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Due sinistre, un editoriale Piccolo Piccolo

Due sinistre, un editoriale Piccolo Piccolo

Sul Corriere della Sera di oggi Francesco Piccolo, autore de "il desiderio di essere come tutti" scrive il proprio contributo alla strategia renziana della polarizzazione a sinistra.

Per Renzi la vita è un susseguirsi di scontri, è così che alimenta il proprio consenso. Dopo gli attacchi ai professoroni, ai gufi e alle regioni, il premier è tornato al suo primo amore: la rottamazione della "vecchia sinistra", una strategia che di fatto punta a spazzare via la sinistra tutta, senza troppe distinzioni tra vecchi e nuovi.

Piccolo scrive un articolo duro, condiviso, esaltato dai più convinti sostenitori di Renzi. Tra le sue righe oltre a un cantilenante e improprio uso del termine "reazionario" emerge il più banale richiamo al "fare le riforme", al non rimanere fermi, immobili, come in passato.

Piccolo dice, in sostanza, che bisogna sostenere chi fa riforme, anche qualora queste siano insufficienti, perché è comunque meglio dei reazionari e di coloro che ci hanno lasciato nella palude. Ma insufficienti rispetto a quali obiettivi? Davvero il verso del cambiamento non conta? Davvero si crede che le riforme fatte in questi anni non abbiano contribuito ad affondare questo paese?

Scrive Piccolo: "la sinistra italiana degli ultimi venti, anzi trenta anni, è stata reazionaria e ha inseguito il mito della purezza, e cioè degli ideali da difendere senza nessuno sconto."

L'autore, vincitore del premio Strega, evidentemente punta a qualche riconoscimento nell'ambito della letteratura fantascientifica. Non si spiega altrimenti il perché di questo breve racconto di fantasia. A leggere l'articolo sembra che il PCI sia stato sostanzialmente sciolto ieri e che al fianco del suo apparato storico sia rimasto in piedi un bagaglio culturale e politico sovietico e rivoluzionario.

Di che purezza ideologica parla Piccolo? 

Il centro sinistra italiano ha forse difeso la purezza delle proprie idee entrando in guerra in Kosovo? O quando ha varato il pacchetto Treu che ha per primo precarizzato il mercato del lavoro? Non è un indubbio esempio di purezza la legge sulla parità scolastica per le scuole private? O forse difendevano gli ideali della sinistra mentre votavano il pareggio di bilancio in costituzione?

L'azione di governo è fondata sulle bufale e sugli annunci, allo stesso modo anche la dialettica politica si deve fondare su panzane senza fondamento.

Non a caso, intervenendo nella direzione PD, un sarcastico Massimo D'Alema non ha attaccato Renzi per le sue scelte iperliberiste, non lo ha contestato da sinistra, ha invece rivendicato di aver fatto prima di lui la svolta liberista. "L'articolo 18 lo abbiamo già smantellato noi" diceva sorridendo sotto i baffi. Era ed è uno scontro a destra, nell'eterna rincorsa "verso il centro".

Ma i voti al centro non esistono, esistono i voti di destra, e a quelli punta Matteo Renzi.

Diciamo la verità: lo scontro nel PD non è tra due sinistre, non è tra una sinistra innovatrice e una vecchia - È uno scontro, interno a un partito con una tradizione di centro sinistra, tra due apparati che, occupando lo spazio politico di una socialdemocrazia da tempo tradita, garantiscono continuità nelle politiche liberiste.
Da un lato gli ex diesse, che hanno trascorso gli anni novanta con l'ossessione di negare il proprio passato comunista, dall'altro i rampanti dirigenti della Leopolda, ben più sfacciati nel rivendicare la propria aderenza al modello neoliberista, hanno scelto di cavalcare le onde del senso comune, da alfieri del nuovo mondo e delle politiche all'altezza dei tempi. Poco importa se il mondo nuovo è una merda.

Se è vero che Renzi ha bisogno di una vecchia sinistra da attaccare per poter presentare se stesso come la nuova sinistra, l'unico modo per smascherare questo inganno è costruirla davvero questa nuova sinistra, aperta, di massa, radicalmente alternativa non solo a Renzi, ma alle politiche economiche e sociali che hanno distrutto il nostro paese e su cui il premier innovatore, garantendo la continuità di tali scelte, si dimostra essere il più classico dei conservatori.

È una sfida grande, ma che si svolge in un dibattito politico piccolo piccolo.

 

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