e i balconi sono neri per le polveri depositate, ma non siamo nei pressi dell’Ilva; siamo in Campania e la salute è precaria, ma non stiamo parlando della Terra dei Fuochi. Quella che vogliamo raccontarvi è un’altra storia. Siamo a Salerno, dove si apre un nuovo capitolo della lotta “Stop al Biocidio”. Il comitato “Salute e Vita” si batte per la delocalizzazione delle Fonderie Pisano, industria metalmeccanica altamente inquinante, che blocca la riqualificazione urbanistica della ex zona industriale nella Valle dell’Irno. 

La storia – Non sono molti a sapere che Salerno nell’800 era un ricco polo industriale tale da essere definita la “Manchester delle Due Sicilie”. Al momento dell’Unità d’Italia, Salerno contava 10 mila operai mentre Torino, la futura “città operaia”, appena 4 mila. Nei primi anni dell’800 nell’odierna Baronissi c’era un piccolo centro artigianale di lavorazione della ghisa e del bronzo, che oggi è diventato una delle imprese leader del comparto metalmeccanico con 150 lavoratori attivi e 80 milioni di euro di fatturato annuale. 

 

La differenza tra sinistra e destra? C’è, ed è macro

In un documento pubblicato dal quotidiano Europa il 12 febbraio scorso, dal titolo “L’Europa per davvero”, tre proposte concrete, cinque giovani economisti chiedono al PD (e al Partito Socialista Europeo, PSE) di dimostrare che “L’Europa c’è, ed è nostra. Per davvero”, attraverso azioni che mostrino “ai cittadini i vantaggi concreti di un’Europa più unita”. Secondo gli autori, “l’Europa deve cambiare volto, deve trasformarsi in un’Europa che garantisca i diritti sociali dei cittadini, assicuri una strategia di crescita economica innovativa capace di offrire nuove opportunità di lavoro ai giovani italiani”. Per farlo, gli autori indicano tre proposte:

  1. "realizzare un sistema europeo di tutela del reddito in caso di disoccupazione;"
  2. "far ripartire l’accesso al credito per le Pmi e superare i vincoli di bilancio attraverso i finanziamenti europei per infrastrutture e formazione;"
  3. "rilanciare la politica estera europea, cominciando da una maggiore integrazione in due settori chiave: energia e difesa."

Le intenzioni del documento sono nobili, per molti versi comuni a quelle di chi, come chi scrive, parteciperà il 2 marzo a Roma all’incontro di ACT! – agire, costruire, trasformare, nella convinzione di dover dare un volto diverso all’Europa. Anche età e professione sono le stesse. Verrebbe allora naturale, in tempi in cui ci si pretende chiamati al conflitto generazionale come unica via per innovare e riconquistarsi il diritto alle briciole, provare a fare le larghe intese dei gggiovani, per costruire sponde che mettano alle strette la “vecchia” politica sulla base di proposte ragionevoli.

Le università perdono 78mila immatricolati in dieci anni. La denuncia di Link

Riceviamo da Link-Coordinamento Universitario e pubblichiamo.

78.000 immatricolati in meno negli ultimi dieci anni. È questo l’ennesimo “bollettino di guerra” che giunge dalle stanze del Ministero dell’Istruzione. 

Un primo allarme era stato lanciato lo scorso anno dal CUN, ma i dati odierni diffusi dal MIUR tracciano un quadro ancor più desolante. Il numero dei diplomati nelle scuole italiane rimane costante, ma circa un quarto degli studenti non si iscrive più all'università.

Approda alla Commissione Europea l'ICE sull'acqua: è la prima in assoluto

Foto di una giornata storica: la prima Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) nella storia europea a giungere sul tavolo della Commissione è quella “sull’acqua come diritto umano” e contro la liberalizzazione dei servizi idrici, con quasi 2 milioni di firme raccolte in 27 stati membri. Un’ICE che racchiude il senso dell’altra Europa che vogliamo, ossia l’Europa del primato dei diritti di tutti sui profitti di pochi.

All’incontro di tre ore a porte chiuse con la Commissione Europea (alla presenza di 11 direttori generali) è seguita un’audizione pubblica al Parlamento Europeo durata fino a sera: 400 persone fra parlamentari, attivisti dei beni comuni e funzionari della Commissione e del Parlamento.

L'Altra UE c'è già!

 

Foto di una “giornata storica”: la prima Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) nella storia europea a giungere sul tavolo della Commissione è quella “sull’acqua come diritto umano” e contro la liberalizzazione dei servizi idrici, con quasi 2 milioni di firme raccolte in 27 stati membri. Un’ICE che racchiude il senso dell’altra Europa che vogliamo, ossia l’Europa del primato dei diritti di tutti sui profitti di pochi

All’incontro di tre ore a porte chiuse con la Commissione Europea (alla presenza di 11 direttori generali) è seguita un’audizione pubblica al Parlamento Europeo durata fino a sera: 400 persone fra parlamentari, attivisti dei beni comuni e funzionari della Commissione e del Parlamento.

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All’incontro di tre ore a porte chiuse con la Commissione Europea (alla presenza di 11 direttori generali) è seguita un’audizione pubblica al Parlamento Europeo durata fino a sera: 400 persone fra parlamentari, attivisti dei beni comuni e funzionari della Commissione e del Parlamento.

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