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Trans, povera, prostituta, immigrata: Sylvia libera tutt*

Lo Stonewall inn, a New York, era un localaccio nel Greenwich Village. Un sotterraneo, con 2 dance floor, dove mancavano la licenza per vendere alcol, che naturalmente scorreva a fiumi, le uscite di sicurezza e un sacco di altre cose. Non poteva essere che così, il teatro dello scontro che avrebbe cambiato la storia del movimento glbtqi nel mondo.

Mancavano molte cose ma, a Stonewall, non mancavano gay, lesbiche, drag queen e una svarigata umanità che sapeva soltanto di non poter, e voler, aderire alla eteronomalità.

 

Così nella notte fra il 27 e il 28 giugno del 69 la polizia decise di compiere l'ennesimo raid contro quel locale, quella “banda di froci alcolizzati”. I raid erano frequenti e tutti/e sapevano che quando i muri neri dello Stonewall Inn si illuminavano con le luci normali stava arrivando la polizia.

Così, una volta dentro, le forze dell'ordine cominciarono a sequestrare birre e persone, ma tutti si accorsero che qualcosa di diverso stava accadendo.

E fu un tacco a spillo, racconta la leggenda, di una giovane trans portoricana, ribelle, sottoproletaria e prostituta, Sylvia Rivera, ad iniziare lo scontro a cui tutt* devono molto. Era l'esasperazione di una comunità intera che trovava in quel tacco a spillo lanciato in faccia ad un poliziotto una nuova via di fuga. Una prospettiva di lotta e di orgoglio, come il black power, così si alzò un urlo “gay power” e la rissa, velocemente si estese in una grande battaglia, dall'1.20 alle 4 di notte. Quando i primi poliziotti si accorsero che le cose non andavano per il verso giusto chiamarono rinforzi, ma la folla che progressivamente si accalcò intorno allo Stonewall Inn gli impedì di entrare.

Così un anno dopo, il 28 giugno del 1970, a New York, a Los Angeles, a Chicago, in ricordo di quello scontro e di quella scintilla si tennero i primi gay pride.

Era l'orgoglio il nuovo senso del movimento. Fino ad allora i gruppi di attivisti di definivano “omofili” avevano nomi criptati e un profondo senso di colpa interiorizzato. Stonewall tolse per sempre quell'espressione triste dalle facce delle persone glbtqi e ci mise un sorriso sprezzante nei confronti del pregiudizio e dell'omofobia. Il sorriso di chi è orgoglioso di essere diverso.

Così, a distanza di più di quarantanni, quello che qualcuno definisce una carnevalata è una risposta di festa, un prendersi gioco dei pregiudizi e dell'imaginario eteronormale. Un tacco a spillo che rompe lo schermo di un film che non racconta più la realtà.

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