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Rifugiati e abbandonati. La denuncia dal centro di accoglienza dell’Anguillara

Rifugiati e abbandonati. La denuncia dal centro di accoglienza dell’Anguillara

Questa mattina di fronte la stazione Termini a Roma un gruppo di migranti eritrei e somali, in buona parte donne e bambini, ha bloccato il traffico in via Giolitti per denunciare le gravissime condizioni in cui versano nel centro di accoglienza dell’Anguillara dove sono stati trasferiti in attesa di vedere riconosciuto il loro status di rifugiati. “Respect our dignity” si legge nei cartelloni e nei volantini che hanno distribuito ai passanti: una dignità violata dai tempi lunghi delle istituzioni che dovrebbero garantire, secondo quanto previsto da trattati internazionali, la tutela dei rifugiati di guerra e che per almeno un anno terranno intere famiglie ospitate, ma di fatto imprigionate, in centri di accoglienza. Un anno in cui non potranno cercare lavoro, ricongiungersi a parenti in altre parti di Italia o d’Europa, vedendo di fatto sospesi quei diritti fondamentali proprio in nome del loro futuro riconoscimento come profughi dai teatri di una guerra civile che in Somalia è ancora in corso dal ’91, come il ventennale conflitto tra Eritrea ed Etiopia.    

Circa un mese fa, dopo essere stati ospitati a Tivoli, questi rifugiati sono stati trasferiti in un altro centro, una ex-fattoria nelle campagne dell’Anguillara. Un centro lontanissimo dal paese più vicino e da Roma, con la fermata dell’autobus a 30 minuti a piedi: un estremo isolamento rende impossibile ogni forma di inclusione sociale e impedisce ai bambini di andare a scuola. I migranti denunciano le condizioni degradanti cui la cooperativa che gestisce il centro li costringe: senza riscaldamento in questi mesi invernali, senza un’adeguata assistenza medica, senza un mediatore culturale né un interprete. Solo pochi di loro parlano un inglese stentato e farsi comprendere non è facile anche per noi che abbiamo provato a rivolgergli alcune domande. Ma non era davvero difficile immaginare cosa li avesse spinti a quel sit-in, attirando i commenti più rapidi e razzisti dei passeggeri degli autobus costretti a questa fermata prolungata. 

 Il Corsaro continuerà a seguire la vicenda di queste famiglie di rifugiati “dimenticati”, cercando di fare luce sulle condizioni in cui versa il centro di accoglienza dell’Anguillara e sulle responsabilità della cooperativa protagonista di questa cronaca di ordinario razzismo. 

Foto di DinamoPress

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