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Yvan Sagnet e la rivoluzione dei “pummarò”

yvan sagnetYvan Sagnet è un ragazzo camerunense innamorato dall'Italia dai tempi delle “notti magiche” cantate da Bennato e Nannini, in cui la sua Nazionale, grazie ai gol del “vecchio” capitano Roger Milla, raggiunse i quarti di finale. Era l'estate del 1990.

Inizia così Ama il tuo sogno (Fandango Libri), il diario di Yvan Sagnet, giunto in Italia dall'Africa equatoriale per studiare Ingegneria al Politecnico di Torino e costretto dalla necessità di mantenersi negli studi a cercare dei lavori part time.

Una storia semplice, comune, quella di Yvan, se il suo destino non si fosse incrociato, quasi fortuitamente con quello dei tanti “pummarò”, i giovani africani che ogni estate giungono in massa nei campi di pomodori ed angurie del Sud Italia per poter guadagnare qualche decina di euro al giorno, e dei loro sfruttatori, i “caporali”. Nell’estate del 2011, il giovane camerunense arriva a Nardò, in provincia di Lecce, e si stanzia alla masseria Boncuri, dove si concentrano i raccoglitori di pomodori che ogni mattina vengono poi portati nei campi da quelli che Yvan scoprirà non sono altro che sfruttatori, molto spesso anche loro di origini africane. Il ragazzo scoprirà l'assuefazione a certi metodi da parte dei suoi colleghi di lavoro e vivrà anche lui quell'assuefazione, fino al giorno in cui lui e molti altri sceglieranno di ribellarsi.

Racconta Yvan: “A ripensarci adesso credo  che in quei giorni di raccolta, prima che cominciasse lo sciopero, fossi entrato nell'ottica alienata di chi è abituato a lavorare in questo modo da sempre. È sorprendente quanto poco tempo ci voglia; è sorprendente come l'essere umano sia in grado per la sopravvivenza a piegarsi a qualsiasi condizione di vita”.

Quando i lavoratori non ci staranno più, la loro lotta, il loro sciopero, i loro blocchi del traffico avranno una eco mediatica molto ampia, che li farà illudere rispetto ad una probabile vittoria finale Ma al di là dell'illusione e delle successive minacce di morte ricevute da Yvan Sagnet, resta un fatto: un ragazzo camerunense di 26 anni, nell'estate del 2011, ha sfidato il caporalato come mai nessuno aveva osato fare, costringendo l'Italia intera ad aprire gli occhi sull'esistenza di metodi schiavistici nel nostro Paese e, cosa molto importante, la magistratura ad aprire un'inchiesta su quelle che sono le modalità di reclutamento della manodopera agricola nel Mezzogiorno.

 

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